Comune e Croce rossa rinnovano il patto di collaborazione: nasce l’emporio solidale alimentare Si comincia con la distribuzione di 27 tonnellate di frutta

 

Amministrazione comunale e Croce rossa italiana-Comitato di Todi rinnovano il patto di collaborazione.

L’inizio del percorso che intende portare alla stipula di una convenzione che punterà “alla prevenzione ed educazione alla salute dei cittadini” è stato sancito questa mattina nel corso di una riunione che ha avuto come protagonisti l’assessore comunale ai Servizi sociali, Alessia Marta, il presidente del Comitato di Todi della Cri, Emanuele Storti, il vicepresidente Simone Grilli, ed il consigliere Cri, Gino Ricci.

Primo atto che concretizza questa rinnovata collaborazione è la distribuzione, in programma venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19 e sabato dalle 9 alle 13, di 27 tonnellate di frutta provenienti dalla Calabria.

“La disponibilità di queste derrate alimentari – spiega il presidente Storti – è frutto di un accordo raggiunto tra la Croce rossa di Todi e i frutticoltori ionici che da tre anni ci consente di poter disporre di tutta quella frutta che, a causa delle regole di mercato dettate dalla Commissione europea, non sarebbe finita in commercio, ma al macero. Un accordo che, nel 2016, ci ha consentito di distribuire 150 tonnellate di frutta. Domani e sabato provvederemo a distribuire pesche, ad ottobre avremo la disponibilità di mandarini e da novembre potremo dare alle famiglie le arance”.

Accederanno alla distribuzione le famiglie inserite nella lista dei beneficiari elaborata dal Comune di Todi, ma anche dalle associazioni attive sul territorio, dalle associazioni sportive, dagli enti religiosi e da altri comitati Cri (Perugia, Massa Martana e Avigliano Umbro) che da domani saranno presenti sul piazzale della ditta Serrani, nella zona industriale di Pian di Porto a Todi.

L’occasione della distribuzione di pesche sarà anche il momento in cui la Croce rossa inizierà a raccogliere tutta la documentazione che permetterà di accedere all’Emporio alimentare solidale. La struttura, che nasce in collaborazione con il Banco alimentare, si trova presso la sede tuderte della Cri (viale del Crocifisso 51) e sarà inaugurata sabato 9 settembre alle 10.

Per ricevere i pacchi alimentari, sarà necessario presentare la documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti (Isee da zero a 6mila euro e stato di famiglia) che – oltre alle giornate di domani e sabato – sarà raccolta dagli operatori Cri tutti i giorni, tranne il sabato, dalle 9 alle 13.

“Avvieremo la distribuzione dei pacchi dalla seconda settimana di settembre – spiega Storti – e la famiglie potranno averli una volta ogni due settimane. Sappiamo di intervenire in una situazione che è sempre più difficile, visto che in due anni abbiamo aiutato 560 famiglie residentinella zona sociale della Media valle del Tevere”.

 

Manfredo Retti e Francesco Tofanetti replicano al Vescovo di Orvieto-Todi. “Abbiamo pagato 65.000,00 euro con bonifici bancari ed effettuato lavori indispensabili al funzionamento del palazzo e attestati da perizia giurata di un tecnico per altri 65000 euro. Totale 130.000 euro….è stata questa la prima volta che la proprietà ha avuto un reddito dal Vignola, a parte i tre anni di Spada”, puntualizzano il presidente dell’Ass.Jacopone e il presidente dell’Ass.Marte

 

RIPORTIAMO INTEGRALMENTE IL DOCUMENTO INVIATOCI DAI PROFESSORI MANFREDO RETTI E FRANCESCO TOFANETTI IN MODO CHE IL LETTORE POSSA CONOSCERE INTEGRALMENTE LA LORO VERSIONE. ABBIAMO GIA’ OSPITATO IL DOCUMENTO DELLA CURIA; ANCH’ESSO IN MODO INTEGRALE.

TORNEREMO COMUNQUE SULL’ARGOMENTO IN FUTURO   – Stravos

 

Il documento diffuso dal Seminario il 17 agosto si presterebbe a molte altre considerazioni. ci limitiamo ad alcune puntualizzazioni. In breve:

  • Affitto Vignola: abbiamo pagato a titolo d’affitto tra pagamentie lavori 130.000 euro (vedi capo 1)
  • Radio Aut: pagato affitto per quasi trenta anni.
  • Cinema Jacopone: lo abbiamo tenuto dal 1984 e pagato fino al 2002. Allora volevamo lasciare ma, su richiesta del vescovo Grandoni, il quale disse che rinunciava all’affitto, abbiamo continuato pagando spesso di tasca nostra. Grazie a Grandoni e a Scanavino il cinema ha continuato a vivere a Todi.

In tutto questo tempo non ci è mai pervenuta, né per iscritto né verbalmente, alcuna richiesta di pagamenti o alcuna messa in mora per nessuna delle strutture.

Ed ora, in modo articolato, tutte le puntualizzazioni

Palazzo del Vignola

  • Pagamento delle locazioni: dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2016 abbiamo pagato 65000 euro con bonifici bancari ed effettuato lavori indispensabili al funzionamento del palazzo e attestati da perizia giurata di un tecnico per altri 65000 euro. Totale 130.000 euro. Tutti i lavori fatti erano indispensabili per l’uso del palazzo, tanto è vero che per i primi quattro mesi, utilizzati per i lavori, fummo verbalmente esonerati dal pagamento del canone di locazione. I pagamenti iniziarono nel maggio 2011 e nessuno fino a poco tempo fa ha contestato questa circostanza. Ora ci è stato detto che la persona che aveva autorizzato non aveva titolo a farlo. La realtà è che all’inizio esisteva un pieno rapporto di collaborazione fra proprietà e affittuari nel comune interesse di far vivere il Palazzo e di contribuire alla vita tuderte. Tale collaborazione valeva anche per il cinema e per la Radio ed è venuta meno con il cambiamento delle persone addette. Torniamo a ribadire che è stata questa la prima volta che la proprietà ha avuto un reddito dal Vignola, a parte i tre anni di Spada.

