Dottor Paolo Parasecolo:”Le Aggregazioni Funzionali Territoriali-AFT non sono un semplice ‘ricettificio”

 

Non sono un lettore abituale di  quotidiani online, per cui su sollecitazione di alcuni attenti lettori ho visto solo oggi le riflessioni del Vice Sindaco in merito alle AFT ed in qualità di Coordinatore della locale AFT credo opportuno proporre alcune mie considerazioni.

Le Aggregazioni Funzionali Territoriali nascono come prosecuzione del Patto della Salute 2014-2016 ( intesa Stato-Regioni 10/7/14) che istituisce le UCCP e le AFT quali forme organizzative della medicina convenzionata integrata con personale del SSN come previsto dal comma 2 della legge 189/2012 per l’erogazione delle cure primarie.

Per offrire ai cittadini un’assistenza sanitaria continuativa e capillare sul territorio,nell’arco dell’intera giornata,in Umbria (D.G.R.U. n.903 dell’1/07/2018 e DDG n. 1776 del 29/12/2017) è stata attivata una nuova forma organizzativa delle cure primarie attraverso le AFT.

Lo scopo principale per cui nascono era che nelle AFT il cittadino potesse ricevere visite mediche,prestazioni diagnostiche semplici,medicazioni,terapie iniettive,prescrizioni di farmaci,visite specialistiche ed esami strumentali e certificazioni. Coloro che sono affetti da una malattia cronica,dovrebbero trovare nella AFT di riferimento il medico e l’infermiere di famiglia,insieme ai terapisti della riabilitazione e agli psicologi in grado di programmare le terapie e gli accertamenti necessari. Nel caso di ricoveri,le AFT devono collaborare con i nosocomi per eventuali dimissioni protette.

Il medico e l’infermiere di territorio possono inoltre offrire ai cittadini consigli utili per un corretto stile di vita e per rendere le persone sempre più responsabili nei confronti della loro salute.

Fin qui gli intenti dichiarati al momento della istituzione,poi all’atto pratico,complici i cambi nell’organigramma sanitario e politico regionale prima, l’emergenza Covid 19 poi,tale strutturazione è rimasta fino ad oggi sulla carta.

Le funzioni proprie di questo modello organizzativo diventano quindi,a mio avviso,FONDAMENTALI proprio per contrastare attraverso la “Medicina del Territorio” l’incidenza del costo per la gestione dei pazienti affetti da malattie croniche, che è ormai vicino al 70% della spesa complessiva. L’incremento di queste patologie rende la cronicità un’emergenza di grande impatto strategico al quale si può rispondere solo con strutture complesse quali le AFT perfettamente a regime e funzionanti.

Questo dunque il ruolo fondamentale della nuova organizzazione della Medicina del Territorio e non semplice “ricettificio !”

Paolo Parasecolo

 

“Le dichiarazioni del Vicesindaco Ruspolini, apparse qualche giorno fa, mi impediscono di essere politically correct…”

 

In questo periodo siamo spronati, nella consapevolezza distare tutti sulla stessa barca, a remare insieme in un’ unica direzione avendo chiaro il fine che è quello di lottare e sconfiggere il coronavirus.

Il richiamo all’unità e alla solidarietà, perché ognuno faccia la sua parte nella guerra non dichiarata, fa appello alla nostra coscienza di uomini e di cittadini a cui corrisponde l’osservanza di un imperativo morale e diun precetto normativo.

La premessa è fatta a scanso di equivoci perché, pur limitati nella nostra libertà e confinati dentro ad un recinto,siamo ancora capaci di valutare ciò che va nella direzione comune e ciò che se ne distanzia, tanto da autorizzarci a rompere quel moralismo ipocrita che ci vorrebbe far tacere anche di fronte alle note  stonate.

Le dichiarazioni del Vicesindaco Ruspolini, apparse, qualche giorno fa mi impediscono, infatti, di essere politically correct, di osservare la regola del silenzio che la gravissima emergenza che stiamo vivendo imporrebbe, perché suonano come un campanello di allarme che si aggiunge e rinforza le preoccupazioni, già espresse, sul destino del presidio ospedaliero della MVT all’indomani dall’emergenzae che, ora, si estendono anche all’intero sistema sanitario dell’Umbria.

Il Vicesindaco, che sta svolgendo con impegno e dedizione la funzione pubblica di cui è titolare, insieme a tante altre persone scese, anche come volontari, in prima linea, ha ritenuto di allargare le “sue competenze” prendendo una precisa  posizione sulle passate gestioni della santità umbra,  secondo lui tutta da ripensare, anche in termini di razionalizzazione delle risorse,cominciando con il taglio degli AFT bollati come inutili ed inutilizzati dai cittadini.

