Il MoVimento 5 Stelle Todi apprende con sollievo la conclusione della vicenda che ha visto coinvolta una attività commerciale del territorio e che vedrà, caso raro, un istituto soccombere in vece di una impresa o di un cittadino. Fondamentale, in questo caso, il ruolo dell’associazione SoS Utenti che ha seguito e fornito assistenza legale e tecnica per il caso, e che pubblicamente ringraziamo.Gen 12
M5S TODI: L’AMMINISTRAZIONE SI ATTIVI PER ASCOLTARE E DARE SUPPORTO AI CITTADINI E ALLE IMPRESE TUDERTI.
Il MoVimento 5 Stelle Todi apprende con sollievo la conclusione della vicenda che ha visto coinvolta una attività commerciale del territorio e che vedrà, caso raro, un istituto soccombere in vece di una impresa o di un cittadino. Fondamentale, in questo caso, il ruolo dell’associazione SoS Utenti che ha seguito e fornito assistenza legale e tecnica per il caso, e che pubblicamente ringraziamo.Gen 11
COLDIRETTI: IN UMBRIA IL 100% DEI PRODOTTI DOP E IGP NASCE SUL TERRITORIO DEI 60 PICCOLI COMUNI DELLA REGIONE
In Umbria il 100% dei prodotti Dop e Igp nasce sul territorio dei 60 piccoli comuni della regione: dalla Lenticchia di Castelluccio alla Patata Rossa di Colfiorito, dal Farro di Monteleone al Prosciutto di Norcia. È quanto emerge dall’esclusivo studio Coldiretti/Symbola su “Piccoli comuni e tipicità” presentato dalla Coldiretti e dalla Fondazione Symbola oggi a Roma a Palazzo Rospigliosi in occasione dell’apertura dell’anno nazionale del cibo italiano nel mondo, per raccontare un patrimonio enogastronomico del Paese custodito fuori dai tradizionali circuiti turistici, che potrà ora essere finalmente valorizzato e promosso grazie alla nuova legge n.158/17 che contiene misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni.
La nuova normativa prevede misure per favorire la diffusione della banda larga, la promozione dell’agroalimentare a filiera corta, il turismo di qualità. La legge punta su una dotazione di servizi adeguata, sulla cultura, sulla manutenzione del territorio, sulla tutela dell’ambiente, sulla messa in sicurezza di strade, scuole e del patrimonio edilizio pubblico.
Quella delle realtà sotto i cinquemila abitanti – spiega Coldiretti – rappresenta in Umbria una rete diffusa su oltre il 39% del territorio, con una presenza che unisce il senso di comunità all’appartenenza geografica e la custodia di valori e tradizioni come quella del cibo e dei prodotti tipici.
I 60 borghi regionali al di sotto dei cinquemila abitanti, rappresentano il 65,22% dei 92 Comuni umbri. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, nei piccoli Comuni umbri vivono 126.792 abitanti, il 14,26% sul totale di 888.908 abitanti in regione. I territori dei piccoli comuni umbri danno origine o hanno a che fare con tutti i prodotti Dop e Igp della nostra regione e con tante altre specialità note e tradizionali, ma i borghi assicurano spesso anche una maggiore qualità della vita, dalla sicurezza al cibo.
I prodotti tipici dei comuni con meno di 5mila abitanti – conclude Coldiretti – raccontano la storia di un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali per la popolazione locale ma anche per il numero crescente di turisti italiani e stranieri che vanno alla ricerca dei tesori nascosti del Belpaese.
Gen 10
ACQUASPARTA, SI LAVORA A PIENO RITMO PER PREPARARE IL CARNEVALE DEI BAMBINI
Neanche il tempo di archiviare le festività natalizie ad Acquasparta che già si è pronti per un’altra festa, anche questa molto attesa dai più piccoli. Stanno lavorando a pieno ritmo, infatti, i volontari del Comitato del ‘Carnevale dei bambini di Acquasparta’, appuntamento che colorerà le strade del borgo ternano le domeniche 28 gennaio, 4 e 11 febbraio (in caso di maltempo una sfilata sarà ripetuta domenica 18).
