Mar 30
Bruno Bertini : intervento su problema del Pronto Soccorso
Mar 30
REDDITO DI QUARANTENA, LETTERA APERTA DI ATTILIO GAMBACORTA (UMBRIALEFT)
Appello dell’associazione culturale umbra per misure a sostegno delle fasce più deboli
Questa pandemia cambierà il nostro vivere quotidiano, paradigmi consolidati, status quo inossidabili. Viene messo in discussione, in maniera forte e radicale, il sistema capitalistico; si evidenzia un bisogno di solidarietà, giustizia sociale e uguaglianza che le teorie liberiste non possono in alcun modo soddisfare. Cadono, uno dietro l’altro, tutti i tabù che fino a ieri rappresentavano i pilastri del mondo globalizzato. Il debito pubblico non è più un problema, ma una risorsa; scompare il pareggio di bilancio e con esso il fiscal compact; nove stati della Comunità europea, tra le quali Italia, Francia e Spagna, combattono per i corona bond che altro non sarebbero che un debito pubblico dell’Unione; si pensa alla rinegoziazione dei debiti sovrani (nel 2015 queste posizioni erano sostenute, in un colpevole silenzio, solo dalla Grecia di Tsipras); ieri il Governo ha approvato una manovra aggiuntiva di 4,3 miliardi di euro destinati ai Comuni per sostenere i cittadini più bisognosi che non riescono ad approvvigionarsi di beni essenziali per soddisfare bisogni primari. Situazioni impensabili fino a venti giorni fa, dove il debito pubblico era un fardello e una vergogna, le politiche di austerità un dogma.
La sinistra radicale ha sempre sostenuto la necessità di superare politiche economiche restrittive e che ci fosse la necessità, invece, di adottare politiche redistributive per combattere la crescente ingiustizia sociale, la povertà dilagante. Era chiaro e solo chi, cinicamente o stupidamente, non voleva vedere non vedeva.
La chiusura forzata di quasi tutte le attività economiche a tempo indefinito, il conseguente crollo verticale del Pil, hanno messo in evidenza, in maniera disarmante, le debolezze di un sistema economico e sociale che si reggeva solo sull’arroganza e sul ricatto della povertà. Il liberismo ha mostrato inequivocabilmente la sua debolezza e ora, come già si legge sui social, il suo pericolo più grande è quello che esso stesso voglia salvare sé stesso. In questo senso vanno interpretate le dichiarazioni di Mario Draghi relative alla necessità di andare illimitatamente in deroga con il deficit per fronteggiare questa tragedia economica.
Ma un altro tabù sta per essere sconfessato: le partite Iva. Sono lavoratori e commercianti, senza diritti, senza tutele sociali, che vanno ad incrementare l’esercito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei tanti giovani che lottano la vita e il futuro. Tutti quanti rappresentano la working class contemporanea e fra una partita Iva, un piccolo commerciante che dedica tutta la sua giornata alla propria attività, e un operaio che vende il proprio lavoro, non c’è alcuna differenza. Entrambi sono le vittime designate da questa globalizzazione liberista, sfruttati dalle grandi holding che egemonizzano, culturalmente ed economicamente, il sistema mondiale.
Ma la sinistra, questa volta, non può farsi rubare le parole, parafrasando una bellissima poesia di Bertolt Brecht. Troppo spesso questo è accaduto. Non può essere la destra sovranista e xenofoba a mostrarsi con il volto dell’innocenza: chi ha votato i trattati europei, le leggi della precarietà, il pareggio di bilancio, il fiscal compact? Chi ha governato fino a ieri? Che cosa diceva della Grecia? Chi ha svenduto e smantellato il sistema sanitario nazionale? Chi ha favorito la grande distribuzione e i grandi centri commerciali, le concentrazioni bancarie, l’egemonia finanziaria?
Devo dire che in questi ultimi trent’anni non ci sia stata tanta differenza fra centro sinistra (presentato, coscientemente e maliziosamente, da tutti i mass media all’opinione pubblica come sinistra) e centro destra. Entrambi hanno governato avendo lo stesso paradigma: l’interesse dei più forti.
Per questo è importante rilanciare le nostre proposte. A proposito, quella del reddito di quarantena, sostenuta da Stefano Vinti, mi sembra un’idea che va nella direzione che prima illustravo: garantire a tutti i cittadini che hanno perso, in parte e tutto, il proprio salario, una cassa integrazione, calcolata sul massimale dell’attuale reddito di cittadinanza: 780 euro subito, a testa, da integrare al bonus dei 600 euro previsti per le partite Iva.
