Confagricoltura Umbria, che da anni denuncia l’emergenza legata alla fauna selvatica, ribadisce la necessità di un dialogo unitario e fattivo con le istituzioni

 

Una crescita senza controllo dei cinghiali ha portato ad una sovrappopolazione della specie arrecando enormi problemi per gli agricoltori, per il territorio e per l’ambiente. La situazione non è più sostenibile e richiede un’azione comune per fronteggiare quella che ormai è una vera e propria emergenza con interventi risolutivi da parte delle istituzioni.

Da Confagricoltura Umbria si rinnova la richiesta di collaborazione in materia e lo sforzo di tutti, dai sindacati del mondo agricolo alle istituzioni preposte, per prevenire i danni al patrimonio agricolo forestale e i rischi di natura sanitaria.

Gli agricoltori si trovano a dover fare i conti con danni economici significativi, a cui peraltro gli indennizzi previsti non bastano a porre rimedio, ed hanno tutto il diritto di svolgere la propria attività di coltivazione e allevamento in sicurezza e con un giusto ritorno economico.

L’associazione evidenzia, altresì, che i danni alle coltivazioni agricole sono in continuo aumento e che l’applicazione del cosiddetto “regime de minimis” impedisce a molti conduttori di fondi agricoli la possibilità di ottenere il risarcimento totale dei danni patiti.

“Bisogna valutare i danni alle colture diretti ma anche quelli indiretti – afferma Fabio Rossi, presidente Confagricoltura Umbria – che creano problemi all’economia della regione e tutto questo va fermato e sbloccato. Ci sono danni evidenti e ingenti, soprattutto in alcune aree come quelle interne dell’Appennino centrale, che creano molti problemi alle aziende agricole oltre che provocare rischi sanitari per la popolazione. Sottolineo, – continua Rossi- che da parte dell’assessore regionale all’agricoltura Roberto Morroni c’è piena disponibilità a risolvere le problematiche sia quelle più attinenti al mondo agricolo ma anche quelle di sicurezza sociale che inevitabilmente si legano. Sono stati, infatti, già attuati dei provvedimenti per regolare l’emergenza quale la riduzione da 48 a 4 ore per interventi diretti dell’agricoltore in caso di presenza di cinghiali sul proprio fondo; la modifica del regolamento 34/99 relativo al numero minimo dei partecipanti, ridotti a 15, per le battute infrasettimanali della caccia al cinghiale con l’obiettivo di garantire un adeguato contenimento della specie. L’assessorato sta, inoltre, lavorando anche al nuovo regolamento per la caccia di selezione che comprenderà anche la specie cinghiale”.

Occorre, comunque, una maggiore collaborazione da parte dell’Assemblea legislativa regionale per perseguire azioni risolutive nell’interesse dell’economia, dell’ambiente e di tutto il territorio regionale. A tal proposito Confagricoltura Umbria chiederà sul tema un’audizione della II° e la III° Commissione Consiliare e un incontro con il Governatore della Regione Umbria e con tutte le associazioni di rappresentanza del mondo agricolo.

Claudio Ranchicchio,assessore alla Cultura di Todi :”L’attività culturale non si ferma”

 

L’attività culturale della Città di Todi non si ferma e continua la sua programmazione che coinvolge cittadini e turisti nel rispetto di tutte le norme anti-Covid. E la stagione di prosa 2020-21 è un chiaro esempio della caparbietà delle istituzioni a continuare convintamente questo percorso. Il Teatro Stabile dell’Umbria ed il Comune di Todi hanno deciso di non rinunciare alla tradizionale e seguitissima stagione di prosa attraverso una formula innovativa e adatta al momento particolare. La presentazione, avvenuta nel bellissimo spazio appena recuperato dei Portici Comunali, ha visto la partecipazione dell’Assessore alla Cultura Claudio Ranchicchio, del Direttore del Teatro Stabile Nino Marino, del regista Liv Ferracchiati della Dirigente Bianca Maria Ragni e del sindaco Antonino Ruggiano. Visto l’alto numero di abbonati dello scorso anno e l’emergenza Covid ancora in corso, per ciascuno spettacolo verranno effettuati due serate con la capienza di 200 spettatori per ogni spettacolo.Al momento è stata presentata solo la prima parte della stagione di prosa, per i mesi di novembre e dicembre, con tre interessanti spettacoli: 1. Dall’inferno all’infinito di e con Monica Guerritore, che andrà in scena sabato 7 e domenica 8 novembre; 2)Furore, tratto dal romanzo di Steinbeck, messo in scena dalla compagnia Umberto Orsini, con Massimo Popolizio, in scena martedì 17 e mercoledì 18 novembre; 3. Infine La tragedia è finita-Platonov di e con Liv Ferracchiati. Da mercoledì 21 si è aperta la Campagna Abbonamenti