Pochi ingredienti, vernici, colla, fogli di giornale per realizzare la cartapesta, ma anche tanta fantasia unita all’abilità artigianale e, soprattutto, alla passione, per dare forma ai tre carri della 25esima edizione. I giganti meccanici misurano 12 metri di lunghezza e quattro di larghezza mentre il più alto, ‘Mazinger – la leggenda’, sfiora gli undici metri (gli altri sono ‘Supereroi’ e ‘Il circo’). A questi, impegnati nella sfilata che interessa via Roma e via Cesare Battisti, si aggiungono i mini-carri: Il brucomela, Il trenino, La diligenza, La regina del mare e Le tazze girevoli, che porteranno a spasso per il centro storico i più piccini. Qui, per ristorarsi, c’è la taverna ‘La cantina’, aperta dal 2 all’11 febbraio, ogni sera, e domenica 4 e 11 anche a pranzo (su prenotazione al numero 349.4376884).
“Anche quest’anno – ha dichiarato Sergio Saveri, coordinatore del Carnevale – il nostro pensiero è rivolto ai bambini. Ci siamo messi a lavoro già dalla primavera per consegnare uno spettacolo unico che siamo sicuri coinvolgerà anche gli adulti attraverso majorettes, orchestra dal vivo ma anche artisti di strada. E ai bambini regaleremo peluche, gadget e palloncini. È per loro, principalmente, che organizziamo questa festa che abbiamo voluto mantenere a ingresso gratuito seppure con qualche sacrificio perché il budget non è alto. Abbiamo il patrocinio del Comune, il contributo degli sponsor e organizziamo anche una lotteria per sostenere le spese”. I premi in palio sono quattro buoni benzina del valore di 500, 300, 200 e 100 euro, che saranno assegnati con l’estrazione finale del 24 febbraio effettuata alla presenza di un pubblico funzionario (i biglietti vincenti saranno comunicati sul sito carnevaleacquaspar.wixsite.com/carnevaleacquasparta nonché sulla pagina Facebook ‘Carnevale dei bambini di Acquasparta’).
Tornando alla sfilata dei carri allegorici, sempre molto apprezzata anche con presenze dal vicino Lazio, tante sono le maestranze che collaborano: c’è Luciano, che non ha mai saltato un’edizione, alle prese con la cartapesta; Giancarlo, che cura la parte elettrica e meccanica; Riccardo, creatore dei bozzetti che danno origine ai personaggi protagonisti dei carri; Ilaria, la costumista che veste le maschere in scena sui carri e tanti altri. Ognuno ha il suo compito anche se tutti aiutano tutti e il risultato finale è che l’eco di questo carnevale arriva oltre i confini regionali.
“Veniamo contattati spesso – ha spiegato Saveri – da persone interessate ad acquistare alcuni pezzi dei nostri carri allegorici. Quest’anno, per esempio, ci hanno chiamato da Belvedere marittimo (ndr, in provincia di Cosenza), perché interessati a Doraemon, un personaggio presente in un carro dello scorso anno. Vedremo se riusciremo a esportare un’Umbria diversa in giro per l’Italia”.
Gen 10
FRANCESCO PASCOLINI NUOVO REFERENTE REGIONALE UECOOP. SCELTI I DELEGATI UMBRI PER ELEZIONE NUOVI ORGANI NAZIONALI
È Francesco Pascolini di Gubbio, presidente della cooperativa “Il Garden”, il nuovo Referente regionale Ue.Coop Umbria.
Nel corso dei lavori per la sua elezione, alla presenza del Coordinatore organizzativo nazionale Vincenzo Sette, sono stati anche nominati i delegati per l’assemblea nazionale in programma a Roma nel prossimo febbraio per l’elezione dei nuovi organi.
All’adunanza regionale a Perugia, Pascolini, che succede a Marcello Roggi, ha ricordato come a Ue.Coop sezione Umbria aderiscano cooperative regionali appartenenti a vari settori, dal sociale fino all’ambito agricolo. L’Unione Europea delle Cooperative (Ue.Coop) mette al centro delle proprie azioni la persona ed i territori, capitale umano e sociale, ricchezze naturali e culturali, risorse uniche del nostro Paese, sul quale fondare una stagione di crescita che coniughi Pil e qualità della vita.