La situazione è in movimento, calano i positivi al coronavirus, ma siamo ancora dentro a una terribile emergenza sanitaria e se vogliamo che, una volta usciti, non si riviva, dovremo fare tutti il contrario di quello che abbiamo sostenuto fino ad oggi.
Il mondo è cambiato questo cambiamento spero sia nel segno della giustizia sociale, dell’uguaglianza e della democrazia. Quest’ultima sempre mortificata, anche da questi Dpcm pur doverosi per l’urgenza e il bisogno, ma che possono costituire dei pericolosi precedenti se non si inquadrano seriamente in un periodo di drammatica eccezionalità. E non dimentichiamo il prossimo referendum costituzionale. Vero assalto alla centralità del Parlamento.
Attilio Gambacorta
Associazione culturale Umbrialeft
Mar 30
Intervento di Adriano Ruspolini,ViceSindaco di Todi
L’epocale emergenza che stiamo vivendo sta mettendo in luce quanto sia drammaticamente attuale la necessità di ripensare profondamente la sanità italiana e conseguentemente quella umbra che ha dimostrato tutte le sue fragilità frutto di anni di mancata programmazione, sprechi e duplicazioni di servizi a danno della qualità e dell’efficienza dello stesso servizio pubblico.
Troppo spesso fiumi di denaro sono stati dispersi in mille rivoli a discapito dell’aggiornamento tecnologico, degli investimenti in ricerca e della formazione del nostro più grande capitale, che è il personale sanitario, nostra vera eccellenza che tutto il mondo ci invidia.
Troppo spesso i nostri migliori giovani sono stati costretti a cercare nel mondo opportunità e riconoscimento professionale, perché in patria sarebbero stati costretti ad un lungo precariato, professionalmente umiliante.
La gara di solidarietà che ha portato oggi, singoli cittadini, piccole e grandi imprese, associazioni a raccogliere fondi per donare strumenti e macchinari da mettere a disposizione dei nostri ospedali e soprattutto Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), ha crudamente messo a nudo tutte le carenze da noi storicamente denunciate.
Occorre certamente già oggi, in piena emergenza, che la politica dia segni concreti e tangibili di cambiamento. Occorre dare ai nostri cittadini la percezione, che può essere credibile solo se corredata dai fatti, che qualcosa stia cambiando e che nulla sarà più come prima.
Queste riflessioni ci hanno stimolato ad analizzare l’organizzazione sanitaria della nostra Regione e da questo esame stileremo una serie di proposte concrete che sottoporremo all’Assessore Coletto e che possano contribuire a razionalizzare i costi del servizio sanitario e liberare risorse per investimenti non più procrastinabili.
Un primo concreto segnale potrebbe scaturire, a nostro avviso, dall’immediata abolizione delle
AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali). Servizio istituito con D.G.R.U. n. 903 del 01/07/2018 e DDG n. 1776 del 29/12/2017 e, crediamo, sconosciuto alla maggior parte dei cittadini.
Tale servizio si propone di garantire una “continuità” assistenziale dalle ore 12.00-16.00 dal lunedì al venerdì e dalle ore 08.00-14.00 il sabato e altri prefestivi a cura dei medici di base (su base volontaria) o di altri professionisti appositamente incaricati. Questo per garantire una presenza continuativa per: “visite mediche, prestazioni diagnostiche semplici, medicazioni, terapie iniettive, prescrizioni di farmaci, visite specialistiche, esami strumentali e certificazioni”.
Così come descritto il servizio suscita da subito diverse perplessità:
Anzitutto il rapporto medico di base paziente è basto sulla profonda conoscenza della storia clinica dell’assistito e non si vede come, per visite o prestazioni diagnostiche di base, un cittadino dovrebbe rivolgersi ad un medico terzo. I medici di base garantiscono già presenza giornaliera e ampia copertura di tali esigenze. Il resto della giornata, al di là di questo breve lasso di tempo, è comunque coperto dalla presenza del servizio di guardia medica. Se poi vogliamo prendere in esame il momento storico che stiamo vivendo, la cosa appare ancora più paradossale in quanto ogni prestazione prescrizionale e non solo avviene esclusivamente via telefono.
In teoria la fascia di funzionamento del servizio (12.00-16.00) è quella in cui i medici devono osservare il riposo per il recupero psicofisico. Perché pertanto indurre (pur se l’adesione alle AFT sia su base volontaria) i medici a lavorare in orario destinato al riposo ed al recupero?
