Bruno Bertini : intervento su problema del Pronto Soccorso

In questi giorni forzatamente “oziosi” mi capita più spesso di frequentare i social. Strumento essenzialmente da “cazzeggio”, ma dove, ogni tanto, c’è qualcuno che affronta anche argomenti seri. Mi riferisco al problema, sollevato da alcuni tuderti, del Pronto Soccorso della Media Valle del Tevere che è stato chiuso a seguito dell’emergenza.
Per carità, non è il momento di fare polemiche, anzi. Non possiamo che apprezzare e per questo ringraziare quanti stanno impegnadosi per aiutarci a superare questo difficile momento. Non li cito, tanto li conosciamo tutti. Capisco che l’emergenza impone sacrifici, capisco i nuovi amministratori regionali che sicuramente ancora non hanno avuto il tempo di mettere a punto un piano per la necessaria revisione del sistema sanitario regionale, capisco i sindaci che con altruismo, contrariamente ad altri, non si sono messi di traverso alla decisione presa.
Ma capisco anche i tuderti preoccupati di aver perso, temo per molto tempo, quel pronto soccorso e quei servizi che dovevano dare risposte ai quasi sessantamila utenti della Media Valle del Tevere. Utenti che dovranno, in caso di necessità, rivolgersi alle altre strutture ospedaliere umbre, aggiungendo disagio ai disagi di questo periodo.
Il buon senso mi porterebbe a dire che forse non è stata fatta la scelta migliore, ma non ho competenza in materia e quindi mi taccio, anche perchè ormai tanto è. Ma il solito buon senso mi porterebbe a pensare che l’emergenza che stiamo vivendo, non si risolverà a Pasqua, ma si trascinerà ancora per molto. Qualche virologo ha paventato il pericolo di una nuova proliferazione nel prossimo autunno. Semplificando direi che significa doverci convivere fino a quando non si troverà una risposta farmacologica efficace.
Ed allora devo dire che non mi è sembrata peregrina la proposta avanzata, con spirito collaborativo, negli ultimi giorni. Gli spazi nell’ex nosocomio tuderte ci sono, spostare dei macchinari credo non sia impossibile, mi dicono che si potrebbe utilizzare il personale medico della chirurgia attualmente non impiegato per l’emergenza coronavirus. Se così è, perchè no?
Quale è il problema che io, come tanti altri, non riesciamo a vedere? Ringrazio, pronto a ricredermi, se qualcuno più competente o informato di me, vorrà spiegarmi.

REDDITO DI QUARANTENA, LETTERA APERTA DI ATTILIO GAMBACORTA (UMBRIALEFT)

Appello dell’associazione culturale umbra per misure a sostegno delle fasce più deboli

Questa pandemia cambierà il nostro vivere quotidiano, paradigmi consolidati, status quo inossidabili. Viene messo in discussione, in maniera forte e radicale, il sistema capitalistico; si evidenzia un bisogno di solidarietà, giustizia sociale e uguaglianza che le teorie liberiste non possono in alcun modo soddisfare. Cadono, uno dietro l’altro, tutti i tabù che fino a ieri rappresentavano i pilastri del mondo globalizzato. Il debito pubblico non è più un problema, ma una risorsa; scompare il pareggio di bilancio e con esso il fiscal compact; nove stati della Comunità europea, tra le quali Italia, Francia e Spagna, combattono per i corona bond che altro non sarebbero che un debito pubblico dell’Unione; si pensa alla rinegoziazione dei debiti sovrani (nel 2015 queste posizioni erano sostenute, in un colpevole silenzio, solo dalla Grecia di Tsipras); ieri il Governo ha approvato una manovra aggiuntiva di 4,3 miliardi di euro destinati ai Comuni per sostenere i cittadini più bisognosi che non riescono ad approvvigionarsi di beni essenziali per soddisfare bisogni primari. Situazioni impensabili fino a venti giorni fa, dove il debito pubblico era un fardello e una vergogna, le politiche di austerità un dogma.

La sinistra radicale ha sempre sostenuto la necessità di superare politiche economiche restrittive e che ci fosse la necessità, invece, di adottare politiche redistributive per combattere la crescente ingiustizia sociale, la povertà dilagante. Era chiaro e solo chi, cinicamente o stupidamente, non voleva vedere non vedeva.