Alla base dei principi ispiratori di Ue.Coop – ha affermato Vincenzo Sette – vi è un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile; una rappresentanza capace di rivolgersi alla gente, alle comunità, di capire e aprirsi al mondo.
Il presidente e il direttore della Coldiretti Umbria Albano Agabiti e Diego Furia, nel ricordare l’importanza del sistema cooperativo umbro, hanno sottolineato come nel settore agroalimentare esso abbia una rilevanza economica e sociale di primo piano che può crescere ulteriormente nel prossimo futuro.
Gen 09
DIMISSIONI FERRUCCI. CHAPEAU, PROFESSORE di Giuseppe Castellini
Il commissario dell’Adisu (Agenzia per il diritto allo studio universitario), Luca Ferrucci, si è dimesso dall’incarico ricevuto circa 16 mesi fa dalla giunta regionale, ad agosto. Peccato, perché il professore (Ferrucci è Ordinario all’Università di Perugia, facoltà di Economia) già in questi 16 mesi ha dimostrato che la sua amministrazione, se fosse durata, sarebbe stata molto positiva, fondata su progetto strategico chiaro che Ferrucci ha più volte spiegato, anche su queste colonne e in una bella intervista andata in onda nella trasmissione ‘Economia – Le Interviste’ sul canale 11 – Trg del digitale terrestre.
La Regione ha reagito bollando come “incomprensibili” le sue dimissioni. Invece a mio parere sono comprensibilissime.
Il nodo, è inutile girarci intorno o porlo in forma dubbiosa come alcuni hanno fatto, è la questione dello studentato vicino a San Bevignate, la famosa chiesa che è uno dei gioielli di Perugia. Una vicenda che inizia nel 2004 e che per un po’ di anni, mentre percorreva tutto l’iter amministrativo, nessuno ha sollevato, benché la costruzione prevista fosse di notevoli dimensioni. Tutti d’accordo: Regione, Comune e Università.
Fino a quando, un paio di anni fa o giù di lì, inizia un movimento cittadino di protesta che porta in evidenza la questione (purtroppo la stampa umbra e in particolare perugina, e dico tutta comprendendo anche me che allora dirigevo il Giornale dell’Umbria, si era fatta passare la questione sotto il naso, ignorandola e saltandoci sopra solo dopo che altri l’avevano fatta scoppiare), sollevando un grosso clamore perché sostenuta dall’opinione pubblica di Perugia in maniera crescente. Portando due motivazioni di fondo assolutamente ragionevoli: primo, fare uno studentato di quelle dimensioni lì era del tutto inopportuno, vista la vicinanza di un bene culturale importante come la chiesa di San Bevignate, un vero gioiello artistico e culturale. La realizzazione di una struttura di quella caratura avrebbe, insomma, penalizzato il pregio di San Bevignate. Secondo, non si capiva perché si fosse scelta per lo studentato proprio quella zona, dove i servizi sono praticamente assenti. E ciò mentre era pienamente in corso l’operazione Monteluce e il centro continuava a spopolarsi e a declinare. In più, l’emorragia di iscritti all’Università di Perugia (ben taciuta negli anni, tanto che i dati ufficiali del declino degli iscritti all’Ateneo sono venuti fuori l’estate appena trascorsa grazie questa volta alla stampa che ha reperito le cifre del Ministero), nel frattempo si era fatta grave e una struttura di quelle dimensioni non si sa bene chi avesse dovuto accogliere.
Senza contare poi che, sulle strategie delle residenze per studenti universitari, oltre alla realizzazione dello studentato a Monteluce (riattivato come cantiere proprio da Ferrucci e che sarà consegnato a breve), il piano del commissario prevedeva la centralità nella ristrutturazione attuale e futura delle residenze nel centro storico, come detto in sofferenza per tanti motivi.
Ma la questione, per farla breve, è che intanto le procedure amministrative erano state tutte espletate e l’appalto dell’opera era stato affidato, per 12 milioni di euro.