In sostanza il servizio descritto ci sembra una sostanzialmente un inutile sovrapposizione funzionale che, con l’apparente intento di garantire la totale copertura della giornata, di fatto comporta una organizzazione dispendiosa (presenza di coordinatori, infermieri, spazi e strutture dedicate) sconosciutaalla maggior parte della cittadinanza e dall’utilità tutta da dimostrare.
Considerando che la sola provincia di Perugia conta ben 21 AFT, è facilmente intuitivo come la soppressione del servizio possa determinare un risparmio, pur da verificare, di diverse decine se non centinaia di migliaia di euro.
Consideriamo questa proposta un primo piccolo, ma significativo gesto, per far comprendere agli umbri che da oggi in poi ogni euro delle tasse investito in sanità pubblica sarà destinato esclusivamente a rendere eccellente il servizio sanitario per i cittadini, ed a far lavorare il personale medico e paramedico in sicurezza.
Mar 30
QUASI 110.000 EURO AL COMUNE DI TODI DAL GOVERNO, PER LA SOLIDARIETÀ ALIMENTARE. ORA INDIVIDUARE CELERMENTE LA PLATEA DEI BENEFICIARI DI QUESTA MISURA.
Il Governo (ordinanza n. 59 della Protezione Civile del 29 Marzo) ha stanziato da subito 400 milioni di euro per far fronte alla crisi economica che tanti cittadini stanno vivendo a seguito dell’emergenza Coronavirus. Si tratta di risorse destinate a misure di SOLIDARIETÀ ALIMENTARE, dunque per aiutare le persone nell’acquisto di ALIMENTI e BENI DI PRIMA NECESSITÀ.
Al Comune di Todi arriveranno quasi centodiecimila euro (108.224,27 per l’esattezza). Un cifra importante (certamente non risolutiva, ma un primo passo nella direzione giusta) che verrà distribuita alle famiglie più bisognose, agli anziani e alle persone in difficoltà, attraverso buoni spesa o direttamente attraverso l’acquisizione di generi alimentari e di prima necessità che verranno poi distribuiti ai soggetti in questione.
Visto che si tratta di risorse disponibili da subito, sollecitiamo l’Amministrazione Comunale, che può contare sull’ottimo Ufficio dei Servizi Sociali, ad individuare celermente la platea dei beneficiari tra quelli in stato di bisogno e più esposti all’emergenza economica derivante dal Coronvirus, con priorità per i soggetti e per i nuclei familiari non già assegnatari di sostegno pubblico.
Anche in questo frangente, offriamo all’amministrazione comunale la nostra collaborazione per il bene comune.
Forza Todi, restiamo uniti.
Manuel Valentini-Consigliere Comunale-Capogruppo Pd
Mar 29
QUATTRO PROPOSTE DEL PD: CABINA DI REGIA COMUNALE, SOSPENSIONE TARI E CANONI DI LOCAZIONE PER LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE E RIATTIVAZIONE DEL PRONTO SOCCORSO.
Il nuovo DPCM firmato ieri dal Presidente del Consiglio dispone l’erogazione immediata ai Comuni, in anticipo sulla scadenza di maggio, del fondo di solidarietà comunale, di 4,3 miliardi di euro, pari al 66% dello stanziamento annuale. Lo stesso fondo viene integrato con 400 milioni di euro che, con ordinanza della protezione civile, verranno messi a disposizione dei Comuni. Attraverso l’azione integrata di servizi sociali, associazioni di volontariato e di categoria, questi fondi saranno destinati a persone e famiglie in grave difficoltà, per soddisfare bisogni alimentari o di medicinali. Il provvedimento è stato elaborato in accordo con l’Associazione Nazionale dei Comuni. I Sindaci sono in prima linea nel cogliere le necessità delle loro concittadini, quindi sono, in questo momento, gli interlocutori principali del governo e portano la responsabilità di attuare misure che facciano sentire la vicinanza e la sollecitudine delle istituzioni alle comunità. E’ necessario, fin da ora, costruire le condizioni per garantire, anche a livello locale, la coesione sociale e la solidarietà civile e istituzionale che saranno necessarie, per organizzare la ripartenza, non appena sarà possibile.