La chiusura forzata di quasi tutte le attività economiche a tempo indefinito, il conseguente crollo verticale del Pil, hanno messo in evidenza, in maniera disarmante, le debolezze di un sistema economico e sociale che si reggeva solo sull’arroganza e sul ricatto della povertà. Il liberismo ha mostrato inequivocabilmente la sua debolezza e ora, come già si legge sui social, il suo pericolo più grande è quello che esso stesso voglia salvare sé stesso. In questo senso vanno interpretate le dichiarazioni di Mario Draghi relative alla necessità di andare illimitatamente in deroga con il deficit per fronteggiare questa tragedia economica.

Ma un altro tabù sta per essere sconfessato: le partite Iva. Sono lavoratori e commercianti, senza diritti, senza tutele sociali, che vanno ad incrementare l’esercito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei tanti giovani che lottano la vita e il futuro. Tutti quanti rappresentano la working class contemporanea e fra una partita Iva, un piccolo commerciante che dedica tutta la sua giornata alla propria attività, e un operaio che vende il proprio lavoro, non c’è alcuna differenza. Entrambi sono le vittime designate da questa globalizzazione   liberista, sfruttati dalle grandi holding che egemonizzano, culturalmente ed economicamente, il sistema mondiale.

Ma la sinistra, questa volta, non può farsi rubare le parole, parafrasando una bellissima poesia di Bertolt Brecht. Troppo spesso questo è accaduto. Non può essere la destra sovranista e xenofoba a mostrarsi con il volto dell’innocenza: chi ha votato i trattati europei, le leggi della precarietà, il pareggio di bilancio, il fiscal compact? Chi ha governato fino a ieri? Che cosa diceva della Grecia? Chi ha svenduto e smantellato il sistema sanitario nazionale? Chi ha favorito la grande distribuzione e i grandi centri commerciali, le concentrazioni bancarie, l’egemonia finanziaria?

Devo dire che in questi ultimi trent’anni non ci sia stata tanta differenza fra centro sinistra (presentato, coscientemente e maliziosamente, da tutti i mass media all’opinione pubblica come sinistra) e centro destra. Entrambi hanno governato avendo lo stesso paradigma: l’interesse dei più forti.

Per questo è importante rilanciare le nostre proposte. A proposito, quella del reddito di quarantena, sostenuta da Stefano Vinti, mi sembra un’idea che va nella direzione che prima illustravo: garantire a tutti i cittadini che hanno perso, in parte e tutto, il proprio salario, una cassa integrazione, calcolata sul massimale dell’attuale reddito di cittadinanza: 780 euro subito, a testa, da integrare al bonus dei 600 euro previsti per le partite Iva.

La situazione è in movimento, calano i positivi al coronavirus, ma siamo ancora dentro a una terribile emergenza sanitaria e se vogliamo che, una volta usciti, non si riviva, dovremo fare tutti il contrario di quello che abbiamo sostenuto fino ad oggi.

Il mondo è cambiato questo cambiamento spero sia nel segno della giustizia sociale, dell’uguaglianza e della democrazia. Quest’ultima sempre mortificata, anche da questi Dpcm pur doverosi per l’urgenza e il bisogno, ma che possono costituire dei pericolosi precedenti se non si inquadrano seriamente in un periodo di drammatica eccezionalità. E non dimentichiamo il prossimo referendum costituzionale. Vero assalto alla centralità del Parlamento.

 

Attilio Gambacorta

Associazione culturale Umbrialeft

Intervento di Adriano Ruspolini,ViceSindaco di Todi

 

L’epocale emergenza che stiamo vivendo sta mettendo in luce quanto sia drammaticamente attuale la necessità di ripensare profondamente la sanità italiana e conseguentemente quella umbra che ha dimostrato tutte le sue fragilità frutto di anni di mancata programmazione, sprechi e duplicazioni di servizi a danno della qualità e dell’efficienza dello stesso servizio pubblico.

Troppo spesso fiumi di denaro sono stati dispersi in mille rivoli a discapito dell’aggiornamento tecnologico, degli investimenti in ricerca e della formazione del nostro più grande capitale, che è il personale sanitario, nostra vera eccellenza che tutto il mondo ci invidia.