Regione e Comune, davanti a un movimento di opinione come quello che si era creato, vanno in difficoltà e ondeggiano. Cominciano, all’interno delle Istituzioni, a farsi largo le voci che affermano come quell’opera appaia insensata e non vada fatta. Ma viene detto anche che, visto che l’affidamento dei lavori era stato effettuato, il rischio è di dover pagare alla dita una penale del 10% dell’importo, quindi 1,2 milioni di euro. Però il clima è quello di trovare una strada per evitare la realizzazione dell’opera.
La questione si trascina, i cittadini sono convinti di aver sollecitato la volontà politica delle Istituzioni affinché non si vada avanti nella realizzazione del progetto e che, alla fine, nella sostanza la battaglia sia vinta o quasi. Tanto che la vicenda ogni tanto è rispuntata, ma nella sostanza è uscita dalla luce dei riflettori, sotto la quale è molto probabile che tornerà presto.
Ma il fuoco cova sotto la cenere e, tralasciando tutta una serie di passaggi che tratteremo in un prossimo articolo carte alla mano, arriviamo a Ferrucci. Il neo commissario si trova questa patata bollente tra le mani. Di suo considera un grave errore la realizzazione di quell’opera, ma lui è il presidente dell’Adisu e, trattandosi di un bene pubblico, non può di suo danneggiare patrimonialmente l’Ente che è stato chiamato a dirigere. Probabilmente conta sull’appoggio di Comune e Regione per trovare una soluzione che eviti la costruzione di quegli ‘stecconi’ e ha fiducia nella volontà politica a suo tempo, nel pieno della polemica, espressa dalle Istituzioni sul fatto che si sarebbe tentato di tutto, o quasi, per evitare un’opera che la città percepisce come una ferita peraltro inutile. Meno certa la posizione delle Istituzioni accademiche, che non si è mai capito bene come giudichino la vicenda degli ‘stecconi’ a San Bevignate. Perché una cosa è certa: non si tratta di un problema tecnico e amministrativo dell’Adisu, ma è un problema politico che appartiene a tutta la città e quindi tutte a le Istituzioni: Ateneo, Comune e Regione.
Si arriva però – anche qui per semplificare saltiamo passaggi amministrativi e giudiziari – al dunque della famosa sentenza del Tar di un paio di mesi fa, in cui il giudice dà ragione all’Adisu e riconosce quindi il pieno diritto a realizzare l’opera, visto che tutti i passaggi amministrativi erano stati perfezionati o quasi. Si spera nella Soprintendenza. Quest’ultima in effetti in giudizio presenta una valutazione negativa sugli ‘stecconi’, che però agli occhi di giudici appare del tutto insufficiente e molto generica, tanto che nella sentenza lo scrivono chiaramente. Insomma, sembra capire che anche i giudici in cuor loro vorrebbero che quell’opera non si facesse perché appare insensata, ma i giudici applicano la legge e, ai loro occhi, la valutazione negativa della Soprintendenza, per come è fatta, non fornisce alcun appiglio giuridicamente fondato.
Nel frattempo la Soprintendenza, e questo francamente appare sorprendente, non presenta appello contro la sentenza al Consiglio di Stato e così quel verdetto diventa esecutivo. Insomma, la frittata è fatta.
A questo punto Ferrucci ha due strade davanti. Realizzare gli ‘stecconi’ sfidando una città intera e passando alla storia di Perugia come una sorta di Attila – proprio lui che, è noto, vede quell’opera come un’insensatezza – oppure non realizzarla versando la penale di 1,2 milioni di euro alla ditta che si è aggiudicata i lavori. In questo secondo caso rischia di grosso, perché si troverebbe addosso,e da solo, la Corte dei conti che certamente lo metterebbe sotto processo per danno erariale, avendo pagato la penale.