Il Comune di Todi sceglie la vita Al via un fondo di solidarietà per la maternità

Approvato dal consiglio comunale un ordine del giorno che prevede lo stanziamento di tremila euro l’anno per le madri in difficoltà e non solo
Todi per la Famiglia: “Dalla nostra città un segno di attenzione concretoverso tutte le donne”

 

Il consiglio comunale di Todi ha approvato un ordine del giorno presentato da Todi per la famiglia sul tema della pillola abortiva Ru486. Il documento impegna il sindaco e la giunta a promuovere la corretta applicazione della legge 194/78 e dunque, pur lasciando alle donne libertà di scelta circa le metodologie da utilizzare per l’interruzione volontaria di gravidanza, a favorire che tali interventi avvengano nel pieno rispetto e nella piena tutela della salute e della sicurezza delle donne; a sostenere la piena attività dei consultori come luogo di corretta informazione e sostegno psicologico nei confronti della donna; a promuovere la costituzione e l’entrata in funzione di centri di aiuto alla vita sul territorio comunale come strumento di sostegno per le donne e in piena applicazione di quanto previsto dalla 194/78 che indica la necessità di “eliminare tutte le cause” che indurrebbero la donna a scegliere l’Ivg; a farsi promotori presso la giunta regionale dell’Umbria della creazione di un fondo di solidarietà per le donne che scelgono di portare avanti la gravidanza, che potrà essere alimentato in quota parte dalle istituzioni locali, provinciali, e regionali ed aperto anche a donazioni da parte di soggetti privati ed associazioni ed infine a contribuire ogni anno a questo fondo di solidarietà con una quota pari a 3.000 euro da bilancio a partire dal 2021.

A nostro parere, non c’è migliore modo di affrontare la discussione su un tema delicato come l’interruzione volontaria di gravidanza che attraverso ciò che prevede, all’articolo 1, la legge del 22 maggio 1978, numero 194 e che, per inciso, interviene in materia di “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

Recita l’articolo 1 che “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Questa stessa legge, all’articolo 2, individua in modo esauriente il ruolo a cui debbono assolvere i consultori familiari: si parla di informazione alle madri, informazioni circa diritti e servizi a disposizione e di attività che possano contribuire “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”.

Ringraziamo il sindaco Ruggiano e la giunta, con in testa l’assessore Alessia Marta, e i consiglieri di maggioranza che hanno appoggiato la nostra iniziativa.  Avremmo voluto confrontarci anche con i consiglieri di opposizione e farlo non su ideologie e pregiudizi, ma su fatti concreti che toccano la carne di tutte le donne.

Perché il nostro obiettivo era non di alimentare un dibattito che polarizzasse posizioni sterili tra chi è contro e chi è a favore dell’interruzione volontaria di gravidanza.La legge 194 è una legge dello Stato italiano e come tale va rispettata. Diremo di più, va applicata in tutte le sue parti e non stiracchiata per sostenere posizioni di comodo o posizioni ideologiche.

In Umbria, mediamente, ogni anno si effettuano un migliaio di interventi chirurgici (1043 nel 2018, ultimi dati disponibili dalla più recente relazione al parlamento sulla applicazione della L.194/78) per l’interruzione volontaria di gravidanza. Gli aborti con mifepristone e prostaglandine, cioè la usuale procedura di aborto farmacologico, sono una quota residuale: nel 2018 sono stati 48.