Troppo spesso i nostri migliori giovani sono stati costretti a cercare nel mondo opportunità e riconoscimento professionale, perché in patria sarebbero stati costretti ad un lungo precariato, professionalmente umiliante.

La gara di solidarietà che ha portato oggi, singoli cittadini, piccole e grandi imprese, associazioni a raccogliere fondi per donare strumenti e macchinari da mettere a disposizione dei nostri ospedali e soprattutto Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), ha crudamente messo a nudo tutte le carenze da noi storicamente denunciate.

Occorre certamente già oggi, in piena emergenza, che la politica dia segni concreti e tangibili di cambiamento. Occorre dare ai nostri cittadini la percezione, che può essere credibile solo se corredata dai fatti, che qualcosa stia cambiando e che nulla sarà più come prima.

Queste riflessioni ci hanno stimolato ad analizzare l’organizzazione sanitaria della nostra Regione e da questo esame stileremo una serie di proposte concrete che sottoporremo all’Assessore Coletto e che possano contribuire a razionalizzare i costi del servizio sanitario e liberare risorse per investimenti non più procrastinabili.

Un primo concreto segnale potrebbe scaturire, a nostro avviso, dall’immediata abolizione delle

AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali). Servizio istituito con D.G.R.U. n. 903 del 01/07/2018 e DDG n. 1776 del 29/12/2017 e, crediamo, sconosciuto alla maggior parte dei cittadini.

Tale servizio si propone di garantire una “continuità” assistenziale dalle ore 12.00-16.00 dal lunedì al venerdì e dalle ore 08.00-14.00 il sabato e altri prefestivi a cura dei medici di base (su base volontaria) o di altri professionisti appositamente incaricati.  Questo per garantire una presenza continuativa per: “visite mediche, prestazioni diagnostiche semplici, medicazioni, terapie iniettive, prescrizioni di farmaci, visite specialistiche, esami strumentali e certificazioni”.

Così come descritto il servizio suscita da subito diverse perplessità:

Anzitutto il rapporto medico di base paziente è basto sulla profonda conoscenza della storia clinica dell’assistito e non si vede come, per visite o prestazioni diagnostiche di base, un cittadino dovrebbe rivolgersi ad un medico terzo.  I medici di base garantiscono già presenza giornaliera e ampia copertura di tali esigenze. Il resto della giornata, al di là di questo breve lasso di tempo, è comunque coperto dalla presenza del servizio di guardia medica. Se poi vogliamo prendere in esame il momento storico che stiamo vivendo, la cosa appare ancora più paradossale in quanto ogni prestazione prescrizionale e non solo avviene esclusivamente via telefono.

In teoria la fascia di funzionamento del servizio (12.00-16.00) è quella in cui i medici devono osservare il riposo per il recupero psicofisico. Perché pertanto indurre (pur se l’adesione alle AFT sia su base volontaria) i medici a lavorare in orario destinato al riposo ed al recupero?

In sostanza il servizio descritto ci sembra una sostanzialmente un inutile sovrapposizione funzionale che, con l’apparente intento di garantire la totale copertura della giornata, di fatto comporta una organizzazione dispendiosa (presenza di coordinatori, infermieri, spazi e strutture dedicate)  sconosciutaalla maggior parte della cittadinanza e dall’utilità tutta da dimostrare.

Considerando che la sola provincia di Perugia conta ben  21 AFT,  è facilmente intuitivo come la soppressione del servizio possa determinare un risparmio, pur da verificare, di diverse decine se non centinaia di migliaia di euro.

Consideriamo questa proposta un primo piccolo, ma significativo gesto, per far comprendere agli umbri che da oggi in poi ogni euro delle tasse investito in sanità pubblica sarà destinato esclusivamente a rendere eccellente il servizio sanitario per i cittadini, ed a far lavorare il personale medico e paramedico in sicurezza.

 

 

QUASI 110.000 EURO AL COMUNE DI TODI DAL GOVERNO, PER LA SOLIDARIETÀ ALIMENTARE. ORA INDIVIDUARE CELERMENTE LA PLATEA DEI BENEFICIARI DI QUESTA MISURA.