Tale intervento, ci preoccupa e non poco perché’ introduce, in piena emergenza,un tema del tutto estraneo alle problematiche sorte con il diffondersi della pandemia, la riconversione dell’ Ospedale di Pantalla ed il prezioso impegno profuso della task force della protezione civile coordinata dal vicesindaco del Comune di Todi.

L’elemento fortemente indiziario dell’ esistenza di una regia che sta lavorando ad un progetto più ampio, non limitato al presidio ospedaliero della MVT,che porterà ad un sostanziale impoverimento del sistema sanitario pubblico regionale,è rintracciabile sia in riferimento all’autore del comunicato sia nella tempistica scelta per la sua divulgazione.

Non poco, infatti, ci sorprende che un amministratore comunale, privo di specifiche cognizioni e competenze in materia, si avventuri, con tanta sicurezza, a fornire analisi e soluzioni per un radicale cambiamento della sanità umbra in un momento di grave emergenza quando dovrebbe essere esattamente l’opposto.

Non èc orretto esprimere una valutazione di quella natura in una situazione straordinaria, come quella che ci ha investito che, in Umbria, al momento, è ben contenuta.

Il giudizio fortemente negativo espresso da Ruspolini non solo è del tutto strumentale ma è anche smentito dalla certificazione del Ministero della Salute secondo la quale,alla fine del 2019, la qualità del sistema sanitario della nostra regione risulta essere ancora tra le migliori in Italia.

Più in particolare, non si comprende come mai si è proposta la soppressione del servizio AFT, rivelatosi molto funzionale proprio per l’immediata e continua assistenza medica fornita all’utente, invece di assicurarsi che l’ adottata riconversione dell’Ospedale di Pantalla sia temporanea, giustificata esclusivamente dall’emergenza in atto.

Non abbiamo sentito spendere nemmeno una parola, volta a tranquillizzare i cittadini, dopo la soppressione dei servizi sanitari  territoriali dovuta alla chiusura del Pronto Soccorso e della totale interdizione dell’ospedale di Pantalla ai pazienti non affetti da Covid 19.

Non c’è stata risposta neppure alle numerose voci di dissenso espresse pubblicamente anche da autorevoli esponenti del centrodestra.

Trovano,così, conferma i dubbi e le perplessità sul ruolo effettivo del vicesindaco che appare, in questo frangente, più il portavoce tuderte della Lega e della Presidente Tesei, sempre più orientata a smantellare la sanità pubblica regionale in favore di quella privata come, in effetti, dichiarato da quest’ultima in campagna elettorale.

Del resto, questo modo di agire non è una novità.

Anche in un recente passato, in occasione della difesa del tribunale tuderte, abbiamo constatato che il Sindaco Ruggiano, anziché tutelare le esigenze del territorio e dei cittadini, ha preferito essere in linea con i progetti dei propri referenti politici.

Avv. Roberta Marchigiani

Segretario del Circolo PD di Todi Centro

 

 

 

 

 

 

Todi e il coronavirus, Valerio Natili: “Situazione turistica molto difficile”

 

Todi ha puntato molte delle sue carte sul settore ricettivo e del turismo e ora sta pagando un prezzo alto al coronavirus dal punto di vista economico. A confermarlo è Valerio Natili, segretario regionale della Fisascat (Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali Affini Turismo) Cisl.

“Le uniche attività aperte sono quelle consentite dal decreto ministeriale, quindi parliamo di alcune attività commerciali e di altre contingentate. Per essere più chiari, nel centro di Todi sono aperti il tabaccaio e la farmacia. Tutti hanno attivato i servizi a tutela del personale, dunque la cassa integrazione. Parlo di ristoranti e alberghi”. Todi vocata al turismo rischia di perderci molto, ora e dopo la fine dell’emergenza sanitaria: “Il turismo è una voce importante del reddito cittadino. Nei dintorni di Todi ci sono tante case vacanze. Sarà molto dura, inutile nasconderlo. Il Tuderte poteva contare su diversi arrivi dall’Europa e dagli Stati Uniti grazie alle sue campagne, ai casolari destinati alla ricezione dei visitatori”. 