 

  • -Si obietta che nel contratto, il conduttore dichiarava il Palazzo in buone condizioni e che “completamenti, arredi o rifiniture”  erano a carico del conduttore, rimanendo al locatore  solo le spese di manutenzione straordinaria.  Certo: ma un conto  è  una ispezione a palazzo  vuoto e fermo, un altro è l’esperienza con l’uso, dove appare, da subito,  la necessità di interventi all’inizio imprevedibili,  spesso  talmente imponenti ( altro che rifiniture e arredi!) da superare il livello della  manutenzione ordinaria.  Bene: sono stati eseguiti a spese del conduttore, senza coinvolgere il locatore, il quale oggi ha trovato il palazzo in perfette condizione e ha potuto subito affittare l’immobile in agosto senza effettuare il benché minimo intervento. In aggiunta abbiamo realizzato la sala multimediale con cabina di proiezione a norma, schermo e impianti video e acustici. Abbiamo realizzato anche la sala concerti, molto utilizzata, con un pianoforte da concerto da noi acquistato privatamente e che, ovviamente, e tornato di nostra proprietà ma a disposizione dei concerti della città.

 

  • -Sembra di capire che i lavori debbano essere giudicati non necessari perché il Palazzo  è rimasto poco utilizzato. Cosa intende, dunque, la Curia, per “molto utilizzato”? Riempito  nei suoi quattro piani, per tutto l’anno?  Allora, dovrebbe dirci quando mai  questo è avvenuto:  negli  anni d’oro della Mostra, quando accoglieva solo quella?  Nelle gestioni successive  al ’92,   uno o due anni e via?  Nella sua propria, dal 2004 al 2007, dove ha prodotto due  iniziative soltanto? O  magari  nella nostra, con sei anni ed oltre cinquanta eventi?
  • Ci viene rimproverato, con severità, di non aver compiuto il nostro dovere di onesti cittadini non pagando la Tari. Hanno ragione, non abbiamo pagato la Tari. Questo è avvenuto solo perché il Palazzo del Vignola non ha mai pagato la Tari dal 1993 ad oggi. E noi in buon fede pensavamo che ci fosse una sorta di esonero. Non ci sono pervenute cartelle né consegnati pregressi. Quindi se noi affronteremo il problema, per noi gravosissimo, della Tari sarebbe bello che la proprietà, per motivi etici, provvedesse anche lei al pagamento di tutti gli anni, dal 93 al 2010, di sua competenza, visto anche che il Palazzo è stato ristrutturato nel quadro della legge speciale per Todi e con danaro pubblico per circa 6 miliardi di lire (circa 3 milioni di euro).
  • Iniziative irrilevanti? Qui,  purtroppo è in gioco l’ignoranza, che per cortesia riassumiamo nel significato letterale di “disinformazione”. Ma, se si è disinformati, si tace! O ci si informa su chi  siano  Canino,  Rose,  Kounellis,  Zingaretti, Cordio, Bertolucci, Silvestri,  Della Loggia,  ci si fa  istruire da qualcuno su cosa sia il Festival dei Diritti e la Gioventù Musicale, associazione concertistica nota in tutto il mondo, e forse, allora, si capirà   che il peso di tali  eventi e presenze non va calcolato sul numero delle sale coinvolte, ma sul valore che esprimono e  conferiscono all’ edificio ospitante.
  • Liquidati poi come “minori” i saggi scolastici, per esempio della Scuola di Musica? Ma offrire ad una istituzione cittadina una sala da concerti per i saggi dei suoi allievi, e a titolo gratuito,  non è forse un’operazione sociale, il cui significato non dovrebbe sfuggire, soprattutto a chi  a sua volta si fa promotore di opere caritatevoli? E  non rientra forse nella cifra che sarebbe dovuta appartenere all’intero  Palazzo, se  avessero avuto luogo progetti altrove annunciati e promessi, di cui la Curia sa benissimo?  Ovviamente con risorse pubbliche: quelle dei gestori non bastano. E se nessun introito ne è derivato  al  locatore, a loro ancora di meno: anzi ci hanno speso sopra.
  • Piazzale parcheggio: è vero!| abbiamo permesso ad alcune persone, per vari motivi, di parcheggiare, ma non abbiamo richiesto compensi perché sapevamo e avvertivamo che l’autorizzazione era temporanea e collegata agli eventi del Palazzo e quindi spesso sospesa in occasioni di eventi e manifestazioni. Abbiamo chiesto solo 5 euro al mese con i quali provvedevamo a fare le pulizie del cortile che mai prima di noi e stato così curato, tenuto in ordine e ornato. Forse la proprietà ha pensato che noi avessimo ricavato chissà quali cifre, come avviene oggi per il cosiddetto ‘Orto del vescovo’, un tempo aperto come centro per giochi e attività giovanili e oggi trasformato in parcheggio al costo per ciascuna auto, si dice, di 600 euro annui!
  • Ci sono anche i gatti. Vero. C’è una colonia felina riconosciuta a termine di legge, di sei gatti ex randagi. Noi amiamo molto gli animali, come San Francesco. Gatti, cani e altri animali, come dice il poeta, ‘ so’ creature de Ddio, come che noi, sola diversità che so’ più ciuchi (G.G.Belli) Non hanno creato problemi sanitari perché sono stati accuditi da persone molto consapevoli e molto motivate. E nel palazzo non abbiamo mai visto un topo. In proposito c’è da dire che anche noi abbiamo trovato gatti quando siamo entrati nel Palazzo: all’interno, nelle sale, c’erano gatti morti e putrefatti, con attorno il liquame cadaverico. E allora il problema dell’igiene non esisteva? Meglio i nostri che sono vivi e vegeti, ben trattati e ben curati.
  • Il Bar. Abbiamo fatto il tentativo di tenere aperto il bar affidandolo a terzi in associazione in partecipazione (non in locazione). Volevamo dar vita al palazzo. Non pensavamo a guadagni che sapevamo impossibili. Abbiamo constatato che era impossibile.
  • Le antenne: da anni nel palazzo c’è una antenna di Aria con contratto stipulato dalla proprietà che percepiva un canone di affitto che ci fu detto essere di 5000 euro all’anno e che è stato percepito dalla Curia. La cosa non ci riguardava se non per il fatto che ci siamo sempre resi disponibili all’apertura e chiusura del Vignola e ad avvertire in caso di mancanza di energia elettrica. Tre anni or sono abbiamo noi autorizzato l’istallazione di altra antenna al prezzo di 1500 euro l’anno, comprensivo dei costi di energia elettrica che restava a nostro carico. Un guadagno netto quindi di 6-700 euro all’anno. Lo scorso anno fu istallata un’altra antenna. Alle stesse condizioni. Il nostro legale, quando è iniziata la procedura di restituzione, ci ha avvertito che essendo le antenne sul tetto, non avevamo il diritto di autorizzare tale istallazione. Abbiamo sbagliato. Abbiamo telefonato a Orvieto all’economo, ci siamo scusati e dato la disponibilità a rifondere la proprietà. Riconosciamo l’errore, non la malafede.