 

Il Governo (ordinanza n. 59 della Protezione Civile del 29 Marzo) ha stanziato da subito 400 milioni di euro per far fronte alla crisi economica che tanti cittadini stanno vivendo a seguito dell’emergenza Coronavirus. Si tratta di risorse destinate a misure di SOLIDARIETÀ ALIMENTARE, dunque per aiutare le persone nell’acquisto di ALIMENTI e BENI DI PRIMA NECESSITÀ.

Al Comune di Todi arriveranno quasi centodiecimila euro (108.224,27 per l’esattezza). Un cifra importante (certamente non risolutiva, ma un primo passo nella direzione giusta) che verrà distribuita alle famiglie più bisognose, agli anziani e alle persone in difficoltà, attraverso buoni spesa o direttamente attraverso l’acquisizione di generi alimentari e di prima necessità che verranno poi distribuiti ai soggetti in questione.

Visto che si tratta di risorse disponibili da subito, sollecitiamo l’Amministrazione Comunale, che può contare sull’ottimo Ufficio dei Servizi Sociali, ad individuare celermente la platea dei beneficiari tra quelli in stato di bisogno e più esposti all’emergenza economica derivante dal Coronvirus, con priorità per i soggetti e per i nuclei familiari non già assegnatari di sostegno pubblico.

Anche in questo frangente, offriamo all’amministrazione comunale la nostra collaborazione per il bene comune.

Forza Todi, restiamo uniti.

Manuel Valentini-Consigliere Comunale-Capogruppo Pd

QUATTRO PROPOSTE DEL PD: CABINA DI REGIA COMUNALE, SOSPENSIONE TARI E CANONI DI LOCAZIONE PER LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE E RIATTIVAZIONE DEL PRONTO SOCCORSO.

 

Il nuovo DPCM firmato ieri dal Presidente del Consiglio dispone l’erogazione immediata ai Comuni, in anticipo sulla scadenza di maggio, del fondo di solidarietà comunale,  di 4,3 miliardi di euro, pari al 66% dello stanziamento annuale. Lo stesso fondo viene integrato con 400 milioni di euro che, con ordinanza della protezione civile, verranno messi a disposizione dei Comuni. Attraverso l’azione integrata di servizi sociali, associazioni di volontariato e di categoria, questi fondi saranno destinati a persone e famiglie in grave difficoltà, per soddisfare bisogni alimentari o di medicinali. Il provvedimento è stato elaborato in accordo con l’Associazione Nazionale dei Comuni. I Sindaci sono in prima linea nel cogliere le necessità delle loro concittadini, quindi sono, in questo momento, gli interlocutori principali del governo e portano la responsabilità di attuare misure che facciano sentire la vicinanza e la sollecitudine delle istituzioni alle comunità.  E’ necessario, fin da ora, costruire le condizioni per garantire, anche a livello locale, la coesione sociale e la solidarietà civile e istituzionale che saranno necessarie, per organizzare la ripartenza, non appena sarà possibile.