Anche l’indotto è a terra: “I ristoranti, quando potranno riaprire, si ritroveranno senza i turisti che erano importanti per il fatturato e per il volume d’affari. Devo ammettere che da questo punto di vista non si intravvede una soluzione”. Va solo leggermente meglio per le piccole realtà commerciali che alla riapertura potranno contare su un lento ritorno alla normalità. Decisamente più importante invece il ruolo che stanno giocando già oggi i grandi centri commerciali: “Qui abbiamo un aumento della clientela, delle merci presenti, del lavoro. La gente, non andando in bar e ristoranti, si prepara da mangiare a casa dopo aver acquistato nei supermercati”. 

“Solidarietà alimentare”: il Comune di Todi pubblica le regole per usufruire dei buoni spesa. E coordina gli esercizi commerciali che offrono il servizio

 

L’Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n.658 del 29 marzo 2020, con oggetto “Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, ha attribuito risorse ai comuni per l’attuazione della misura della “solidarietà alimentare”. Buoni spesa per l’acquisto di beni di prima necessità messi a disposizione di individui e nuclei familiari in condizioni di disagio economico a seguito dell’emergenza epidemiologica da virus Covid-19. In ottemperanza, il Comune di Todi ha predisposto gli strumenti necessari ai cittadini per accedere ai contributi straordinari, e agli esercizi commerciali per aderire all’iniziativa: entrambi i provvedimenti sono stati pubblicati integralmente sul sito istituzionale del comune.

Con l’ordinanza numero 42 il Sindaco incarica il Settore “Demografico e Sociale” di raccogliere e verificare le domande presentate e predisporre gli atti per i pagamenti del dovuto agli esercizi commerciali in seguito dell’erogazione dei buoni spesa. Il buono spesa è una tantum e l’importo è determinato come segue: Nuclei unipersonali € 100,00; Due persone € 200,00; Tre persone € 300,00, ed ulteriori 100 Euro ogni persona in più facente parte del nucleo familiare.

Ai fini dell’assegnazione dei buoni spesa, si terrà conto delle situazioni famigliari di difficoltà già seguite dai servizi sociali del Comune non già assegnatari di qualsivoglia forma di sostegno pubblico, e delle istanze di parte dei residenti che si trovino a non avere risorse economiche disponibili per poter provvedere all’acquisto di generi di prima necessità. A tal fine si terrà conto delle domande pervenute fino alla data del 6 aprile 2020 alle ore 14,00.

Le domande, redatte utilizzando il modulo disponibile sul sito internet del Comune, andranno inviate all’indirizzo comune.todi@postacert.umbria.it. In caso di indisponibilità dei suddetti

strumenti, la domanda può essere presentata al protocollo dell’ente, previo appuntamento

telefonico 0758956202.

Con un apposito avviso pubblico è stata poi avviata la formazione di un elenco di esercizi commerciali che intendono aderire all’iniziativa di buoni spesa. Possono richiedere l’iscrizione all’elenco gli esercenti attività commerciale nel settore “Alimentare” e di “generi di prima necessità” (prodotti alimentari, articoli per l’igiene personale e della casa, farmaci ed articoli medicali) con sede nel Comune di Todi, compilando l’apposito modulo disponibile sul sito internet del Comune.

La domanda in carta semplice dovrà essere trasmessa entro il 3 aprile 2020 alle ore 14, a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo comune.todi@postacen.umbrialt o mediante consegna al protocollo presso la sede Municipale di Todi, Piazza del Popolo, 29/30. Nella domanda di adesione gli operatori commerciali possono indicare la percentuale di sconto (dal 5% al 10%) che intendono eventualmente applicare su alcuni o tutti i prodotti destinati alla vendita.

 

Amministrazione Comunale di Todi

 

 