 

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Cinema Iacopone

 

  • Si contesta che ambedue i contratti sottoscritti dai vescovi Grandoni e Scanavino  fissano una quota d’affitto  annuale e che, qualora il Seminario avesse voluto fare una concessione gratuita, avrebbe fatto un comodato gratuito. Ma, a parte il fatto  che Mons. Grandoni parlò di “sconto affitto” solo nel periodo ’83-90, mentre per il successivo lo sospese e basta ( e a tempo indeterminato) nel 2002 noi volevamo restituire il cinema perché chiaramente deficitario ma il Vescovo ci chiese di continuare rinunciando alla locazione. Cosa che si è ripetuta dopo il pensionamento di Grandoni. Si noti che nessuno ha mai richiesto né verbalmente, né per iscritto, come avviene normalmente, i pagamenti. Per quanto riguarda il fatto che in quel tempo non fu fatto un contratto di comodato, è vero: si poteva fare. E’ una  inadempienza  sia nostra sia dei due   vescovi sopracitati, che hanno avuto tutto il tempo (tra l’altro  i più interessati, in quanto proprietari) per intervenire.  Invece  non l’hanno fatto, né hanno mai chiesto nulla. E noi abbiamo soprasseduto anche perché per noi la parola del Vescovo contava più di mille documenti formali. Abbiamo sbagliato perché siamo vecchi e abbiamo pensato che la parola contasse più di un pezzo di carta.  Vogliamo frustarci tutti, compreso il defunto? Ovvero si mette in dubbio che così sia avvenuto e  si ipotizza che noi siamo dei bugiardi? 
  • Si dice che un comodato gratuito sarebbe stato offerto alla direzione del Cinema, ma che questa avrebbe chiesto in aggiunta e in modo informale anche la ex sede di Radio Aut: ciò peraltro aveva un senso,   essendosi questa trovata ad ospitare gli uffici direzionali del cinema. E’ vero. Ci è stato chiesto addirittura di preparare noi uno schema di contratto di comodato, che abbiamo inviato. Ma è evidente che era solo una proposta, non una condizione irrinunciabile: sarebbe come dire che non potendo avere cento si preferiva rinunciare a tutto invece di prendere 80! Se si fosse risposto formalmente  alla mail inviata con una mail di rifiuto, si  sarebbe optato per il solo Cinema. E’ mai possibile pensare che chi vuole restare rifiuti un  comodato gratuito? Perché non è stato detto, più tranquillamente e in modo più veritiero, che c’era stato un ripensamento da parte della proprietà?
  • -Si afferma che i lavori eseguiti nel tempo, ritenuti di manutenzione ordinaria, sarebbero stati sempre  “gli stessi”.   Se così fosse,  il locale si presenterebbe oggi come lo trovammo nell’83:  una cosa tipo ospedale, con mattonelle bianche, lampade a palla ( da corsia), sedie di legno scricchiolanti, cessi come buglioli…e sarebbe privo della scala di sicurezza in muratura realizzata sul vicolo dei magazzini, con un costo molto rilevante. Lungi, invece,  dall’”essere gli stessi” ( stesso sarà, semmai il concetto, non le operazioni che ne derivano),  i lavori di aggiornamento e adeguamento  hanno comportato  altrettante ristrutturazioni, spesso di carattere straordinario, in cui è stato rifatto quasi tutto,  e ciò che c’era  prima ha dovuto essere  dismesso: però dopo essere stato comperato e pagato.
  • Il locale era a norma? I Lavori operosissimi effettuati nel 2013 sono stati seguiti e progettati da uno studio tecnico specializzato che ha deciso tutto quello che andava fatto e che noi abbiamo fatto eseguire e cioè: l’impianto elettrico totalmente nuovo, gli impianti di sicurezza totalmente nuovo (hanno idea i proprietari del costo di quelle operazioni?); poi i lavori di abbellimento: nuovo ingresso, nuova moquette, nuove tende, bagni interamente rifatti, nuovi arredi, nuove tende. Tutti i lavori sono certificati. Il costo del solo impianto elettrico e di sicurezza avrebbe ampiamente coperto cinque anni di affitto. La sala è stata aperta sulla base della documentazione e della scia presentata ai vigili del fuoco. Non abbiamo richiesto la visita della commissione di vigilanza comunale in attesa di definire i titoli in attesa del perfezionamento tramite esame dei patentini per la sicurezza anche se il personale e i gestori personalmente hanno frequentato i corsi appositi dei vigili del fuoco e hanno avuto il relativo attestata di frequenza ai corsi. Se qualcuno dell’amministrazione comunale pensava che la sala non fosse a norma, perché non ha fatto contestazioni o minacciato la chiusura della sala? Si tratta di omissione di atti d’ufficio? Oggi noi consegniamo una sala con tutti gli impianti in regola e a norma e con tutti gli arredi che la rendono gradevole (anche se qualcuno della proprietà li ha definiti modesti!) ad eccezione di quanto previsto dal contratto firmato da ambedue le parti.  
  • Si pretende che i due periodi di sospensione dell’affitto  ( ’83-‘90 e 2002-oggi)  siano serviti  a compensare le spese, per cui  l’Ente Proprietario le avrebbe “indirettamente pagate” e, addirittura,  gli apparterrebbe tutto quanto  è rimasto nel locale,  tanto dal  giudicare un sopruso  il portarselo via.  Qui è non è problema di disinformazione, qui ci si arriva da soli.  Se facessimo il conto di quello che è stato speso per adeguamenti elettrici e di sicurezza,  o sostituzioni impianti (solo nel 1998 oltre 100.000.000 di vecchie lire) e realizzazione delle scale di sicurezza, ricaveremmo cifre che ci consentirebbero di asserire che l’affitto è pagato per i prossimi 30 anni.!! E accanto a spese per attrezzeria, impianti, noleggio film personale,  non esiste dunque anche il lavoro dei gestori? Viaggi a Roma a scadenza mensile, rapporti con le case distributrici,   telefonate,   giornate intere  a stendere e rifare la programmazione, responsabilità di conduzione: tutto   questo non conta?  Risulta a qualcuno che  Retti e Tofanetti abbiano  mai chiesto  per sé  una lira o un euro, rispetto al servizio che facevano? O qualcuno crede  che guadagnassero  dagli incassi? Ma non sa,  costui, che gli incassi di monosala ( e del cinema quasi in generale) hanno cessato di essere guadagno da almeno quarant’anni  e servono a malapena per il mantenimento?   E’ così  difficile  capire che se Retti e Tofanetti, invece di effettuare versamenti mensili a proprio carico avessero preteso di guadagnarci, il Cinema avrebbe sbaraccato da tempo, come è avvenuto per tutte le monosale dei centri storici dell’Umbria?   E che, dunque, se si sostiene che  la sospensione dell’affitto ha pagato indirettamente le spese, si deve ugualmente ammettere che molto di  più lo ha fatto il loro volontariato?  
  • Si può aggiungere che dall’acquisto del digitale, coincidente con l’ultima generale ristrutturazione, Retti e Tofanetti,  lasciatisi alle spalle il più comodo  “non guadagnarci niente”, si sono dedicati a un meno comodo pagarsi in proprio la  nuova macchina con rate mensili e continueranno a farlo anche senza più Cinema?  E non dovrebbero nemmeno portarsela via, compreso tutto il resto?    