Inoltre nella casistica non trova alcuno spazio una indagine sulle cause che inducono all’aborto. Si contravviene, dunque, a quel pezzo di legge che dice al contrario di voler “contribuire a far superare” proprio queste cause.

Ora, posta la cornice del rispetto istituzionale, è legittimo avere opinioni diverse sulla bontà di una legge che nasce in un contesto politico e sociale che è completamente diverso dal nostro.

Non è possibile però tollerare che, in 42 anni di vita, ad essere “abortito” sia stato lo spirito stesso di quella legge, che voleva tutelare la salute delle donne, consentendo di effettuare le interruzioni di gravidanza con le garanzie del Sistema sanitario nazionale (SSN) e quindi solamente all’interno di alcune ben specifiche strutture del SSN, come esplicitamente indicato dall’art.8 della legge.

Una legge che non prevede linee guida: le linee di indirizzo del ministro Speranza, come quelle precedenti, sono indicazioni non vincolanti, tanto che dieci anni fa, quando entrarono in vigore, subito l’Emilia Romagna ha dichiarato di non seguirle e ne ha elaborato di sue proprie, così come hanno fatto nel 2018 la Lombardia e l’Umbria. È quindi pienamente nelle competenze della nostra regione elaborare ed attuare proprie linee guida per l’aborto farmacologico, qualora le ritenesse di maggior garanzia per la tutela della salute delle donne rispetto a quelle indicate dal Ministero della Salute.

Chiediamo comunque, inoltre, una farmacovigilanza adeguata a questa procedura: l’attuale farmacovigilanza è costruita sull’aborto chirurgico, è ben fatta, ed accurata, come si può vedere dalle relazioni al parlamento sull’applicazione della L.194, ma non è adeguata per l’aborto farmacologico. Chiediamo che si faccia una indagine seria sui rischi che l’aborto farmacologico comporta e si fornisca una informazione dettagliata alle donne. Chiediamo che la procedura venga monitorata con la stessa accuratezza con cui già si sta facendo per l’aborto chirurgico.

Noi chiediamo, insomma, di dare un segnale forte, concreto, che sia qualcosa di molto di più di uno slogan. Chiediamo che l’Umbria sia da esempio e non sia soltanto un titolo di giornale. Chiediamo che dalla nostra città possa partire un segnale di attenzione nei confronti delle donne, di tutte le donne.

Soprattutto di quelle che sulla soglia di un evento che dovrebbe rappresentare un momento meraviglioso, si sentino invece come sull’orlo di un precipizio.

Parlamentari Lega: “Nessun ospedale verrà chiuso o smantellato dopo emergenza covid. Chi dice questo verrà smentito dai fatti”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“È un momento assolutamente difficile per il paese e per l’Umbria vista
la recrudescenza del covid e i numeri che si prospettano in un orizzonte
non troppo lontano. Alla luce di questo, riteniamo giusta la decisione
della Giunta Regionale di predisporre tutti gli ospedali umbri per
rispondere prontamente al verificarsi di nuovi casi”.
La nota è dei parlamentari umbri della Lega, Stefano Lucidi, Virginio
Caparvi, Riccardo Augusto Marchetti, Valeria Alessandrini, Barbara
Saltamartini, Luca Briziarelli, Simone Pillon.
“Siamo soddisfatti dell’impegno preso dalla presidente Tesei nel dire
che nessun ospedale verrà smantellato e che, non appena ci saremo
lasciati l’emergenza alle spalle, speriamo nel più breve tempo
possibile, continuerà nel compito di portare avanti la riprogettazione
della sanità umbra dopo le politiche sbagliate e autoreferenziali della
sinistra negli anni precedenti.
Chi vorrebbe speculare politicamente in un momento così difficile, che
non riguarda una sola regione o una sola fazione politica, ma riguarda
l’intera nazione e ognuno di noi, paventando chiusure e smantellamenti,
verrà smentito dai fatti. Superata l’emergenza, la giunta Tesei darà
risposte concrete e riorganizzerà in maniera efficiente i servizi
sanitari come promesso.
Non è il caso di dividerci in contrade, ma di guardare il sistema
sanitario regionale come un sistema integrato, chiamato a rispondere in
maniera organica a una emergenza che nessuno ha chiesto di dover
affrontare. In questo momento, oltre ad invitare i cittadini a prestare
massima attenzione alle regole di base, rivolgiamo un sentito
ringraziamento a tutti coloro che dentro e fuori gli ospedali, sono in
prima linea per combattere il virus”.