Bruno Bertini : intervento su problema del Pronto Soccorso

In questi giorni forzatamente “oziosi” mi capita più spesso di frequentare i social. Strumento essenzialmente da “cazzeggio”, ma dove, ogni tanto, c’è qualcuno che affronta anche argomenti seri. Mi riferisco al problema, sollevato da alcuni tuderti, del Pronto Soccorso della Media Valle del Tevere che è stato chiuso a seguito dell’emergenza.
Per carità, non è il momento di fare polemiche, anzi. Non possiamo che apprezzare e per questo ringraziare quanti stanno impegnadosi per aiutarci a superare questo difficile momento. Non li cito, tanto li conosciamo tutti. Capisco che l’emergenza impone sacrifici, capisco i nuovi amministratori regionali che sicuramente ancora non hanno avuto il tempo di mettere a punto un piano per la necessaria revisione del sistema sanitario regionale, capisco i sindaci che con altruismo, contrariamente ad altri, non si sono messi di traverso alla decisione presa.
Ma capisco anche i tuderti preoccupati di aver perso, temo per molto tempo, quel pronto soccorso e quei servizi che dovevano dare risposte ai quasi sessantamila utenti della Media Valle del Tevere. Utenti che dovranno, in caso di necessità, rivolgersi alle altre strutture ospedaliere umbre, aggiungendo disagio ai disagi di questo periodo.
Il buon senso mi porterebbe a dire che forse non è stata fatta la scelta migliore, ma non ho competenza in materia e quindi mi taccio, anche perchè ormai tanto è. Ma il solito buon senso mi porterebbe a pensare che l’emergenza che stiamo vivendo, non si risolverà a Pasqua, ma si trascinerà ancora per molto. Qualche virologo ha paventato il pericolo di una nuova proliferazione nel prossimo autunno. Semplificando direi che significa doverci convivere fino a quando non si troverà una risposta farmacologica efficace.
Ed allora devo dire che non mi è sembrata peregrina la proposta avanzata, con spirito collaborativo, negli ultimi giorni. Gli spazi nell’ex nosocomio tuderte ci sono, spostare dei macchinari credo non sia impossibile, mi dicono che si potrebbe utilizzare il personale medico della chirurgia attualmente non impiegato per l’emergenza coronavirus. Se così è, perchè no?
Quale è il problema che io, come tanti altri, non riesciamo a vedere? Ringrazio, pronto a ricredermi, se qualcuno più competente o informato di me, vorrà spiegarmi.

REDDITO DI QUARANTENA, LETTERA APERTA DI ATTILIO GAMBACORTA (UMBRIALEFT)

Appello dell’associazione culturale umbra per misure a sostegno delle fasce più deboli

Questa pandemia cambierà il nostro vivere quotidiano, paradigmi consolidati, status quo inossidabili. Viene messo in discussione, in maniera forte e radicale, il sistema capitalistico; si evidenzia un bisogno di solidarietà, giustizia sociale e uguaglianza che le teorie liberiste non possono in alcun modo soddisfare. Cadono, uno dietro l’altro, tutti i tabù che fino a ieri rappresentavano i pilastri del mondo globalizzato. Il debito pubblico non è più un problema, ma una risorsa; scompare il pareggio di bilancio e con esso il fiscal compact; nove stati della Comunità europea, tra le quali Italia, Francia e Spagna, combattono per i corona bond che altro non sarebbero che un debito pubblico dell’Unione; si pensa alla rinegoziazione dei debiti sovrani (nel 2015 queste posizioni erano sostenute, in un colpevole silenzio, solo dalla Grecia di Tsipras); ieri il Governo ha approvato una manovra aggiuntiva di 4,3 miliardi di euro destinati ai Comuni per sostenere i cittadini più bisognosi che non riescono ad approvvigionarsi di beni essenziali per soddisfare bisogni primari. Situazioni impensabili fino a venti giorni fa, dove il debito pubblico era un fardello e una vergogna, le politiche di austerità un dogma.

La sinistra radicale ha sempre sostenuto la necessità di superare politiche economiche restrittive e che ci fosse la necessità, invece, di adottare politiche redistributive per combattere la crescente ingiustizia sociale, la povertà dilagante. Era chiaro e solo chi, cinicamente o stupidamente, non voleva vedere non vedeva.

La chiusura forzata di quasi tutte le attività economiche a tempo indefinito, il conseguente crollo verticale del Pil, hanno messo in evidenza, in maniera disarmante, le debolezze di un sistema economico e sociale che si reggeva solo sull’arroganza e sul ricatto della povertà. Il liberismo ha mostrato inequivocabilmente la sua debolezza e ora, come già si legge sui social, il suo pericolo più grande è quello che esso stesso voglia salvare sé stesso. In questo senso vanno interpretate le dichiarazioni di Mario Draghi relative alla necessità di andare illimitatamente in deroga con il deficit per fronteggiare questa tragedia economica.

Ma un altro tabù sta per essere sconfessato: le partite Iva. Sono lavoratori e commercianti, senza diritti, senza tutele sociali, che vanno ad incrementare l’esercito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei tanti giovani che lottano la vita e il futuro. Tutti quanti rappresentano la working class contemporanea e fra una partita Iva, un piccolo commerciante che dedica tutta la sua giornata alla propria attività, e un operaio che vende il proprio lavoro, non c’è alcuna differenza. Entrambi sono le vittime designate da questa globalizzazione   liberista, sfruttati dalle grandi holding che egemonizzano, culturalmente ed economicamente, il sistema mondiale.