                                                               

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Radio Aut

Abbiamo preso agli inizi degli anni ’80 uno scantinato maleodorante con rifiuti vari e resti di oli combustibili. Lo abbiamo trasformato, a nostre spese, in una dignitosa sede della Radio di Todi con pavimentazione, moquette, muri divisori,  spazi per attrezzature e  portone antifurto. La Radio è vissuta fino al 2010. Per trenta anni abbiamo sempre pagato l’affitto, fino al 2012. Dal 2012, chiusa la radio, abbiamo sospeso i pagamenti in attesa che si definisse la situazione. Negli ultimi cinque anni non ci è pervenuta alcuna forma di messa in mora e di restituzione. Stavamo attendendo una definizione complessiva. Se qualcuno ci avesse chiesto il pagamento o la restituzione del vani non avremmo esitato a restituirla, come abbiamo ribadito in occasione di visite della proprietà con i carabinieri quando qualcuno pensava di creare una caserma in quelle strutture. La realtà è che per molto tempo la proprietà ha atteso che si definisse il rapporto con i carabinieri con un progetto che a nessuno piaceva se non al sindaco di allora e naturalmente alla proprietà.

In conclusione:  

Del Palazzo abbiamo scritto nel dossier che   è “inavvicinabile  in mancanza di risorse pubbliche”, come hanno dimostrato le precedenti gestioni. Inavvicinabile avrebbe  dovuto esserlo anche per noi,  se  non si fosse riposta fiducia in  altrui impegni, poi non mantenuti.   Commesso l’errore iniziale, da cui altri ne sono fatalmente derivati,  noi rivendichiamo, comunque,  una gestione continuativa di sei anni e non permettiamo che, per sminuirla o evidenziare insolvenze, non lo si riconosca.  E soprattutto non permettiamo una cosa: che gli interventi eseguiti  all’insaputa del locatore ( ma a spese del conduttore) siano letti come frutto di arbitrio, o giudicati voluttuari o, peggio, lesivi, mentre erano semplicemente necessari e  di tale importanza che,  in loro assenza  il Palazzo rimaneva  inservibile e non sarebbe   potuto mai funzionare,  né con noi, né con altri. Veda un po’ il locatore, che oggi ne è torna in possesso e ha potuto usarlo, senza alcun intervento, neppure di pulizia, per la terza edizione del TIMM  ( e per altre che verranno) se vale più questo o il cruccio di presunte rate non pagate!

Per il cinema, ci basta commentare quanto afferma la Diocesi, che si dice “consapevole dell’impoverimento che la chiusura… può provocare nella vita della città, anche se si considerano i numeri estremamente esigui dei fruitori del cinema Jacopone, ed è per questo che rinnova la sua disponibilità a concedere gratuitamente i locali del cinema a chi intendesse proseguire l’attività.”   

No, illustre Diocesi, la situazione è molto più grave di come vi appare, ancora una volta per disinformazione. I pochi fruitori erano:      

-ingressi  tra i tredicimila e quindicimila all’anno,  riferiti a  nove mesi di attività, dato che l’estate non può esservi compresa

  • “matinées” per studenti (a ingresso con cifra dimezzata) e, dunque, servizio, nonché collaborazione culturale
  • rassegne gratuite di cartoni animati per bambini e famiglie
  • rassegne di film d’autore, e stagioni di
  • collegamenti con teatri lirici, come Scala, Metropolitan, Covent Garden, per visioni di opere o balletti in diretta
  • recite teatrali e addirittura festival, malgrado la modestia del palco e degli arredi
  • accoglienza, a titolo gratuito ( tranne rimborso spese per il personale) delle recite natalizie prodotte da  elementari o asili,  a cadenza annuale e non solo.
  • accoglienza ad ingresso ridotto (praticata per alcuni anni) delle ospiti di Palazzo Francisci-Nido delle Rondini.

Tutto questo erano i pochi fruitori, ora   interrotto in modo probabilmente irreversibile.  Ma ci si dice che si tenterà di rimediare offrendo i locali gratuitamente per una ripresa dell’attività.  Ah sì?   noi ci si caccerebbe  in  quanto affittuari insolventi ( e ci è stato raccontato quale  danno ne è  venuto per mancanza di introiti etc..etc..etc…), poi si continuerebbe con il gratuito?  Solo perché i gestori sarebbero altri e non più noi?  

E visto che è stato scritto che la Diocesi, in mancanza di questi affitti non poteva provvedere ad ‘opere di misericordia’ se la sala verrò data gratuitamente, che fine faranno le opere di misericordia?

Abbiamo la coscienza tranquilla. In questi trentacinque anni, con varie iniziative culturali, e con Radio, Cinema e Vignola, abbiamo reso un servizio alla città. Non abbiamo mai intascato una lira né un euro, anzi, molto spesso, abbiamo pagato di tasca nostra. E continueremo a pagare, con la nostra pensione, i debiti del cinema.

N.B.