Ospedale di Pantalla: Cgil e Spi, siamo punto e a capo

“La Media Valle del Tevere non può essere privata di una risposta sanitaria. Il rischio è che le persone rinuncino a curarsi”

“Dopo innumerevoli proclami sulla riapertura dell’ospedale di Pantalla e dei vari reparti (la chirurgia, a leggere i giornali, è stata riaperta 3 volte), siamo punto e a capo: l’ospedale della Media Valle del Tevere è di fatto nuovamente chiuso. Funzionano, a scartamento ridottissimo, solo alcuni ambulatori o servizi di day-hospital”. A scriverlo in una nota sono Cgil e Spi della Media Valle del Tevere.
“La pandemia è una cosa seria – sottolineano dal sindacato – e va affrontata con la massima determinazione ma, guardando le statistiche di questi giorni, con l’Umbria tristemente in testa per la crescita dei contagi e in coda sul numero di posti letto in terapia intensiva in rapporto alla popolazione (posti che hanno avuto incremento zero), si ha la sensazione che l’attenzione delle autorità sanitarie regionali sia stata concentrata più sullo sviluppo della sanità privata che sull’organizzazione dei servizi per prevenire la pandemia”.
“Privare di fatto un territorio di più di 60.000 utenti del suo ospedale non è cosa di poco conto – insistono Cgil e Spi Cgil – così come non lo è costringere i pazienti, soprattutto gli anziani, a raggiungere Città di Castello o Branca, per normali esami o interventi di prevenzione. Stessa cosa per gli interventi chirurgici urgenti. Si provi ad immaginare un pensionato di San Venanzo o di Massa Martana, operato a Branca: il coniuge, in assenza di familiari disponibili, come può raggiungerlo e fargli assistenza, stante l’assenza di qualsiasi mezzo pubblico?”.
“Il rischio, ormai realtà, è che la gente rinunci a curarsi, con il conseguente aumento dei morti per le patologie tradizionali – avvertono Mauro Moriconi, responsabile della zona Media Valle del Tevere per la Cgil di Perugia, e Giuseppe Giansanti, segretario della Lega Spi Cgil – Noi avevamo proposto di destinare un terzo dell’ospedale di Pantalla al Covid (e per la sua conformazione sarebbe stato possibile con sforzi minimi isolare una parte, costruendo anche percorsi dedicati e del tutto staccati dal resto), ma le altre divisioni della struttura debbono essere rimesse a disposizione della cittadinanza, con le caratteristiche e le prestazioni precedenti, recuperando – tra l’altro – le attrezzature che nel frattempo sono state spostate in altri ospedali”.
E’ necessario procedere alle assunzioni nella sanità regionale altrimenti non saremo in grado ne di garantire i servizi ordinari e tanto meno l’emergenza legata alla pandemia.
“Al termine della pandemia chiederemo anche di potenziare l’ospedale per correggere i limiti del passato ma, al momento, va riaperto e reso funzionale al più presto – concludono Moriconi e Giansanti – Riteniamo inoltre necessario ed inderogabile che anche i sindaci del territorio assumano orientamenti coerenti con gli impegni che hanno preso con i cittadini. Non possono continuare a nascondersi dietro la favoletta che tutto si riaprirà, perché questi mesi hanno dimostrato che non è così, e soprattutto perché la situazione sanitaria sta peggiorando, aggravando gli effetti già negativi del Covid”.

Grido di allarme dell’AVIS Umbria

 

Continua nella nostra regione il calo delle donazioni; le disponibilità sono inferiori alle soglie minime indicate dai servizi ospedalieri e, se persiste questo andamento, a breve potrebbero verificarsi stati di emergenza. Da qualche tempo si raccoglie meno di quanto i servizi consumano per dare una efficace assistenza a quanti ne hanno bisogno.