Fin qui la ricostruzione appare abbastanza chiara. Quello che non è chiaro è cosa sia successo in queste settimane. Probabilmente Ferrucci ha sondato Comune, Regione e Ateneo per sollecitare uno schieramento istituzionale che gli proteggesse le spalle, perché la questione è politica e solo se c’è la volontà politica si possono tentare strade amministrative che, in nome dell’interesse pubblico, portino a sventare quel progetto. Ma evidentemente le porte a cui avrà bussato sono restate chiuse, o almeno socchiuse. L’ipotesi è che si sia trovato solo. Sul fronte dalla posizione dell’Ateneo, poi, è probabile che abbia trovato il solito muro di gomma.
La Regione afferma che le sue dimissioni sono ’incomprensibili’, ma è trapelato che il professore abbia allegato alla lettera di dimissioni una serie di pagine in cui, stando ai ‘rumors’, spiegherebbe per filo e per segno le ragioni della sua decisione.
Lasciatemi fare un po’ di dietrologia. Forse c’era e c’è chi, a torto o ragione, magari alla luce dell’iter amministrativo molto avanzato e della sentenza del Tar divenuta definitiva, riteneva e ritiene che quel progetto vada fatto. E pensava di aver trovato chi si sarebbe scottato le dita di quel cerino da tempo acceso. Si sarebbe scaricato tutto sulle spalle del professore, in una sorta di gioco a tressette col ‘morto’, lasciando lindi e pinti tutti gli altri. Ma il ‘morto’ designato s’è dimostrato piuttosto vivo. Riportando la palla a chi la deve giocare e deve spiegare ai perugini: le Istituzioni. Magari, ‘scottandosi’ le dita pure loro.
Da questo punto di vista, se le dimissioni del professor Ferrucci serviranno a spingere a fare chiarezza sulla volontà politica di tutte le Istituzioni, il suo “sacrificio” avrà un significato per la città.
Ricostruzione fantasiosa, la mia? Può essere. Fondata su elementi certi e probanti? Certamente no. Ma credo che molto chiarirebbero quelle pagine, se ci sono, che Ferrucci avrebbe allegato alla lettera di dimissioni. Renderle pubbliche sarebbe davvero interessante. Si capirebbe bene, allora, se le dimissioni di Ferrucci siano ‘incomprensibili’. Io scommetto di no e, nei suoi panni, avrei fatto la stessa cosa. Anche perché il gioco del tressette non mi è mai piaciuto. Soprattutto quando capisco che il ‘morto’ designato sono io.
Quindi chapeau, professore. Perché le dimissioni, in Italia e soprattutto in Umbria, sono cosa rara, e regolarmente le cose in cui si crede cedono il passo, tra mille giustificazioni che non mancano mai, a piccoli interessi ‘particulari’, tanto che il fossato tra Umbria reale e Umbria legale non è mai stato così largo ed è diventato una voragine. E perché, mettendo a nudo ‘il re’, forse chiariranno davvero cosa le Istituzioni pensano di fare. Rispondendone ai perugini e agli umbri. Con le sue dimissioni, insomma, ogni maschera è caduta. Già questo, ai miei occhi e credo a quelli di tanti altri, è un successo
Gen 09
IL GRUPPO GRIFO AD AMSTERDAM TRA LE ECCELLENZE ALIMENTARI ITALIANE
Vetrina internazionale per il Gruppo Grifo Agroalimentare che fino a mercoledì 10 gennaio sarà ad Amsterdam in occasione della fiera Horecav dedicata al mondo delle eccellenze alimentari per la distribuzione alimentare nei paesi Bassi. All’interno del padiglione BellaVita Expo, in cui trova posto il meglio del made in Italy, ci sono infatti i formaggi del Gruppo Grifo a marchio Norcia il Caseificio 1967 e i prodotti della linea Bell’e cotti della divisione Corradi Umbria e Sapori. “Un’occasione importante per farci conoscere – commentano dalla cooperativa agroalimentare umbra – e per affacciarci al mercato estero”.
Gen 09
Il consigliere Andrea Nulli di CasaPound fa il punto sui primi sei mesi di lavoro.