Rinnoviamo dunque la nostra disponibilità al Sindaco di Todi a lavorare di concerto con la giunta per il bene comune della città.  Siamo tutti consapevoli che le misure prese da governo e regioni per contrastare e contenere la diffusione dell’epidemia hanno ed avranno  gravi conseguenze sul piano  sociale ed economico.  E’ indispensabile che chi guida le istituzioni oggi sia disponibile ad ascoltare e valutare le proposte che vengono da tutte le forze politiche e dalle parti sociali (imprese, sindacati, associazioni di volontariato e rappresentanti del commercio, dell’artigianato e dei servizi) per i provvedimenti da prendere.
Ad oggi, però, al di là di una formale disponibilità all’incontro, rinviato, peraltro, a dopo le festività pasquali, non abbiamo ancora ricevuto risposta alla nota che abbiamo inviato, ormai più di dieci giorni fa, al Sindaco Ruggiano,  che conteneva proposte sulle iniziative che secondo noi sarebbe opportuno avviare,  per fronteggiare le gravi difficoltà che incontrano famiglie e attività produttive  del territorio (realtà queste che spesso coincidono). Alcune di queste, come la sospensione delle rette dei nidi e delle mense scolastiche sono state annunciate. Inoltre il primo cittadino, nei suoi comunicati web quotidiani, ha anticipato la possibilità di sospensione di alcuni tributi comunali.
Allora, anche alla luce del nuovo provvedimento del Governo, continuiamo a fare le nostre proposte pubblicamente auspicando una loro valutazione:
1- Si istituisca una cabina di regia costituita da amministratori e capigruppo, in grado di attivare tutte le possibili interlocuzioni e collaborazioni con il tessuto sociale e produttivo della città, in modo da non dover lasciare indietro nessuno in questa situazione di grande difficoltà.
2- Noi pensiamo che per sostenere l’economia del territorio sia necessario tenere in considerazione le proposte fatte dalle categorie di sospensione di tutti i tributi comunali, compresa la TARI, la cui prima rata, che dovrebbe essere versata a fine aprile, dovrebbe essere sospesa, non per le utenze domestiche, ma per le utenze produttive, in particolare per quelle attività costrette alla chiusura di queste settimane. Questa misura deve essere presa in accordo con gli altri comuni dell’Umbria e la minore entrata dovrebbe essere reintegrata, per esempio, con l’aumento del FSC o in altro modo con intervento governativo.
3- Il Sindaco ha annunciato l’annullamento del canone di locazione per le sole attività che hanno  un contratto con il Comune e gli altri enti pubblici nella nostra città, bene, siamo d’accordo, chiediamo però che il Comune di Todi metta a disposizione un fondo, a cui possano accedere anche i titolari di imprese che si trovassero in difficoltà a pagare il canone di locazione al proprietario privato. Le difficoltà cui vanno incontro commercianti, ristoratori e bar, titolari di contratti di locazioni per la loro impresa, sono per tutti uguali e non devono dipendere da chi è il proprietario del locale.
4- Abbiamo più volte rappresentato la nostra perplessità, sui rischi che derivavano dall’aver individuato l’ospedale di Pantalla come COVID Hospital senza aver programmato, contemporaneamente, un’adeguata riorganizzazione e distribuzione dei servizi in esso presenti.  Per questo, insieme ai sindaci della MVT, uniti, senza distinzione di appartenenza politica, abbiamo sostenuto la necessità del potenziamento del servizio 118 sul territorio. Un primo risultato è arrivato: il servizio sarà attivo nelle 24 ore, anzichè 12 e per farlo la Usl Umbria 1, che ringraziamo per lo sforzo profuso, ha disposto l’assunzione di cinque nuovi autisti. Ma questo lascia ancora aperta la necessità di garantire  tempi di risposta del servizio,  in caso di più emergenze che potrebbero verificarsi su un territorio vasto come quello della MVT, che siano tali da non renderlo potenzialmente inefficace. Abbiamo proposto il raddoppio delle postazioni o l’attivazione di un punto di primo soccorso . In queste ore anche da altre parti si avanza la proposta di riattivare il pronto soccorso nei locali dell’ex ospedale di Todi. A nostro parere i Sindaci della MVT devono fare proprie velocemente queste proposte per sottoporle alla valutazione di Regione e USL al fine di attivarle nel più breve tempo possibile. 
Gruppo consiliare PD
Partito Democratico Todi

Lettera aperta di Graziano Barberini sulla riapertura del Pronto Soccorso di Todi

 

“…Perchè una sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, deve certo affrontare nell’immediato le emergenze drammatiche del momento, ma nel medio-lungo periodo non puo’ desertificare un territorio privandolo dell’Ospedale, del Pronto Soccorso e dei relativi servizi…”

Ho letto i recenti interventi di Marco Bianchi e di Elio Andreucci nei quali, con ottimi argomenti, si chiede la riapertura del Pronto Soccorso di Todi. Come noto, abbiamo messo a disposizione l’ospedale di Pantalla per l’emergenza covid19, con la contestuale chiusura di tutte le altre strutture e attività. Bene, anzi benissimo. Quando la casa brucia, si deve correre ed essere solidali. Però, come dice un mio amico di Siena, “ tre volte bòno vol dì bischero”, e poichè credo che sia una aspirazione comune quella di essere “buoni” senza al contempo diventare “bischeri”, proviamo a ragionare un po’.