Tale situazione, che da qualche tempo si rileva, è stata anche oggetto di discussione nella recente assemblea regionale – tenutasi lo scorso 10 ottobre ca a S. Maria degli Angeli – Assisi.

In quella sede si è deciso di rinnovare la richiesta all’assessore regionale Coletto di un urgente incontro per concordare le strategie di intervento capaci di invertire l’andamento: occorrerebbero 40 donatori in più al giorno.

Lo stato attuale della pandemia non facilita la soluzione del problema, ma è troppo urgente per rinunciare ad una rinnovata azione organizzativa e gestionale dei Servizi.

Prossimamente l’ospedale della Media Valle del Tevere verrà di nuovo destinato a degenti Covid come nel recente passato e, conseguentemente, verrà chiuso il Punto di Raccolta Fisso al quale afferiscono centinaia di donatori che dovranno recarsi in altre sedi per donare.

L’Avis rinnova l’invito ai propri donatori periodici perché continuino il delicato servizio di volontariato con consapevolezza e responsabilità per non far mancare agli ospedali una risorsa vitale quale è il sangue e suoi componenti. A quanti non sono ancora donatori, e sono nelle condizioni di farlo, è rivolto un invito ad effettuare la scelta di diventarlo: la donazione di sangue è una scelta di vita ed un progetto di salutePiù donazioni, più sicurezza per tutti.

Comunicato stampa PSI Todi :” Ieri 20 ottobre 2020 si è consumata la più brutta storia della nostra città.”

 

Ieri 20 ottobre 2020si è consumata la più brutta storia della nostra città. E’ stata negata dall’ attuale maggioranza che governa la nostra città,  un democratico confronto con i cittadini su un tema di importanza vitale. La chiusura, ormai programmata dell’Ospedale di Pantalla.

I fatti -Era in corso il Consiglio Comunale ed un gruppo di cittadini,  che si trovavano in Piazza del Popolo con mascherina e distanziati come da normativa COVID, ha chiesto una pausa di 15 minuti del Consiglio al fine di conferire e confrontarsi con il Sindaco Ruggiano e la maggioranza, per esporre le proprie preoccupazioni sulla sorte dell’Ospedale della Media Valle del Tevere  alla luce delle nove disposizioni della Regione dell’Umbria  che vede riaprire l’Ospedale di Pantalla come Ospedale COVID.

Non solo non c’è stata sospensione, ma neanche il confronto che una maggioranza  democratica avrebbe dovuto concedere,  soprattutto su un tema così scottante.

Anzi la richiesta è stata snobbata e non accolta,  con la Consigliera Peppucci  che aveva l’ardire di  affermare che il suo numero di cellulare è a disposizione e che nessuno l’aveva chiamata.

Consigliera Peppucci, lei pretende che i cittadini la chiamino e resta stupita dal fatto che non lo facciano?  Si faccia una domanda? Non sarà che i cittadini pensino che sia inutile chiamarla? E poi, ma lei non appartiene a quel Partito politico che sta in mezzo al Popolo? Quindi è lei che deve andare a parlare con i cittadini e non i cittadini che devono venire da lei !!!!!!

Abbiamo più volte detto che la salute non ène di destra ne di sinistra, ma dei cittadini.

Sindaco Ruggiano ancora non si è accorto che ci stanno chiudendo l’Ospedale per trasformarlo in una RSA a pagamento? E continua ancora a dire che le VITA è BELLA?

I suoi cittadini dovranno andare a curarsi altrove con disagi che leisicuramente neanche immagina,  altrimenti starebbe sulle barricate per difendere l’ Ospedale di Pantalla, come invece stanno facendo i Sindaci di Spoleto e Foligno pur essendo suoi amici di coalizione.

Sindaco Ruggiano, Consigliera Peppucci quali reconditi fini ci sono dietro il vostro disinteresse nei confronti di questa azione scellerata perpetrata dalla Giunta Tesei  per sopprimere l’Ospedale di Pantalla? Forse perché si avvicinano le elezioni nazionali ed una probabile candidatura? Tutto questo non vale un Ospedale, sappiatelo.