Ma la sinistra, questa volta, non può farsi rubare le parole, parafrasando una bellissima poesia di Bertolt Brecht. Troppo spesso questo è accaduto. Non può essere la destra sovranista e xenofoba a mostrarsi con il volto dell’innocenza: chi ha votato i trattati europei, le leggi della precarietà, il pareggio di bilancio, il fiscal compact? Chi ha governato fino a ieri? Che cosa diceva della Grecia? Chi ha svenduto e smantellato il sistema sanitario nazionale? Chi ha favorito la grande distribuzione e i grandi centri commerciali, le concentrazioni bancarie, l’egemonia finanziaria?

Devo dire che in questi ultimi trent’anni non ci sia stata tanta differenza fra centro sinistra (presentato, coscientemente e maliziosamente, da tutti i mass media all’opinione pubblica come sinistra) e centro destra. Entrambi hanno governato avendo lo stesso paradigma: l’interesse dei più forti.

Per questo è importante rilanciare le nostre proposte. A proposito, quella del reddito di quarantena, sostenuta da Stefano Vinti, mi sembra un’idea che va nella direzione che prima illustravo: garantire a tutti i cittadini che hanno perso, in parte e tutto, il proprio salario, una cassa integrazione, calcolata sul massimale dell’attuale reddito di cittadinanza: 780 euro subito, a testa, da integrare al bonus dei 600 euro previsti per le partite Iva.

La situazione è in movimento, calano i positivi al coronavirus, ma siamo ancora dentro a una terribile emergenza sanitaria e se vogliamo che, una volta usciti, non si riviva, dovremo fare tutti il contrario di quello che abbiamo sostenuto fino ad oggi.

Il mondo è cambiato questo cambiamento spero sia nel segno della giustizia sociale, dell’uguaglianza e della democrazia. Quest’ultima sempre mortificata, anche da questi Dpcm pur doverosi per l’urgenza e il bisogno, ma che possono costituire dei pericolosi precedenti se non si inquadrano seriamente in un periodo di drammatica eccezionalità. E non dimentichiamo il prossimo referendum costituzionale. Vero assalto alla centralità del Parlamento.

 

Attilio Gambacorta

Associazione culturale Umbrialeft

Intervento di Adriano Ruspolini,ViceSindaco di Todi

 

L’epocale emergenza che stiamo vivendo sta mettendo in luce quanto sia drammaticamente attuale la necessità di ripensare profondamente la sanità italiana e conseguentemente quella umbra che ha dimostrato tutte le sue fragilità frutto di anni di mancata programmazione, sprechi e duplicazioni di servizi a danno della qualità e dell’efficienza dello stesso servizio pubblico.

Troppo spesso fiumi di denaro sono stati dispersi in mille rivoli a discapito dell’aggiornamento tecnologico, degli investimenti in ricerca e della formazione del nostro più grande capitale, che è il personale sanitario, nostra vera eccellenza che tutto il mondo ci invidia.

Troppo spesso i nostri migliori giovani sono stati costretti a cercare nel mondo opportunità e riconoscimento professionale, perché in patria sarebbero stati costretti ad un lungo precariato, professionalmente umiliante.

La gara di solidarietà che ha portato oggi, singoli cittadini, piccole e grandi imprese, associazioni a raccogliere fondi per donare strumenti e macchinari da mettere a disposizione dei nostri ospedali e soprattutto Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), ha crudamente messo a nudo tutte le carenze da noi storicamente denunciate.

Occorre certamente già oggi, in piena emergenza, che la politica dia segni concreti e tangibili di cambiamento. Occorre dare ai nostri cittadini la percezione, che può essere credibile solo se corredata dai fatti, che qualcosa stia cambiando e che nulla sarà più come prima.

Queste riflessioni ci hanno stimolato ad analizzare l’organizzazione sanitaria della nostra Regione e da questo esame stileremo una serie di proposte concrete che sottoporremo all’Assessore Coletto e che possano contribuire a razionalizzare i costi del servizio sanitario e liberare risorse per investimenti non più procrastinabili.

Un primo concreto segnale potrebbe scaturire, a nostro avviso, dall’immediata abolizione delle

AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali). Servizio istituito con D.G.R.U. n. 903 del 01/07/2018 e DDG n. 1776 del 29/12/2017 e, crediamo, sconosciuto alla maggior parte dei cittadini.