Premetto che non appartengo alla già nutrita schiera dei tuttologi, non ho competenza alcuna di problematiche sanitarie e nella vita mi sono occupato di tutt’altro.

Però ho una certa dimestichezza con i vecchi e desueti criteri della logica aristotelica, che nel nostro caso possono forse soccorrerci.

Quindi, delle due l’una: o qualcuno ci assicura che in tempi brevi l’ospedale di Pantalla non sarà piu’ necessario per la lotta al coronavirus ( ma non vedo chi possa farlo, e comunque mi sembra improbabile) oppure è necessario pensare a soluzioni diverse. 

Il potenziamento del 118 in assenza di Pronto Soccorso nel territorio va bene come misura  transitoria, ma alla lunga non può bastare, anche perchè , problema ulteriore e forse ancora più grave, non si può accettare una prolungata chiusura di tutti i servizi radiologici, ecografici e dei vari esami/accertamenti diagnostici che non sono più fruibili a Pantalla. 

Forse sarebbe utile trasportare nella struttura dell’ex Ospedale di Todi elettrocardiografi, apparecchiature radiologiche, ecografiche e via di seguito per ripristinare i servizi da sempre erogati e poi cessati. Del resto, fino a pochi anni or sono tali servizi erano ospitati presso la struttura dell ex Ospedale , e ricollocarceli non dovrebbe essere una impresa impossibile. Con questi servizi di nuovo disponibili per i cittadini, anche il Pronto Soccorso avrebbe una sua efficacia operativa, e con una mossa si risolverebbero due problemi.

Perchè una sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, deve certo affrontare nell’immediato le emergenze drammatiche del momento, ma nel medio-lungo periodo non puo’ desertificare un territorio privandolo dell’Ospedale, del Pronto Soccorso e dei relativi servizi. 

E se magari ,da perfetto ignorante di problematiche sanitarie, ho formulato ipotesi tecnicamente non realizzabili, spetta comunque a chi ha responsabilità istituzionali   individuare scenari in cui le urgenze dell’oggi vengano contemperate con le necessità del domani in una equilibrata mediazione tra i diritti del territorio e le ragioni dell’emergenza. Missione impossibile? Non direi, perchè la gestione della complessità e del “conflitto” è l’essenza della Politica. Quella con la p maiuscola. Quella, per capirci, che ultimamente o è morta o, ad essere buoni (ma mai bischeri) , non si sente molto bene.

Graziano Barberini

 

“Necessaria l’apertura provvisoria di un Pronto Soccorso nell’ex Ospedale di Todi” di Elio Andreucci

“Una richiesta che ci sembra ragionevole ed estremamente necessaria,lamentata fra l’altro da tanta gente…”

 