Mar 29
Lettera aperta di Graziano Barberini sulla riapertura del Pronto Soccorso di Todi
“…Perchè una sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, deve certo affrontare nell’immediato le emergenze drammatiche del momento, ma nel medio-lungo periodo non puo’ desertificare un territorio privandolo dell’Ospedale, del Pronto Soccorso e dei relativi servizi…”
Ho letto i recenti interventi di Marco Bianchi e di Elio Andreucci nei quali, con ottimi argomenti, si chiede la riapertura del Pronto Soccorso di Todi. Come noto, abbiamo messo a disposizione l’ospedale di Pantalla per l’emergenza covid19, con la contestuale chiusura di tutte le altre strutture e attività. Bene, anzi benissimo. Quando la casa brucia, si deve correre ed essere solidali. Però, come dice un mio amico di Siena, “ tre volte bòno vol dì bischero”, e poichè credo che sia una aspirazione comune quella di essere “buoni” senza al contempo diventare “bischeri”, proviamo a ragionare un po’.
Premetto che non appartengo alla già nutrita schiera dei tuttologi, non ho competenza alcuna di problematiche sanitarie e nella vita mi sono occupato di tutt’altro.
Però ho una certa dimestichezza con i vecchi e desueti criteri della logica aristotelica, che nel nostro caso possono forse soccorrerci.
Quindi, delle due l’una: o qualcuno ci assicura che in tempi brevi l’ospedale di Pantalla non sarà piu’ necessario per la lotta al coronavirus ( ma non vedo chi possa farlo, e comunque mi sembra improbabile) oppure è necessario pensare a soluzioni diverse.
Il potenziamento del 118 in assenza di Pronto Soccorso nel territorio va bene come misura transitoria, ma alla lunga non può bastare, anche perchè , problema ulteriore e forse ancora più grave, non si può accettare una prolungata chiusura di tutti i servizi radiologici, ecografici e dei vari esami/accertamenti diagnostici che non sono più fruibili a Pantalla.
Forse sarebbe utile trasportare nella struttura dell’ex Ospedale di Todi elettrocardiografi, apparecchiature radiologiche, ecografiche e via di seguito per ripristinare i servizi da sempre erogati e poi cessati. Del resto, fino a pochi anni or sono tali servizi erano ospitati presso la struttura dell ex Ospedale , e ricollocarceli non dovrebbe essere una impresa impossibile. Con questi servizi di nuovo disponibili per i cittadini, anche il Pronto Soccorso avrebbe una sua efficacia operativa, e con una mossa si risolverebbero due problemi.
Perchè una sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, deve certo affrontare nell’immediato le emergenze drammatiche del momento, ma nel medio-lungo periodo non puo’ desertificare un territorio privandolo dell’Ospedale, del Pronto Soccorso e dei relativi servizi.
E se magari ,da perfetto ignorante di problematiche sanitarie, ho formulato ipotesi tecnicamente non realizzabili, spetta comunque a chi ha responsabilità istituzionali individuare scenari in cui le urgenze dell’oggi vengano contemperate con le necessità del domani in una equilibrata mediazione tra i diritti del territorio e le ragioni dell’emergenza. Missione impossibile? Non direi, perchè la gestione della complessità e del “conflitto” è l’essenza della Politica. Quella con la p maiuscola. Quella, per capirci, che ultimamente o è morta o, ad essere buoni (ma mai bischeri) , non si sente molto bene.