Tale servizio si propone di garantire una “continuità” assistenziale dalle ore 12.00-16.00 dal lunedì al venerdì e dalle ore 08.00-14.00 il sabato e altri prefestivi a cura dei medici di base (su base volontaria) o di altri professionisti appositamente incaricati.  Questo per garantire una presenza continuativa per: “visite mediche, prestazioni diagnostiche semplici, medicazioni, terapie iniettive, prescrizioni di farmaci, visite specialistiche, esami strumentali e certificazioni”.

Così come descritto il servizio suscita da subito diverse perplessità:

Anzitutto il rapporto medico di base paziente è basto sulla profonda conoscenza della storia clinica dell’assistito e non si vede come, per visite o prestazioni diagnostiche di base, un cittadino dovrebbe rivolgersi ad un medico terzo.  I medici di base garantiscono già presenza giornaliera e ampia copertura di tali esigenze. Il resto della giornata, al di là di questo breve lasso di tempo, è comunque coperto dalla presenza del servizio di guardia medica. Se poi vogliamo prendere in esame il momento storico che stiamo vivendo, la cosa appare ancora più paradossale in quanto ogni prestazione prescrizionale e non solo avviene esclusivamente via telefono.

In teoria la fascia di funzionamento del servizio (12.00-16.00) è quella in cui i medici devono osservare il riposo per il recupero psicofisico. Perché pertanto indurre (pur se l’adesione alle AFT sia su base volontaria) i medici a lavorare in orario destinato al riposo ed al recupero?

In sostanza il servizio descritto ci sembra una sostanzialmente un inutile sovrapposizione funzionale che, con l’apparente intento di garantire la totale copertura della giornata, di fatto comporta una organizzazione dispendiosa (presenza di coordinatori, infermieri, spazi e strutture dedicate)  sconosciutaalla maggior parte della cittadinanza e dall’utilità tutta da dimostrare.

Considerando che la sola provincia di Perugia conta ben  21 AFT,  è facilmente intuitivo come la soppressione del servizio possa determinare un risparmio, pur da verificare, di diverse decine se non centinaia di migliaia di euro.

Consideriamo questa proposta un primo piccolo, ma significativo gesto, per far comprendere agli umbri che da oggi in poi ogni euro delle tasse investito in sanità pubblica sarà destinato esclusivamente a rendere eccellente il servizio sanitario per i cittadini, ed a far lavorare il personale medico e paramedico in sicurezza.

 

 

QUASI 110.000 EURO AL COMUNE DI TODI DAL GOVERNO, PER LA SOLIDARIETÀ ALIMENTARE. ORA INDIVIDUARE CELERMENTE LA PLATEA DEI BENEFICIARI DI QUESTA MISURA.

 

Il Governo (ordinanza n. 59 della Protezione Civile del 29 Marzo) ha stanziato da subito 400 milioni di euro per far fronte alla crisi economica che tanti cittadini stanno vivendo a seguito dell’emergenza Coronavirus. Si tratta di risorse destinate a misure di SOLIDARIETÀ ALIMENTARE, dunque per aiutare le persone nell’acquisto di ALIMENTI e BENI DI PRIMA NECESSITÀ.

Al Comune di Todi arriveranno quasi centodiecimila euro (108.224,27 per l’esattezza). Un cifra importante (certamente non risolutiva, ma un primo passo nella direzione giusta) che verrà distribuita alle famiglie più bisognose, agli anziani e alle persone in difficoltà, attraverso buoni spesa o direttamente attraverso l’acquisizione di generi alimentari e di prima necessità che verranno poi distribuiti ai soggetti in questione.

Visto che si tratta di risorse disponibili da subito, sollecitiamo l’Amministrazione Comunale, che può contare sull’ottimo Ufficio dei Servizi Sociali, ad individuare celermente la platea dei beneficiari tra quelli in stato di bisogno e più esposti all’emergenza economica derivante dal Coronvirus, con priorità per i soggetti e per i nuclei familiari non già assegnatari di sostegno pubblico.

Anche in questo frangente, offriamo all’amministrazione comunale la nostra collaborazione per il bene comune.

Forza Todi, restiamo uniti.

Manuel Valentini-Consigliere Comunale-Capogruppo Pd

QUATTRO PROPOSTE DEL PD: CABINA DI REGIA COMUNALE, SOSPENSIONE TARI E CANONI DI LOCAZIONE PER LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE E RIATTIVAZIONE DEL PRONTO SOCCORSO.