  • Come abbiamo fatto con il nostro dossier presentato il 20 luglio, non facciamo nomi né attacchiamo persone. Non è questo il nostro obiettivo. Vogliamo solo ribadire il nostro ruolo e la bontà del nostro lavoro, con il massimo rispetto per la Chiesa e per ciò che rappresenta per noi e per la comunità tutta.
  • Quando mai avevamo  chiesto  “di addivenire ad una dichiarazione congiunta al termine delle transazioni stesse”?    Era  stata ipotizzata, e non da noi e molto vagamente, nella fase iniziale, quando si poteva sperare in una conclusione condivisa. Poi non più.   Piuttosto  è la Curia ad aver  giocato con le date,  prima annunciando, poi  rinunciando, poi zitta per un mese,  fino a giustificare il ritardo di due mesi ( 14 giugno-17 agosto) come dovuto  all’attesa della cosiddetta “congiunta”.  Dimenticando che del mancato accordo ne aveva dato la prova essa stessa, quando il vescovo disse  che avrebbe parlato ( lui e non altri) “dopo il 25”, per  correggere notizie “pretestuose, infondate o almeno parziali”.  Si era al 14 giugno. Perché poi  non lo fece?  Lui disse  “per rispetto del delicato momento”, alludendo al ballottaggio, che peraltro non c’entra nulla con una questione del genere.  E allora perché mantenere il silenzio  anche dopo il 25, quando il “delicato momento” era passato?   Se non si era concordato su una “dichiarazione congiunta”,  era evidente che ognuno ne avrebbe fatto di separate,  come risultò chiarissimo ( e fu anche detto) il 27 giugno al Vescovado di Orvieto, sede dell’ ultimo incontro non esattamente cordiale.   Del resto,  noi  siamo stati invitati, o avvertiti, quando in tempi non ancora sospetti e a nostra insaputa, qualcuno,  a nome della Curia e del Comune,  contattava il gestore del cinema di Marsciano per offrirgli quello di Todi?     
  • Ora andiamo a  “Città Viva”, inopportunamente citata  per tentare una tardiva   giustificazione  dei silenzi  tenuti sugli  articoli di  Federico Panzetta e  Giuseppe Maccaglia, tutti orientati sulla   all’accentramento, materiale e decisionale,  della Diocesi in  Chi vuole se li vada a rileggere: ben cinque,  per complessive undici pagine, a cui non si è data mai risposta. Liberissima la Curia di non darla, ma non di  instaurarne, oggi,  un nesso fittizio   con i mancati  introiti  del Vignola e dello Iacopone, che non c’entrano niente con le obiezioni di Panzetta-Maccaglia, mentre noi tutti ricordiamo benissimo  che il Vescovo Grandoni, pur senza tali introiti  (mai avuti dal  Vignola, come  è noto a tutti)  e senza fare alcun dirottamento di risorse,  mantenne una Diocesi economicamente fiorente, e  tale   l’ha lasciata ai successori.

Manfredo Retti per Associazione Jacopone

Francesco Tofanetti per Associazione Marte

LA LIBRERIA AURORA,CON SEDE A SPOLETO,FESTEGGIA I DUE ANNI CON TANTA MUSICA E INIZIATIVE CULTURALI . Sabato 2 e domenica 3 settembre nell’area verde San Cipriano, stand, concerti, camping e bar

 

Importante traguardo per l’Associazione culturale Aurora e per l’omonima libreria spoletina di via dell’Anfiteatro 12. Ha, infatti, da poco compiuto il secondo anno di vita il progetto nato dalla volontà di un gruppo di giovanissimi ragazzi di Spoleto di costruire una realtà alternativa alla “stagnate condizione in cui verte l’ambiente culturale artistico locale”. Per festeggiare questo secondo anniversario di attività, l’Aurora organizza una due giorni di festeggiamenti, sabato 2 e domenica 3 settembre, a Campello sul Clitunno, nell’area verde San Cipriano.

“Nasciamo come critica alle norme culturali imposte dalla nostra società – commenta Yuri Di Benedetto, presidente dell’associazione Aurora –. Non solo crediamo che si possa costruire un mondo diverso e un uomo nuovo, ma pensiamo che tutto ciò sia sempre più necessario. Guardiamo al futuro con entusiasmo convinti che il sapere sia potenza. E per questo nobile fine ci impegniamo fortemente ogni giorno”.

Dal 2015, anno della fondazione del progetto e della libreria, sono già diverse decine le persone e, soprattutto, i ragazzi che si sono avvicinati all’Aurora promuovendo progetti e iniziative mirati alla ricostruzione di un immaginario “dinamico, edificante e stimolante – come ci tiene a sottolineare Di Benedetto –”.

Ricco e articolato è il programma della festa dell’Aurora. Si parte sabato 2 settembre, alle 11.30, nel municipio di Campello sul Clitunno con il saluto dell’amministrazione comunale all’Ambasciata di Cuba in Italia presente nel paese umbro per partecipare all’incontro previsto nel pomeriggio dal titolo ‘Cuba socialista’. L’iniziativa si terrà alle 17 e vi interverranno il primo segretario dell’Ambasciata cubana Mauricio Martinez Duque, oltre a membri dell’associazione Patria socialista e del Fronte della gioventù comunista. La sera, quindi, spazio alla musica dal vivo con Folwark, Ricovero, Mosquitoes, The Dirty Jobs e No More Lies che si alterneranno sul palco a partire dalle 20.

Il giorno seguente, domenica 3 settembre, alle 17, si terrà il dibattito ‘1917-2017 Centenario della rivoluzione d’Ottobre’. Vi prenderanno parte Paolo Spena, vicesegretario nazionale del Fronte della gioventù comunista, e un membro dell’ufficio politico del Partito comunista. La sera, a chiudere i due giorni di festeggiamenti, sempre a partire dalle 20, sono previsti i concerti di Sgominare l’impuro e dei Briganti ‘Longstone’s Folk’ e il dj set di Rude Toto.

Due giornate, insomma, all’insegna di dibatti, politica e musica rock, con illustri relatori e gruppi musicali locali.

Saranno presenti anche stand e materiale di varie associazioni politiche e culturali, locali e nazionali.

Il costo dell’ingresso è di 5 euro ogni giorno. Nell’area sarà possibile campeggiare liberamente e saranno presenti stand gastronomici e bar. Per informazioni:ass.cult.aurora@gmail.com e pagina Facebook ‘Libreria Aurora’.