La situazione che stiamo vivendo non ha precedenti, un dramma che ci ha colpito severamente, non sappiamo quanto ancora durerà e quale sarà la sua evoluzione. L’impegno ammirevole dei sanitari e le organizzazioni assistenziali, medici,  infermieri,  OSS, volontari, Protezione Civile, Strutture comunali, COC, amministratori, è di enorme sostegno materiale, terapeutico e anche psicologico, a loro va il nostro infinito GRAZIE ! L’atto di estrema generosità, sensibilità e partecipazione, dimostrata dai Sindaci della Media Valle del Tevere, che hanno condiviso la proposta della Regione Umbria, di aprire l’Ospedale di Pantalla al Coronavirus, è sicuramente comprensibile, tuttavia crediamo che sia necessario prendere in esame alcune considerazioni di fondamentale importanza. Il nostro comprensorio non ha più l’Ospedale e non si sa per quanto tempo ancora, un vasto territorio che resta sprovvisto anche del pronto soccorso, sostituito provvisoriamente dal 118in h 24, che potrà provvedere all’intervento ed eventuale trasferimento, presso la struttura ospedaliera più vicina, quindi Perugia o Terni a seconda della necessità. Ricordo che quando si decise di realizzare l’ospedale unico a Pantalla, si diceva che era strategico, perché posizionato lungo la E45, a metà strada fra Perugia e Terni e avrebbe coperto una vasta zona per qualsiasi evenienza improvvisa e urgente. Considerando che le suddette evenienze non sono cancellate con l’arrivo del virus, ma possono verificarsi ugualmente in ogni momento e con qualsiasi gravità, in tal caso diventa alquanto rischioso avventurarsi per cercare di raggiungere il pronto soccorso, o l’ospedale lontano molti chilometri; viene quindi da chiedersi se questa seria difficoltà, sia il caso di esaminarla. Pertanto riteniamo sia assolutamente ragionevole, chiedere l’apertura provvisoria del Pronto Soccorso e nel più breve tempo possibile, nella sede dell’ex ospedale di Todi, per provvedere tempestivamente alle emergenze sanitarie di una vasta zona, che rimane penalizzata logisticamente, garantendo la pronta assistenza alla popolazione, che ora si sente trascurata e in pericolo, per la mancanza di un vicino punto di soccorso, in caso di improvvisi eventi, come incidenti, infortuni, patologie varie ecc. Una richiesta che ci sembra ragionevole, ed estremamente necessaria, lamentata fra l’altro da tanta gente, che non si sente più sufficientemente protetta, in un momento di grande preoccupazione,anche per tutto quello che sta succedendo. Vogliamo contare nella sensibilità dei nostri amministratori e dirigenti sanitari, perché responsabilmente si adoperino, nonostante tutto quello che sta avvenendo, ad affrontare anche questa emergenza, ugualmente importante.

 

Elio Andreucci

La Regione Umbria adotta il metodo Sud-Coreano contro il virus. Sciamanna (PdF Umbria): “Controlli anche ai contatti occasionali dei contagiati”

 

«Apprendiamo con soddisfazione la notizia che l’Umbria, per voce dell’Assessore Coletto e della Presidente Tesei, attiverà misure anticontagio più consistenti rispetto a quelle adottate fino a questo momento, passando da 500 a 2000 test al giorno», ha commentato Marco Sciamanna Presidente del Popolo della Famiglia Umbria.

«Pur ritenendo una priorità essenziale dare la precedenza ai tamponi per le professioni sanitarie, per le forze dell’ordine, per coloro che lavorano nelle case di riposo e di cura, o che sono reclusi nelle strutture penitenziarie, sollecitiamo uno screening orientato verso tutti i possibili contatti dei contagiati, sia familiari, sia lavorativi, comprendendo anche contatti occasionali», ha continuato Sciamanna specificando che, sull’esempio della Regione Veneto, solo in questo modo l’incremento dei test porterà in Umbria un contributo significativo alla riduzione del numero dei contagiati.

Potenziamento del Pronto Soccorso dell’Ospedale della Media Valle del Tevere

 

Nei giorni scorsi, i Sindaci della Media Valle del Tevere, con grande forza hanno difeso le prerogative del nostro Ospedale e salvaguardato la salute e la incolumità della nostra gente.

Eravamo e siamo ben consapevoli della scelta della Regione, che ha inteso dedicare l’Ospedale della Media Valle del Tevere esclusivamente alla emergenza COVID-19.

La abbiamo condivisa, nella consapevolezza che, in un momento di grande difficoltà per la nostra Nazione, si debba essere uniti e solidali, alla ricerca del bene comune, piuttosto che dell’egoismo dei singoli.

Lo abbiamo fatto convintamente e lo rifaremmo. La Media Valle del Tevere, tutta unita e compatta ha scelto convintamente i principi della solidarietà e della responsabilità.

Tuttavia, abbiamo chiesto alla Regione che la temporanea configurazione del nostro Ospedale dovesse trovare, necessariamente, delle forme organizzative di compensazione, che potessero far continuare anche le normali attività in sicurezza e tranquillità.

Ci riferivamo, principalmente, al Pronto Soccorso, ma anche a servizi come quello della ginecologia e della raccolta di sangue, che potevano avere una vita anche al di fuori del plesso ospedaliero, in favore del servizio ai cittadini.

Adesso abbiamo avuto conferma che il servizio di Pronto Soccorso h24 partirà già da domani,  con il potenziamento delle strutture di Todi e Marsciano, Ospedale (medicalizzata) e l’auto medica. Per garantire il servizio h24 è stato incrementato anche il personale con l’assunzione di cinque autisti.