Graziano Barberini
Mar 28
“Necessaria l’apertura provvisoria di un Pronto Soccorso nell’ex Ospedale di Todi” di Elio Andreucci
“Una richiesta che ci sembra ragionevole ed estremamente necessaria,lamentata fra l’altro da tanta gente…”
La situazione che stiamo vivendo non ha precedenti, un dramma che ci ha colpito severamente, non sappiamo quanto ancora durerà e quale sarà la sua evoluzione. L’impegno ammirevole dei sanitari e le organizzazioni assistenziali, medici, infermieri, OSS, volontari, Protezione Civile, Strutture comunali, COC, amministratori, è di enorme sostegno materiale, terapeutico e anche psicologico, a loro va il nostro infinito GRAZIE ! L’atto di estrema generosità, sensibilità e partecipazione, dimostrata dai Sindaci della Media Valle del Tevere, che hanno condiviso la proposta della Regione Umbria, di aprire l’Ospedale di Pantalla al Coronavirus, è sicuramente comprensibile, tuttavia crediamo che sia necessario prendere in esame alcune considerazioni di fondamentale importanza. Il nostro comprensorio non ha più l’Ospedale e non si sa per quanto tempo ancora, un vasto territorio che resta sprovvisto anche del pronto soccorso, sostituito provvisoriamente dal 118in h 24, che potrà provvedere all’intervento ed eventuale trasferimento, presso la struttura ospedaliera più vicina, quindi Perugia o Terni a seconda della necessità. Ricordo che quando si decise di realizzare l’ospedale unico a Pantalla, si diceva che era strategico, perché posizionato lungo la E45, a metà strada fra Perugia e Terni e avrebbe coperto una vasta zona per qualsiasi evenienza improvvisa e urgente. Considerando che le suddette evenienze non sono cancellate con l’arrivo del virus, ma possono verificarsi ugualmente in ogni momento e con qualsiasi gravità, in tal caso diventa alquanto rischioso avventurarsi per cercare di raggiungere il pronto soccorso, o l’ospedale lontano molti chilometri; viene quindi da chiedersi se questa seria difficoltà, sia il caso di esaminarla. Pertanto riteniamo sia assolutamente ragionevole, chiedere l’apertura provvisoria del Pronto Soccorso e nel più breve tempo possibile, nella sede dell’ex ospedale di Todi, per provvedere tempestivamente alle emergenze sanitarie di una vasta zona, che rimane penalizzata logisticamente, garantendo la pronta assistenza alla popolazione, che ora si sente trascurata e in pericolo, per la mancanza di un vicino punto di soccorso, in caso di improvvisi eventi, come incidenti, infortuni, patologie varie ecc. Una richiesta che ci sembra ragionevole, ed estremamente necessaria, lamentata fra l’altro da tanta gente, che non si sente più sufficientemente protetta, in un momento di grande preoccupazione,anche per tutto quello che sta succedendo. Vogliamo contare nella sensibilità dei nostri amministratori e dirigenti sanitari, perché responsabilmente si adoperino, nonostante tutto quello che sta avvenendo, ad affrontare anche questa emergenza, ugualmente importante.
Elio Andreucci
Mar 28
La Regione Umbria adotta il metodo Sud-Coreano contro il virus. Sciamanna (PdF Umbria): “Controlli anche ai contatti occasionali dei contagiati”
«Apprendiamo con soddisfazione la notizia che l’Umbria, per voce dell’Assessore Coletto e della Presidente Tesei, attiverà misure anticontagio più consistenti rispetto a quelle adottate fino a questo momento, passando da 500 a 2000 test al giorno», ha commentato Marco Sciamanna Presidente del Popolo della Famiglia Umbria.
«Pur ritenendo una priorità essenziale dare la precedenza ai tamponi per le professioni sanitarie, per le forze dell’ordine, per coloro che lavorano nelle case di riposo e di cura, o che sono reclusi nelle strutture penitenziarie, sollecitiamo uno screening orientato verso tutti i possibili contatti dei contagiati, sia familiari, sia lavorativi, comprendendo anche contatti occasionali», ha continuato Sciamanna specificando che, sull’esempio della Regione Veneto, solo in questo modo l’incremento dei test porterà in Umbria un contributo significativo alla riduzione del numero dei contagiati.
Mar 27
Potenziamento del Pronto Soccorso dell’Ospedale della Media Valle del Tevere
Nei giorni scorsi, i Sindaci della Media Valle del Tevere, con grande forza hanno difeso le prerogative del nostro Ospedale e salvaguardato la salute e la incolumità della nostra gente.
Eravamo e siamo ben consapevoli della scelta della Regione, che ha inteso dedicare l’Ospedale della Media Valle del Tevere esclusivamente alla emergenza COVID-19.
La abbiamo condivisa, nella consapevolezza che, in un momento di grande difficoltà per la nostra Nazione, si debba essere uniti e solidali, alla ricerca del bene comune, piuttosto che dell’egoismo dei singoli.
Lo abbiamo fatto convintamente e lo rifaremmo. La Media Valle del Tevere, tutta unita e compatta ha scelto convintamente i principi della solidarietà e della responsabilità.
Tuttavia, abbiamo chiesto alla Regione che la temporanea configurazione del nostro Ospedale dovesse trovare, necessariamente, delle forme organizzative di compensazione, che potessero far continuare anche le normali attività in sicurezza e tranquillità.
Ci riferivamo, principalmente, al Pronto Soccorso, ma anche a servizi come quello della ginecologia e della raccolta di sangue, che potevano avere una vita anche al di fuori del plesso ospedaliero, in favore del servizio ai cittadini.