Lega Nord Todi, Toni Aiello: “Per noi il problema non è dove si vuole sedere il consigliere Massetti, ma se è in grado di rappresentare il consiglio nel ruolo per il quale è stata eletta. Ad oggi, fatti alla mano, abbiamo seri dubbi”

 

“Parliamo di politica oppure stiamo assistendo alla trama di qualche spettacolo del Todi Festival?” A chiederselo è la Lega Nord Todi, per voce del suo commissario cittadini Toni Aiello all’indomani della nota del Pd in difesa del consigliere Massetti. “La dialettica politica è interessante e fruttuosa quando comunica e tenta di proporre qualcosa di costruttivo, nell’interesse della comunità, tuttavia leggere i comunicati del PD ci riporta alla mente un canovaccio drammaturgico che poco ha a che fare con l’amministrazione di un comune. Non è nostra intenzione rispondere agli insulti – si legge nella nota – lasciamo ai più esperti politici del PD tale esclusiva. Il nostro impegno nell’amministrazione comunale è sotto gli occhi di tutti i cittadini i quali possono, già dai primi mesi, vedere e comprendere il cambio di passo dell’amministrazione comunale e constatare l’impegno per risolvere i tanti problemi ereditati dalla amministrazione uscente che seguendo il mantra della politica autoreferenziale, tipica della sinistra, per anni ha gestito la cosa pubblica ignorando le reali esigenze dei tuderti. Abbiate almeno l’onesta intellettuale, prima di parlare di confusione dovuta al sole di agosto della Lega, di vedere l’enorme confusione e mancanza di linea politica in quello che fino a pochi mesi fa era il partito che amministrava la nostra città

. Cari amici del Pd abbiamo le spalle abbastanza forti per ignorare i vostri insulti e le vostre insinuazione, ma assumetevi una volta ogni tanto le vostre responsabilità ed abbiate rispetto per il consiglio e per la città di Todi. In gran parte delle assise comunali umbre e nelle più alte sedi istituzionali quali Provincia a Regione, esiste uno scranno dell’ufficio di Presidenza ove risiedono gli eletti. Chiedere al consigliere Massetti di sedersi nel posto a lei assegnatole non vuol dire “imbavagliare” un rappresentante della comunità, anche perché per quello ci hanno già pensato i tuderti due mesi fa. Non temiamo gli interventi del consigliere Massetti, come invece scritto nella nota del Pd, il regolamento parla chiaro:  ogni qual volta la Vice Presidente vorrà intervenire dovrà semplicemente fare quattro passi e sedersi negli scranni dei consiglieri, ciò che noi rivendichiamo si chiama rispetto per le istituzioni. Il nostro pensiero e il nostro agire – conclude la nota – è rivolto esclusivamente al popolo tuderte e ci scuserà il consigliere Massetti, ma per noi il problema non è dove si vuole sedere ma se è in grado di rappresentare il consiglio nel ruolo per il quale è stata eletta, ad oggi, fatti alla mano abbiamo seri dubbi”.

Imposta di soggiorno ad Assisi: NO di Federalberghi – Confcommercio. Nel periodo gennaio – maggio 2017, il comprensorio di Assisi ha perso il 27,23% degli arrivi e il 26,85% delle presenze, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

No di Federalberghi della provincia di Perugia all’ipotesi di introdurre l’imposta di soggiorno anche nel Comune di Assisi. Gli imprenditori del territorio aderenti a Federalberghi Confcommercio, che su questo tema si sono incontrati anche nei giorni scorsi, intendono ribadire la loro contrarietà nei confronti di una misura che, come da anni sostiene la maggiore organizzazione del settore, non risolve di certo i problemi del turismo. Tutt’altro!

“Parteciperemo alla riunione indetta dall’amministrazione comunale il prossimo 1° settembre – commenta Simone Fittuccia, vicepresidente Federalberghi della provincia di Perugia e tra i delegati per il territorio di Assisi – ma vogliamo subito chiarire la nostra posizione in merito all’introduzione dell’imposta di soggiorno. Ai tanti motivi di contrarietà che abbiamo spiegato in anni di battaglie, ad Assisi se ne aggiungono ulteriori, che sono seri e vanno presi in seria considerazione. A cominciare dal fatto che quello di Assisi è oggi tra i territori più colpiti dalla crisi post terremoto. Non sarà certo l’introduzione di un ulteriore balzello sul turismo a invertire questo drammatico trend”.

I dati ufficiali parlano chiaro.

Nel periodo gennaio – maggio 2017, il comprensorio di Assisi ha perso il 27,23% degli arrivi e il 26,85% delle presenze, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ad Assisi, inoltre, il turismo è in gran parte organizzato: il genere di turismo più facilmente disincentivato anche da piccolissimi aumenti di spesa.  Sul quale pesa, non bisogna dimenticare, anche l’obbligo di checkpoint  per i bus turistici che arrivano ad Assisi.

“Parlare oggi di una importa di soggiorno che partirebbe il prossimo anno – aggiunge Simone Fittuccia – non aiuterà certo a recuperare quello che abbiamo perso. E nemmeno a risolvere il problema dei contratti già sottoscritti per la prossima stagione.

Siamo naturalmente disposti al dialogo. Ma pesano come macigni le esperienze già vissute con altre amministrazioni umbre, che hanno già introdotto l’imposta di soggiorno assicurando che il turismo ne avrebbe tratto benefici e che le risorse sarebbero state impiegate nel settore.

Non vogliamo fare il processo alle intenzioni, ma possiamo assicurare che altrove le promesse non sono state mantenute, a partire da quella di coinvolgere le associazioni nei progetti di impiego delle risorse, peraltro ottenute utilizzando gli albergatori come sostituti d’imposta.

All’amministrazione comunale di Assisi – conclude Fittuccia – vogliamo ribadire che semmai si dovesse introdurre l’imposta di soggiorno, nonostante la contrarietà degli imprenditori del settore, questi ultimi dovranno essere coinvolti, attraverso le associazioni maggiormente rappresentative, su tutte le scelte di utilizzo dei fondi, compresi tempi e modalità operative. Ma ci auguriamo, naturalmente, che l’amministrazione comunale voglia fare un passo indietro su questa ipotesi”.