Nei prossimi giorni avremo analoghe buone notizie per ciò che concerne gli altri servizi.

E’ questo che ci attendiamo dalle istituzioni regionali, nei confronti delle quali ci poniamo, a prescindere dal colore politico delle singole amministrazioni, con occhio attento e vigile, sempre volti al benessere della Media Valle del Tevere.

Oggi, quindi, possiamo dire grazie alla Regione, all’Assessore Coletto ed a tutti quanti ci hanno lavorato, per avere ascoltato le nostre richieste.

Noi garantiamo la massima collaborazione, ma pretendiamo anche di continuare ad essere il baluardo della tutela della salute dei nostri cittadini.

I Sindaci dei Comuni di

Collazzone

Deruta

Fratta Todina

Marsciano

Massa Martana

Montecastello di Vibio

San Venanzo

Todi

LA ‘CERCA E CAVATURA DEL TARTUFO IN ITALIA’ CANDIDATA A PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE

 

Proposta avanzata da Federazione nazionale delle associazioni tartufai e Città del tartufo

Il Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha approvato la proposta di candidatura a Patrimonio culturale immateriale della ‘Cerca e cavatura del Tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’. Questa verrà presentata al Segretariato Unesco entro martedì 31 marzo.

Appresa la notizia, in qualità di proponenti la candidatura, la comunità dei tartufai, la Federazione nazionale delle loro associazioni (Fnati) e l’Associazione nazionale Città del tartufo hanno espresso soddisfazione per il risultato ottenuto, ringraziando tutti coloro che hanno sostenuto il lungo e impegnativo processo, ciascuno per le proprie competenze. Da un’idea di Giacomo Oddero, allora presidente del Centro studi tartufo di Alba, e grazie allo studio di ricerca antropologica dei professori Piercarlo Grimaldi e Gianfranco Molteni, la comunità proponente ha potuto elaborare un progetto che, per la prima volta, avvia un lavoro di catalogazione finora mai realizzato, permettendo di documentare una tradizione secolare praticata e tramandata dai tartufai diffusi su gran parte del territorio nazionale.

“Pur tra tutte le difficoltà del momento – ha commentato il presidente delle Città del tartufo Michele Boscagli –, accogliamo con soddisfazione la candidatura che, qualora venisse accettata, rappresenterebbe un grande aiuto per tutta la comunità nazionale del tartufo composta da circa 70mila tartufai e da quasi tutte le regioni italiane. Ciò rappresenta un enorme prospettiva di sviluppo per tutti i territori rurali e i piccoli borghi interessati. Questa notizia è una luce in questo periodo così buio e un barlume di speranza affinché tutta la nostra comunità possa avere un futuro più roseo”. “La notizia – ha affermato il presidente della Fnati Fabio Cerretano – arriva in un periodo non facile per il nostro Paese, in cui la tragicità del momento storico sbiadisce ogni altra cosa. Tuttavia, in questa candidatura il mondo dei tartufai trova un attimo di respiro. Dopo il tanto lavoro fatto, sono grandi l’orgoglio e la soddisfazione per questo che è già un risultato enorme, perché dà modo di illuminare un mondo che è spesso sconosciuto ai più e, a volte, anche vittima di pregiudizio. Questa candidatura avvalora ulteriormente l’apprezzamento universalmente tributato al ‘prodotto tartufo’ svelando la sua ‘storia’ e il percorso che dal bosco lo porta sulle migliori tavole. Quando questo momento triste terminerà, avremo un motivo in più per gioire”.

“I saperi e le buone pratiche di cui i tartufai sono portatori – hanno sottolineato tutte le associazioni proponenti – testimoniano come si possa valorizzare e proporre a una società moderna l’importanza e la sostenibilità della manutenzione ambientale e un rinnovato modello di vita rurale, in funzione della tutela del territorio”.

In questo processo di candidatura un ruolo importante è stato svolto dal Servizio Unesco del Ministero dei beni culturali la cui professionalità ha consentito l’accompagnamento necessario a una comunità per costruire organicamente tutto il materiale raccolto.