Adesso abbiamo avuto conferma che il servizio di Pronto Soccorso h24 partirà già da domani, con il potenziamento delle strutture di Todi e Marsciano, Ospedale (medicalizzata) e l’auto medica. Per garantire il servizio h24 è stato incrementato anche il personale con l’assunzione di cinque autisti.
Nei prossimi giorni avremo analoghe buone notizie per ciò che concerne gli altri servizi.
E’ questo che ci attendiamo dalle istituzioni regionali, nei confronti delle quali ci poniamo, a prescindere dal colore politico delle singole amministrazioni, con occhio attento e vigile, sempre volti al benessere della Media Valle del Tevere.
Oggi, quindi, possiamo dire grazie alla Regione, all’Assessore Coletto ed a tutti quanti ci hanno lavorato, per avere ascoltato le nostre richieste.
Noi garantiamo la massima collaborazione, ma pretendiamo anche di continuare ad essere il baluardo della tutela della salute dei nostri cittadini.
I Sindaci dei Comuni di
Collazzone
Deruta
Fratta Todina
Marsciano
Massa Martana
Montecastello di Vibio
San Venanzo
Todi
Mar 27
LA ‘CERCA E CAVATURA DEL TARTUFO IN ITALIA’ CANDIDATA A PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE
Proposta avanzata da Federazione nazionale delle associazioni tartufai e Città del tartufo
Il Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha approvato la proposta di candidatura a Patrimonio culturale immateriale della ‘Cerca e cavatura del Tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’. Questa verrà presentata al Segretariato Unesco entro martedì 31 marzo.
Appresa la notizia, in qualità di proponenti la candidatura, la comunità dei tartufai, la Federazione nazionale delle loro associazioni (Fnati) e l’Associazione nazionale Città del tartufo hanno espresso soddisfazione per il risultato ottenuto, ringraziando tutti coloro che hanno sostenuto il lungo e impegnativo processo, ciascuno per le proprie competenze. Da un’idea di Giacomo Oddero, allora presidente del Centro studi tartufo di Alba, e grazie allo studio di ricerca antropologica dei professori Piercarlo Grimaldi e Gianfranco Molteni, la comunità proponente ha potuto elaborare un progetto che, per la prima volta, avvia un lavoro di catalogazione finora mai realizzato, permettendo di documentare una tradizione secolare praticata e tramandata dai tartufai diffusi su gran parte del territorio nazionale.
“Pur tra tutte le difficoltà del momento – ha commentato il presidente delle Città del tartufo Michele Boscagli –, accogliamo con soddisfazione la candidatura che, qualora venisse accettata, rappresenterebbe un grande aiuto per tutta la comunità nazionale del tartufo composta da circa 70mila tartufai e da quasi tutte le regioni italiane. Ciò rappresenta un enorme prospettiva di sviluppo per tutti i territori rurali e i piccoli borghi interessati. Questa notizia è una luce in questo periodo così buio e un barlume di speranza affinché tutta la nostra comunità possa avere un futuro più roseo”. “La notizia – ha affermato il presidente della Fnati Fabio Cerretano – arriva in un periodo non facile per il nostro Paese, in cui la tragicità del momento storico sbiadisce ogni altra cosa. Tuttavia, in questa candidatura il mondo dei tartufai trova un attimo di respiro. Dopo il tanto lavoro fatto, sono grandi l’orgoglio e la soddisfazione per questo che è già un risultato enorme, perché dà modo di illuminare un mondo che è spesso sconosciuto ai più e, a volte, anche vittima di pregiudizio. Questa candidatura avvalora ulteriormente l’apprezzamento universalmente tributato al ‘prodotto tartufo’ svelando la sua ‘storia’ e il percorso che dal bosco lo porta sulle migliori tavole. Quando questo momento triste terminerà, avremo un motivo in più per gioire”.
“I saperi e le buone pratiche di cui i tartufai sono portatori – hanno sottolineato tutte le associazioni proponenti – testimoniano come si possa valorizzare e proporre a una società moderna l’importanza e la sostenibilità della manutenzione ambientale e un rinnovato modello di vita rurale, in funzione della tutela del territorio”.
In questo processo di candidatura un ruolo importante è stato svolto dal Servizio Unesco del Ministero dei beni culturali la cui professionalità ha consentito l’accompagnamento necessario a una comunità per costruire organicamente tutto il materiale raccolto.