 

Nestle’. Macchiesi (Flai Cgil), ci attende autunno difficile Il 27 settembre prossimo incontro al MISE

 

“Negli stabilimenti e negli uffici italiani della Nestlè ci attende un autunno difficile. Negli ultimi cinque anni il Gruppo ha ridimensionato notevolmente la produzione in Italia con cessioni della caramelle Rossana e Ore Liete; i surgelati Valle degli Orti, Mare Fresco, le acque minerali San Bernardo, Pejo, Recoaro e i gelati; tutto questo ha significato una riduzione di addetti di circa il 24.5 %. E il quadro tende a deteriorarsi ulteriormente per la grande incertezza sul futuro dello stabilimento di Moretta (Cuneo), il sostanziale blocco del piano industriale per il rilancio della Perugina e la riorganizzazione dei servizi centrali”. Lo dichiara Mauro Macchiesi, Segretario nazionale Flai Cgil.
“Alle difficoltà strutturali della Nestlè Italia si è aggiunta la situazione societaria della Nestlè Mondo, dove il fondo di investimento “Third Point” ha acquisito oltre 40 milioni (1,3 % di tutto il capitale), diventando così l’azionista più importante del Gruppo che ha chiesto un innalzamento del 5% della redditività  operativa, revisione dei businesses e il riacquisto di azioni proprie, vale a dire spostare enormi risorse da progetti di investimento a un uso finanziario per un valore triennale di circa 30 mld.
Avendo deciso che il Focus di Nestlè sarà sulla categoria del caffè, del petcare, della healthcare, dell’acqua e dei cibi per l’infanzia, cosa succederà in Italia nel comparto del cioccolato, la Perugina è destinata a fare la fine dei marchi del settore cioccolato e snack degli Stati Uniti che sono in vendita. Quale sorte avranno i 60 milioni di investimento per fare dello stabilimento della Perugina un hub internazionale del cioccolato?”
“La presenza della multinazionale Nestlè in Italia nel campo del food ha avuto una funzione strategica per tutto il settore, ci auguriamo – conclude Macchiesi- che il Ministero dello Sviluppo Economico, che sta seguendo la vertenza, riesca a convincere la Nestlè che serve maggiore chiarezza sulla strategia futura nel nostro Paese e che almeno le risorse derivanti dalle dismissioni siano reinvestire nel mondo del lavoro italiano e non sacrificate sull’altare di speculazioni finanziarie internazionali. Il 27 settembre al MISE si terrà il secondo incontro per il futuro della Perugina e ci auguriamo di non dover assistere all’ennesimo giochetto degli esuberi non esuberi e che da parte della Nestlè Italia sia presentato un piano industriale serio e credibile, non esiste l’alternativa all’hub internazionale sul cioccolato: la Perugina è la storia del food industriale del nostro paese il suo ridimensionamento sarebbe uno spot negativo per l’intero sistema industriale italiano”.

Todi Festival, Vittorio Sgarbi e Roberto Vecchioni si preparano ad accendere piazza del Popolo

 

Piazza del Popolo si prepara per accogliere i due grandi eventi all’aperto che completeranno, con due esclusive per l’Umbria, il cartellone dell’edizione 2017 di Todi Festival: lo spettacolo Michelangelo con Vittorio Sgarbi, in programma sabato 2 settembre, e il concerto di Roberto Vecchioni impegnato ne La vita che si ama tour. L’esibizione del celebre cantautore italiano si svolgerà domenica 3 settembre.

“Siamo entusiasti di accogliere due artisti così importanti nella nostra città, due giganti del panorama culturale italiano, offrendo loro un palcoscenico d’eccezione come la nostra piazza del Popolo. La qualità e la bellezza sono due tratti distintivi di questa edizione del festival e noi desideriamo che siano elementi sempre più caratterizzanti anche per Todi” commenta il sindaco di Todi, Antonino Ruggiano.

In esclusiva per l’Umbria, la stupefacente arte di Michelangelo Buonarroti si farà palpabile alle molteplicità sensoriali, attraversate dal racconto del Prof. Vittorio Sgarbi, contrappuntate in musica da Valentino Corvino(compositore, in scena interprete al violino, viola, oud ed elettronica), insieme alle immagini rese vive dal visual artist Tommaso Arosio. Verrà così ricomposto un periodo emblematico, imprescindibile ed unico nell’arte, e assieme all’ambizione di scoprire un Michelangelo inedito, non resterà che farci sorprendere. DoppioSenso è un progetto di Valentino Corvino e Tommaso Arosio, dedicato allo studio delle relazioni profonde esistenti tra suono e immagine. Linguaggi, tecnologie e immaginari della contemporaneità rielaborati e messi alla prova nello sviluppo di opere sceniche, performance ed installazioni. Lo spettacolo è prodotto da Promo Music.

Roberto Vecchioni proporrà al pubblico di Todi i suoi successi arricchiti dalle canzoni dell’ultimo album Canzoni per i figli, uscito a novembre contenuto in un cofanetto in abbinamento all’ultimo libro dal quale lo spettacolo prende il nome. Il cantautore è tornato in studio di registrazione, tre anni dopo il disco d’oro Io non appartengo più, per incidere le nove canzoni dedicate ai figli e il brano inedito Che c’eri sempre, poesia musicata scritta per la mamma.

Entrambi gli spettacoli inizieranno alle 21.30.

Biglietti in prevendita sul sito www.todifestival.it o alla biglietteria allestita all’ex Caffè del Teatro, paerto dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 21, Per informazioni è attiva, negli stessi orari di apertura, la linea dedicata 327 6353257.

Todi Festival vi aspetta fino al 3 Settembre 2017!

Comunicato stampa Todi Civica

 

Il Consigliere del gruppo Todi civica Floriano Pizzichini ha depositato presso la segreteria comunale una mozione propositiva per l’istituzione di una consulta che si occupi di territorio e valorizzazione delle tradizioni.
Si premette infatti la valorizzazione del territorio e dei prodotti tipici ad esso collegati si pone come un
nuovo strumento per fare turismo e che Il territorio tuderte, oltre al patrimonio storico, artistico, paesaggistico, vanta un patrimonio di tradizioni enogastronomiche da conoscere e diffondere e che possono creare economia e ricchezza.
L’ agricoltura, la caccia e la pesca, occupano nella realtà tuderte un posto di sicuro prestigio e rilievo che va valorizzato e sostenuto.
Pertanto si ritiene utile un organismo che possa esaminare, discutere ed esprimere pareri sulle principali tematiche del settore agricolo, della caccia, della pesca e della salvaguardia del territorio in unnclima di concertazione e collaborazione
Nella mozione Pizzichini chiede che il consiglio comunale provveda alla costituzione della “CONSULTA PER L’AGRICOLTURA, LA CACCIA, LA PESCA E LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO” ( e relativo regolamento) quale organo consultivo per il collegamento tra istituzioni, territorio ed operatori del settore. La suddetta consulta, a carattere non oneroso, presieduta dal Sindaco, avrà il compito di valorizzare e salvaguardare il territorio attraverso la conoscenza delle realtà locali
ambientali, culturali, del mondo produttivo ed enogastronomico.
Promuovere  politiche di sostegno alla commercializzazione dei prodotti tipici.
Avvicinare i bambini ed i ragazzi al mondo degli animali favorendo percorsi guidati e visite alle strutture che sono in grado di offrire ospitalità.
Incentivare la produzione dei prodotti biologici.
Promuovere la collaborazione tra le aziende agricole per la creazione di un marchio che identifichi il territorio e le sue peculiarità.