 

Il nuovo DPCM firmato ieri dal Presidente del Consiglio dispone l’erogazione immediata ai Comuni, in anticipo sulla scadenza di maggio, del fondo di solidarietà comunale,  di 4,3 miliardi di euro, pari al 66% dello stanziamento annuale. Lo stesso fondo viene integrato con 400 milioni di euro che, con ordinanza della protezione civile, verranno messi a disposizione dei Comuni. Attraverso l’azione integrata di servizi sociali, associazioni di volontariato e di categoria, questi fondi saranno destinati a persone e famiglie in grave difficoltà, per soddisfare bisogni alimentari o di medicinali. Il provvedimento è stato elaborato in accordo con l’Associazione Nazionale dei Comuni. I Sindaci sono in prima linea nel cogliere le necessità delle loro concittadini, quindi sono, in questo momento, gli interlocutori principali del governo e portano la responsabilità di attuare misure che facciano sentire la vicinanza e la sollecitudine delle istituzioni alle comunità.  E’ necessario, fin da ora, costruire le condizioni per garantire, anche a livello locale, la coesione sociale e la solidarietà civile e istituzionale che saranno necessarie, per organizzare la ripartenza, non appena sarà possibile.

Rinnoviamo dunque la nostra disponibilità al Sindaco di Todi a lavorare di concerto con la giunta per il bene comune della città.  Siamo tutti consapevoli che le misure prese da governo e regioni per contrastare e contenere la diffusione dell’epidemia hanno ed avranno  gravi conseguenze sul piano  sociale ed economico.  E’ indispensabile che chi guida le istituzioni oggi sia disponibile ad ascoltare e valutare le proposte che vengono da tutte le forze politiche e dalle parti sociali (imprese, sindacati, associazioni di volontariato e rappresentanti del commercio, dell’artigianato e dei servizi) per i provvedimenti da prendere.
Ad oggi, però, al di là di una formale disponibilità all’incontro, rinviato, peraltro, a dopo le festività pasquali, non abbiamo ancora ricevuto risposta alla nota che abbiamo inviato, ormai più di dieci giorni fa, al Sindaco Ruggiano,  che conteneva proposte sulle iniziative che secondo noi sarebbe opportuno avviare,  per fronteggiare le gravi difficoltà che incontrano famiglie e attività produttive  del territorio (realtà queste che spesso coincidono). Alcune di queste, come la sospensione delle rette dei nidi e delle mense scolastiche sono state annunciate. Inoltre il primo cittadino, nei suoi comunicati web quotidiani, ha anticipato la possibilità di sospensione di alcuni tributi comunali.
Allora, anche alla luce del nuovo provvedimento del Governo, continuiamo a fare le nostre proposte pubblicamente auspicando una loro valutazione:
1- Si istituisca una cabina di regia costituita da amministratori e capigruppo, in grado di attivare tutte le possibili interlocuzioni e collaborazioni con il tessuto sociale e produttivo della città, in modo da non dover lasciare indietro nessuno in questa situazione di grande difficoltà.
2- Noi pensiamo che per sostenere l’economia del territorio sia necessario tenere in considerazione le proposte fatte dalle categorie di sospensione di tutti i tributi comunali, compresa la TARI, la cui prima rata, che dovrebbe essere versata a fine aprile, dovrebbe essere sospesa, non per le utenze domestiche, ma per le utenze produttive, in particolare per quelle attività costrette alla chiusura di queste settimane. Questa misura deve essere presa in accordo con gli altri comuni dell’Umbria e la minore entrata dovrebbe essere reintegrata, per esempio, con l’aumento del FSC o in altro modo con intervento governativo.
3- Il Sindaco ha annunciato l’annullamento del canone di locazione per le sole attività che hanno  un contratto con il Comune e gli altri enti pubblici nella nostra città, bene, siamo d’accordo, chiediamo però che il Comune di Todi metta a disposizione un fondo, a cui possano accedere anche i titolari di imprese che si trovassero in difficoltà a pagare il canone di locazione al proprietario privato. Le difficoltà cui vanno incontro commercianti, ristoratori e bar, titolari di contratti di locazioni per la loro impresa, sono per tutti uguali e non devono dipendere da chi è il proprietario del locale.
4- Abbiamo più volte rappresentato la nostra perplessità, sui rischi che derivavano dall’aver individuato l’ospedale di Pantalla come COVID Hospital senza aver programmato, contemporaneamente, un’adeguata riorganizzazione e distribuzione dei servizi in esso presenti.  Per questo, insieme ai sindaci della MVT, uniti, senza distinzione di appartenenza politica, abbiamo sostenuto la necessità del potenziamento del servizio 118 sul territorio. Un primo risultato è arrivato: il servizio sarà attivo nelle 24 ore, anzichè 12 e per farlo la Usl Umbria 1, che ringraziamo per lo sforzo profuso, ha disposto l’assunzione di cinque nuovi autisti. Ma questo lascia ancora aperta la necessità di garantire  tempi di risposta del servizio,  in caso di più emergenze che potrebbero verificarsi su un territorio vasto come quello della MVT, che siano tali da non renderlo potenzialmente inefficace. Abbiamo proposto il raddoppio delle postazioni o l’attivazione di un punto di primo soccorso . In queste ore anche da altre parti si avanza la proposta di riattivare il pronto soccorso nei locali dell’ex ospedale di Todi. A nostro parere i Sindaci della MVT devono fare proprie velocemente queste proposte per sottoporle alla valutazione di Regione e USL al fine di attivarle nel più breve tempo possibile. 
Gruppo consiliare PD
Partito Democratico Todi