ABBIATE IL CORAGGIO DI DIRLO AI VOSTRI ELETTORI ED A TUTTI I CITTADINI DI TODI

REGISTRO COMUNALE DEI TUMORI : APPROVATA LA PROPOSTA DI TODI CIVICA

 

Il Consiglio Comunale di Todi, nel corso della seduta odierna, ha approvato all’unanimità la mozione proposta da Todi Civica, per l’istituzione di un registro comunale dei tumori. Un risultato di cui andiamo molto orgogliosi perché avvia un percorso per la realizzazione di uno strumento che, siamo certi, potrà apportare un contributo a chi, ogni giorno, studia, lavora e si batte per sconfiggere questa terribile piaga. Uno strumento che accende, anche nel nostro territorio e nelle nostre istituzioni, una luce su un dramma che, purtroppo, tante, troppe famiglie vivono quotidianamente.
La realizzazione del registro dovrà vedere la partecipazione, la collaborazione e l’impegno, (confidando in una loro adesione)  di  figure fondamentali quali i medici di base, specialisti,  dirigenti della Asl, esperti di statistica e  giuristi, che, nell’atto di raccolta, archiviazione ed interpretazioni dei dati, garantiscano anche il pieno rispetto della privacy dei pazienti.
Il cancro è una malattia devastante, che oltre a mettere in pericolo la vita fisica di chi lo subisce, incide profondamente sulla sua salute psicofisica e su quella dei suoi cari. La cura di questa malattia, inoltre, spesso ha costi altissimi, che non sappiamo quanto e per quanto il nostro sistema sanitario riuscirà a garantire, soprattutto se i casi dovessero continuare a crescere. La prevenzione, la cura e rispetto dell’ambiente, un corretto stile di vita e soprattutto la ricerca, sono elementi fondamentali nella lunga e dura battaglia ai tumori. Il registro vuole essere un piccolo in tassello di questo mosaico della speranza.
Ringraziamo il Sindaco e i consiglieri presenti per il sostegno e per aver condiviso una proposta a cui tutti noi tenevamo molto.
Un piccolo grande risultato che dedichiamo alla nostra cara ed indimenticabile amica Daniela e a tutti coloro che oggi si trovano ad affrontare questa difficilissima sfida.
TODI CIVICA

Comunicato stampa del Vicesindaco tuderte Ruspolini: “Sulla sanità il Pd è interessato solo alla polemica”

 

 

 

 

 

 