Todi Civica

Comunicato Stampa Mostre Todi Festival 2017

 

Sono state inaugurate nel weekend appena trascorso, tutte le Mostre di Arte Contemporanea del Todi Festival 2017. Grandissimo successo di pubblico e partecipazione per tutti i Vernissage. Marco Tirelli. Robin Heidi Kennedy. Silvia Ranchicchio. Gianni Moretti. Questi gli artisti che stanno esponendo a Todi.

Per la Sala delle Pietre, il noto artista della Scuola Romana Marco Tirelli ha realizzato un’installazione composta da dieci tele di grandissime dimensioni, in diretta relazione con lo spazio architettonico. Nel solco della sua poetica, dove la luce e l’ombra creano lo spazio, queste opere propongono all’occhio dell’osservatore l’enigma del visibile.

Si intitola invece, “La sposa di Plutone”, la mostra di Robin Heidi Kennedy, ed è composta da sedici sculture in bronzo, gesso e resina, raffiguranti vari personaggi mitici e mitologici.

Tra loro il ricco Dio degli inferi Plutone, perso in un triste e crudele amore per la bella Persefone, da lui rapita e trascinata nel purgatorio.Nella Mostra vi è anche una raffigurazione del Baubo, l’unica figura mitologica capace di alleviare la sofferenza di Demetra con la sua comicità.

Nello spazio UNU unonellunico in Via del Mercato Vecchio è in corso invece la mostra “Crisomallo” dell’artista perugino Gianni Moretti.
L’installazione prende corpo dal mito greco di Crisomallo, ariete alato capace di volare e comprendere il linguaggio umano, il cui vello d’oro portava ricchezza, potenza e protezione a chi lo possedeva.

Infine, nei Voltoni Comunali è visitabile la Mostra di Silvia Ranchicchio, scultrice tuderte che vive e lavora a Milano.

La Mostra, dal titolo “Gli Strati Tolti”, racchiude gli ultimi lavori dell’artista in ceramica, trattata con estrema delicatezza. Le opere sono composte da una molteplicità di strati che rappresentano i tanti livelli che ognuno di noi deve superare per arrivare alla propria essenza.

Le prime due Mostre rimarranno aperte sino alla metà di Ottobre, quella di Silvia Ranchicchio sino alla metà di Settembre, la mostra di Moretti per tutta la durata del Festival.

Assessorato alla Cultura Comune di Todi

A ‘COLFIORITO E IL MARE’ CHIUSURA CON IL RADUNO DEI TRATTORI AGRICOLI

 

A Colfiorito di Foligno la tradizionale patata rossa ha abbracciato, in un connubio originale e di successo, il pesce del mare Adriatico. Dal 25 al 27 agosto, nel suggestivo scenario dell’altipiano è andata in scena la terza edizione di ‘Colfiorito e il mare’, una sorta di seconda parte della Sagra della patata rossa che si è svolta a cavallo di Ferragosto. Ad allietare i visitatori, tutte le sere si sono avute cene-degustazione ma anche attrazioni musicali, giochi, stornellatori e incontri sullo sviluppo del territorio. In chiusura della manifestazione, si è tenuto anche un raduno di trattori agricoli, con la partecipazione di Coldiretti Umbria, che ha visto la presenza di diverse decine di mezzi.

“Questa festa – ha commentato Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria – esalta le tipicità del territorio richiamando tantissime persone. Tipicità significa prodotti sani e genuini e il raduno dei trattori vuole dare il segno di come l’uomo, attraverso l’ausilio della tecnologia, riesca oggi a coltivare prodotti sempre più buoni e con un minore impatto ambientale, limitando l’uso di fitofarmaci. È grazie a queste stupende macchine e al lavoro agricolo se riusciamo a mantenere questo ambiente così bello e attrattivo, anche da un punto di vista turistico”. La benedizione dei mezzi è stata, in quest’ottica, l’occasione anche per una riflessione e un approfondimento sui temi del creato e del rispetto della natura. I trattori hanno quindi sfilato tra le bellezze del parco regionale mentre gli agricoltori, dopo un goliardico pranzo che li ha visti riuniti negli stand della festa, hanno potuto avere un contatto diretto con i cittadini in visita all’evento.

“Simili sagre – ha affermato l’assessore regionale Luca Barberini, presente anch’egli a ‘Colfiorito e il mare’ – sono la testimonianza di una comunità viva che sa reagire ai problemi e che trova attraverso queste forme di aggregazione le risposte alle difficoltà che l’anno colpita. Quest’anno ricorrono i venti anni dal terremoto del ‘97, due decenni difficili ma che hanno permesso un forte cambiamento di questo territorio. Da ultimo, il completamento della Strada statale 77 che unisce Foligno e Civitanova Marche che ha dato un’opportunità di sviluppo e di un più forte legame tra Umbria e Marche”. “Questa strada ci ha ‘aperto un mondo’ – ha spiegato Stefano Morini, presidente del comitato organizzatore della sagra –. Prima eravamo isolati dal territorio circostante, mentre adesso, con questa arteria di grande viabilità, potremo crescere e migliorare i rapporti di collaborazione con i nostri vicini”.

“L’apertura di questa strada – ha aggiunto Agabiti – può rafforzare gli scambi commerciali, lo scambio tra le popolazioni, dare maggiore visibilità a questi prodotti tipici di montagna e consentire un flusso di persone che vengono ad acquistare direttamente sul posto”. E lo sposalizio tra la patata rossa di Colfiorito, i prodotti tipici della montagna umbra e il pesce del mare Adriatico sembra andare proprio nella direzione indicata dal presidente di Coldiretti Umbria.