Il capogruppo in consiglio comunale di Casapound con delega alle Frazioni e manutenzioni Andrea Nulli fa il punto sul lavoro svolto nei primi sei mesi, sia dal punto di vista dell’incarico assegnatogli che politico.– Messa in sicurezza strada Servarelle Alte – Messa in sicurezza di alcuni tratti di strada di Carognola e Villanova – Posa in opera di New – Gersey ponte sopra Arnata a Pontenaia – Sistemazione piano viabilità di diverse strade comunali, tra le quali; Buda, cimitero Quadro, Pizzichina, Cordigliano, Pian dei Mori, Chioano, S. Angelo a Collevalenza, Marcigliana, Pesciano, Montemolino, Tevermorto, S. Gervasio, Torrebontempo, Montorsolo, S. Caterina Torrececcona.
Tanto lavoro ancora aspetta me e tutta CasaPound, e dopo la breve pausa rigenerante di queste feste, sono già di nuovo al lavoro per adempiere al meglio possibile ai compiti affidatimi”.
Gen 08
Il nuovo rapporto del settore datajournalism di Mediacom043
Nuovi dati Istat: il Pil pro capite umbro tocca il minimo storico rispetto al dato nazionale, ora è sotto del 23,9%. L’Umbria è inoltre la regione più in ritardo nel recupero dei livelli pre crisi: rispetto a quello del 2007, ultimo anno prima della grande recessione, il Pil umbro per abitante è sotto del 18,5%, praticamente quasi il doppio della media nazionale (-9,6%).
Sono brutti, per l’Umbria, gli ultimi dati prodotti dall’Istat. Ricordando anche che la regione, nel 2016, in termini di andamento del Pil complessivo è stata la peggiore d’Italia, segnando -1,3% (rispetto a +0,9% della media nazionale +1% del Centronord e +0,8% del Centro). La primavera che era sembrata sbocciare nel 2015 – Pil umbro +2,3%, nettamente sopra la media italiana – dopo il lungo inverno dell’economia regionale ha subito insomma un’immediata gelata. E i conti sono pesanti anche per l’occupazione, scesa in Umbria nel 2016 dell’1,5%, anche in questo caso peggior dato d’Italia dove invece l’occupazione aumenta, anche se non di molto.
LA SPERANZA STA NEI DATI 2017
Certo, una serie di indicatori cosiddetto ‘anticipatori’ – i dati ufficiali, infatti, arriveranno tra qualche mese – vanno pensare che il 2017 anche l’Umbria abbia certamente registrato il segno ‘più’ nella ricchezza prodotta. Ma il punto sarà vedere come avremo fatto rispetto alla media nazionale, a quella del Centro-Nord e a quella del Centro, che debbono essere e e restare i parametri di riferimento della regione. Se non tengono d’occhio questi indicatori, infatti, accade ciò che è accaduto nel periodo 2000-2007, quando l’Umbria è cresciuta dello 0,8% in media d’anno ma ha perso non poco terreno rispetto alla media nazionale, cresciuta di più. Insomma, non basta tornare alla crescita. Occorre, in prospettiva, fare meglio degli altri per recuperare il tanto terreno perduto e restare inseriti nelle dinamiche economiche del Centro-Nord e non, come invece sta avvenendo dal 2000, scivolare verso Sud. Certamente una strada difficile, quella da percorrere per invertire un trend che va avanti da oltre un quindicennio, ma che è l’unica se la regione vorrà avere un adeguato livello di benessere economico e sociale e non finire nella marginalità, con tassi decrescenti di livelli di vita rispetto a quelli del Centro-Nord.
Gen 08
Umbria: Ires Cgil, continua il calo del lavoro a tempo indetereminato
L’aggiornamento di dicembre, relativo al periodo gennaio-ottobre 2017, dei dati dell’Osservatorio Nazionale sul Precariato dell’Inps conferma ancora una volta le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria: continua a diminuire il lavoro a tempo indeterminato e dilaga il lavoro precario e povero. Potremmo dire che l’unico dato certamente in crescita in Umbria è proprio l’aumento del lavoro precario e senza diritti.
Vediamo i dati sull’Umbria relativi al periodo gennaio-ottobre 2017: assunzioni a tempo indeterminato 9.417, assunzioni a tempo determinato 51.613, stagionali 2.721, apprendistato 4.753 per un complesso di attivazioni pari a 68.504. Le cessazioni complessive sono state 58.457.