“Le drammatiche notizie che si susseguono in questi giorni nei quali si
assiste ad un fortissimo ritorno dell’epidemia da coronavirus con
impatto anche di notevole entità riguardante la nostra regione
dell’Umbria, non hanno certo dissuaso alcune forze politiche dal
cogliere l’occasione per dedicarsi alla polemica.
Il comunicato del centro sinistra firmato dal PD e da altre sigle di cui
si fa fatica a scorgere tanto la consistenza politica quanto
rappresentanti, simpatizzanti e perfino elettori, altro non fa che
sollevare una polemica speciosa e sinceramente scarna di contenuti e
proposte”. Così la nota del vicesindaco di Todi, Adriano Ruspolini.
“Anzitutto – aggiunge Ruspolini- è da premettere che la lettura
dell’organizzazione del sistema sanitario in periodo di pandemia non può
essere fatta semplicisticamente e banalmente sulla base di ragionamenti
campanilistici.
L’emergenza sanitaria, in Umbria, con i suoi circa 800.000 abitanti può
essere gestita esclusivamente in un’ottica di sistema dove le risorse,
in termini di posti letto disponibili e personale medico e
infermieristico devono essere ottimizzate.
Nessun territorio può tirarsi indietro da questa sfida sanitaria unica
nella storia del paese.
Assistiamo sgomenti a manifestazioni e prese di posizione da parte di
comitati locali e purtroppo anche di amministratori, preoccupati del
depauperamento e della sospensione dei servizi sanitari di base a
seguito dell’emergenza sanitaria in atto.
Pur comprensibili queste paure e queste proteste sono prive di senso.
Privo di senso, è pensare che qualsiasi struttura presente sul
territorio regionale possa non essere impattata in maniera più o meno
forte dalla lotta alla pandemia.
Il fatto che l’ospedale di Pantalla, in una sezione dedicata, sia
destinato alla cura e trattamento di pazienti Covid a “bassa intensità
di trattamento” non significa che la struttura sarà privata
completamente di altri servizi, peraltro recentemente e faticosamente
riaperti di concerto tra le varie amministrazioni coinvolte.
Questo è il lavoro che nel silenzio e con umiltà abbiamo provato a fare
insieme alla Giunta del sindaco Ruggiano, con il Senatore Briziarelli ed
i consiglieri Peppucci e Boschi”.
“Premesso – conclude il vicesindaco di Todi – che lo scenario è mutevole
e che tutti auspicano che i provvedimenti assunti in queste ore possano
calmierare i numeri che segnano l’esponenziale crescita del contagio
anche in Umbria, non ci sentiamo assolutamente di scendere all’infimo
livello di coloro che cercano di ottenere visibilità alimentando
polemica politica in una fase così delicata.
In tempi più sereni avremo modo di dibattere seriamente sul tema
dell’organizzazione della sanità regionale e chiederemo conto a quei
signori che hanno governato per cinquant’anni la regione. Dove erano
quando i provvedimenti dei loro governi (come ad esempio il D.l. 2
aprile 2015 n. 70 Gov. Renzi, Ministro Lorenzin) definivano i livelli
organizzativi e dimensionali degli ospedali condannando strutture come
quella di Pantalla al ruolo marginale in cui lo abbiamo trovato?
Sicuramente non erano nè in piazza a manifestare, nè sulla stampa”.

Il Comitato “Tre Valli” esprime solidarietà ai Sindaci e popolazioni di Spoleto, Todi, Marsciano, Valnerina

 

Il Comitato “Tre Valli” esprime solidarietà ai Sindaci e popolazioni di Spoleto, Todi, Marsciano, Valnerina e rispettivi comprensori, in fermo dissenso dall’annunciato proposito della Giunta Regionale di destinare a Centri Covid l’Ospedale DEA di Spoleto e l’Ospedale di base di Pantalla con disattivazione dei reparti e servizi ordinari. Lasciando a giuristi e amministratori l’esame dei vizi e le eventuali impugnative contro i provvedimenti ipotizzati, il Comitato rivendica i ruoli irrinunciabili dell’Ospedale di Spoleto come erogatore 24h di tutte le prestazioni medico-chirurgiche generali e specialistiche, polo di riferimento-emergenza del vasto cratere a massimo rischio sismico, struttura di riferimento del Carcere di massima sicurezza di Maiano, nonché collocato praticamente nell’abitato cittadino e a ridosso dell’Hospice. E dell’Ospedale di Pantalla per la Media Valle del Tevere, i cui abitanti, dopo la prima penalizzazione, non possono  ancora vagare per l’Umbria per i servizi sanitari essenziali. Un corretto governo regionale può certo far carico a tutti gli Ospedali proporzionatamente di reparti e posti letto dedicati alla temibile epidemia.

Ma non può prendere la suggestiva occasione di un pericolo generale per protrarre l’emarginazione dell’Ospedale di Pantalla e addirittura – caso unico – smontare un Ospedale dell’Emergenza come Spoleto per dirottare a Foligno reparti, servizi e personale. L’integrazione Foligno-Spoleto, giusta in teoria, non si attua svuotando uno dei due poli (tra l’altro dirottando ingenti donazioni mirate di Fondazioni e privati), perché questo spoglia irreversibilmente un comprensorio ma in prospettiva non garantisce neanche il consolidamento dell’altro. Pertanto il Comitato chiede che la Giunta Regionale riveda il suo piano e concerti urgentemente con tutti i Comuni degli Ospedali interessati l’equo concorso di ciascuno allo sforzo organizzativo contro la comune minaccia dell’epidemia. Se c’è stato un reale cambio di governo, la Regione lo dimostri con l’abbandono delle vecchie pratiche dell’imposizione politica spacciata per “tecnica”.