Lettera aperta di Graziano Barberini sulla riapertura del Pronto Soccorso di Todi

 

“…Perchè una sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, deve certo affrontare nell’immediato le emergenze drammatiche del momento, ma nel medio-lungo periodo non puo’ desertificare un territorio privandolo dell’Ospedale, del Pronto Soccorso e dei relativi servizi…”

Ho letto i recenti interventi di Marco Bianchi e di Elio Andreucci nei quali, con ottimi argomenti, si chiede la riapertura del Pronto Soccorso di Todi. Come noto, abbiamo messo a disposizione l’ospedale di Pantalla per l’emergenza covid19, con la contestuale chiusura di tutte le altre strutture e attività. Bene, anzi benissimo. Quando la casa brucia, si deve correre ed essere solidali. Però, come dice un mio amico di Siena, “ tre volte bòno vol dì bischero”, e poichè credo che sia una aspirazione comune quella di essere “buoni” senza al contempo diventare “bischeri”, proviamo a ragionare un po’.

Premetto che non appartengo alla già nutrita schiera dei tuttologi, non ho competenza alcuna di problematiche sanitarie e nella vita mi sono occupato di tutt’altro.

Però ho una certa dimestichezza con i vecchi e desueti criteri della logica aristotelica, che nel nostro caso possono forse soccorrerci.

Quindi, delle due l’una: o qualcuno ci assicura che in tempi brevi l’ospedale di Pantalla non sarà piu’ necessario per la lotta al coronavirus ( ma non vedo chi possa farlo, e comunque mi sembra improbabile) oppure è necessario pensare a soluzioni diverse. 

Il potenziamento del 118 in assenza di Pronto Soccorso nel territorio va bene come misura  transitoria, ma alla lunga non può bastare, anche perchè , problema ulteriore e forse ancora più grave, non si può accettare una prolungata chiusura di tutti i servizi radiologici, ecografici e dei vari esami/accertamenti diagnostici che non sono più fruibili a Pantalla. 

Forse sarebbe utile trasportare nella struttura dell’ex Ospedale di Todi elettrocardiografi, apparecchiature radiologiche, ecografiche e via di seguito per ripristinare i servizi da sempre erogati e poi cessati. Del resto, fino a pochi anni or sono tali servizi erano ospitati presso la struttura dell ex Ospedale , e ricollocarceli non dovrebbe essere una impresa impossibile. Con questi servizi di nuovo disponibili per i cittadini, anche il Pronto Soccorso avrebbe una sua efficacia operativa, e con una mossa si risolverebbero due problemi.

Perchè una sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, deve certo affrontare nell’immediato le emergenze drammatiche del momento, ma nel medio-lungo periodo non puo’ desertificare un territorio privandolo dell’Ospedale, del Pronto Soccorso e dei relativi servizi. 

E se magari ,da perfetto ignorante di problematiche sanitarie, ho formulato ipotesi tecnicamente non realizzabili, spetta comunque a chi ha responsabilità istituzionali   individuare scenari in cui le urgenze dell’oggi vengano contemperate con le necessità del domani in una equilibrata mediazione tra i diritti del territorio e le ragioni dell’emergenza. Missione impossibile? Non direi, perchè la gestione della complessità e del “conflitto” è l’essenza della Politica. Quella con la p maiuscola. Quella, per capirci, che ultimamente o è morta o, ad essere buoni (ma mai bischeri) , non si sente molto bene.

Graziano Barberini