Tenendo conto anche delle trasformazioni a tempo indeterminato da altri contratti, il complesso dei nuovi rapporti a tempo indeterminato è pari a 13.589, ovvero il 19,8% del totale dei nuovi contratti, una percentuale più bassa della media nazionale che è del 23,6%.
Inoltre, il saldo, sempre per quanto riguarda i tempi indeterminati, è negativo. Infatti, le cessazioni (15.153) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni (13.589).
Sappiamo poi che il numero dei contratti non corrisponde al numero delle persone che proprio per la estrema precarietà e durata temporale sono costretti ad attivate più rapporti anche nell’arco di pochi mesi, non a caso in Umbria nel 2^ trimestre 2017 (dice l’Istat) l’occupazione complessiva è diminuita. Con il dato – sottolineato anche dallo stesso istituto di statistica – che il 30% dei contratti ha una durata media di 1,4 giorni.
Si conferma insomma l’allarme occupazione in Umbria, con l’esigenza di ridare dignità e diritti al mondo del lavoro, soprattutto giovanile. Infatti, finita la politica degli incentivi alle imprese crollano i tempi indeterminati, ma è evidente che non si può costruire il futuro dell’Umbria e del paese sul lavoro povero e precario.
Da questo punto di vista è allarmante anche il fatto che nei primi 10 mesi dell’anno a livello nazionale il lavoro a chiamata è aumentato di oltre il 100%. I dati dimostrano il completo fallimento del jobs act, che non ha raggiunto l’obiettivo propagandato di creare lavoro stabile e nel frattempo ha visto dilapidare 18 miliardi di risorse pubbliche.
Gen 07
La campagna di todinforma.it perchè la città ricordi Luigi Carbonari trova la condivisione del Movimento Tuderti 5 Stelle
Il MoVimento Tuderti 5 Stelle ritiene opportuna e sensata la proposta di intitolare uno spazio pubblico al Cav. Luigi Carbonari.
Un personaggio che ha dato lustro alla nostra città attraverso la sua non comune attitudine al lavoro e all’imprenditoria, Il primo industriale Tuderte creatore di marchi storici come Marzia e Tedas
La Marzia è stata una fabbrica di macchine per l’agricoltura in particolare di seminatrici mentre la Tedas una fabbrica di elettrodomestici.
Nel momento di massima attività sul territorio il Cav. Luigi carbonari riuscì a creare circa 300 posti di lavoro, oltre l’indotto, facendo costruire i suoi stabili produttivi nella zona antistante Porta Romana.
Uno sforzo enorme che secondo noi va riconosciuto ed immortalato nella Toponomastica Tuderte.
Nel mese di settembre dell’anno 2014 lo storico marchio Marzia è stato strappato alla sua città, il Gruppo Nardi che aveva precedentemente rilevato il marchio decise così di trasferire a Selci Lama di San Giustino le attività produttive già sensibilmente ridotte dalla delocalizzazione e dalla crisi.
La recente notizia della cessione da parte del gruppo Nardi del marchio Marzia ad una società di investimento Inglese, ci mette in condizione di dover non soltanto tutelare la memoria del Cavalier Luigi Carbonari, ma di dover anche vigilare sul futuro dello stabile che il gruppo Nardi ha lasciato quasi completamente inutilizzato nella nostra zona industriale a Pian di Porto.
Il secondo punto del nostro programma elettorale prevedeva attenzione all’ ambiente e lo stabile in questione è coperto in gran parte in ETERNIT.
Il Movimento Tuderti 5 Stelle intende onorare pienamente la memoria del Cav. Luigi Carbonari e intende farlo riportando al centro del dibattito l’attenzione all’ambiente e le responsabilità degli imprenditori nei confronti del territorio. Vogliamo ricordare che Il secondo punto del nostro programma elettorale era proprio dedicato alla relazione tra rispetto dell’ambiente e qualità della vita,chiediamo infatti che l’amministrazione comunale si attivi in un dialogo con gli attuali proprietari dello stabile al fine di avere rassicurazioni sulla bonifica che dovrà necessariamente avvenire a tutela di tutti i cittadini Tuderti.





