Comunicato solidale-Tuderti Cinque Stelle

Il  MoVimento Tuderti 5 Stelle, in merito all’iniziativa  “Solidarietà in MoVimento”.  organizzata dall’1 al 14 Dicembre,
vuole esprimere il più sincero ringraziamento,  per le offerte di materiale ricevute nei giorni scorsi, ai  cittadini tuderti, agli  attivisti umbri,  e soprattutto a tutti i bambini che  hanno consegnato personalmente i loro amati giocattoli, gli abiti e il materiale didattico.
Questi piccoli gesti non  risolvono i gravi problemi che incalzano  molte famiglie italiane , ma sicuramente aiutano a restituire momenti di serenità in questo periodo dell’anno .
Come anticipato abbiamo provveduto a consegnare il 5 Gennaio le vostre donazioni all’ associazione ONLUS “ Seconda stella a destra “ presso la  sede di Pontecuti, siamo stati accolti calorosamente dalla responsabile Federica Buttinelli, dai bambini e ragazzi ospitati dalla struttura e abbiamo avuto il piacere della presenza dell’assessore alla famiglia e alle politiche sociali Alessia Marta.
Un’ emozione unica vedere la gioia nei volti dei bambini quegli occhi lucidi dalla gioia rimarranno per sempre impressi in ognuno di noi
Il nostro primo evento solidale si è concluso con un bilancio che ha superato ogni aspettativa e questo ci da la carica per continuare con iniziative di questo tipo sul territorio e aiutare soprattutto chi ne ha bisogno.

Festival della buca….peggio dei bombardamenti !

 

Avevamo interrotto questa gara festivaliera circa otto mesi or sono,pensando che ai cittadini che non vivono certe situazioni poco interessassero le buche o gli avvallamenti che si producono con sempre maggiore frequenza sulle strade comunali e provinciali.Alcune sono state sistemate in qualche maniera,altre rattoppate,altre ancora restano completamente abbandonate provocando disagi ai residenti e costante sfiducia verso gli  amministratori,indipendentemente dalle maggioranze a cui fanno riferimento.Ora però non possiamo tacere su una situazione ormai insostenibile e inaccettabile sulla quale ci auguriamo sia posta la dovuta attenzione.

Ci riferiamo allo stato di totale abbandono in cui versa la strada comunale di Pesciano,che conduce dalla strada provinciale Todi-Amelia, pochi centinaia di metri prima di entrare nel territorio del Comune di Avigliano Umbro,al centro della frazione tuderte. Senza ulteriori considerazioni pubblichiamo insieme a questa sollecitazione alcune foto che testimoniano il degrado della strada comunale,bitumata nel lontano 1992 dopo anni di proteste,richieste e petizioni. All’epoca correva voce che nessun amministratore di maggioranza volesse spendere denaro per una comunità dove la presenza del Movimento Sociale Italiano era forte e ben radicata. Pettegolezzi,diremo oggi. All’epoca però non erano tanto pettegolezzi quanto reali situazioni figlie di un metodo amministrativo degenerato a causa della partitocrazia.

Senza tornare al passato,ricordando comunque che fu la Giunta Comunale guidata da Massimo Buconi a deliberare la bitumatura della strada comunale di Pesciano,guardiamo queste foto,augurandoci che al più presto qualcuno  chiuda le buche in modo definitivo e tecnicamente perfetto….altrimenti agli abitanti non resta che organizzare un torneo di golf per convertire positivamente una situazione pietosa !!!!!!

LA VARIANTE DI PONTERIO NON PUO’ PASSARE SOTTO SILENZIO! ABBIAMO CHIESTO IL CONSIGLIO COMUNALE GRANDE!

 

Quello che è successo il 20 dicembre 2017 in Consiglio Comunale è gravissimo. Il fatto che l’ Amministrazione abbia approvato la Variante di Ponterio a colpi di maggioranza ha dell’incredibile. Sono stati vani tutti i tentativi di mediazione fatti per rinviare il punto, da parte del Partito Democratico e di tutte le Forze di Opposizione che siedono in Consiglio Comunale. La variante in questione apporterà una considerevole modifica, permettendo di costruire dei locali a destinazione commerciale per quasi 5000 mq vicino a l’attuale EMI. Ruggiano e la sua Giunta non hanno fatto né una riunione, né un incontro, né una tavola rotonda, né una qualsivoglia condivisione per coinvolgere i cittadini e le Associazioni di categoria di fronte ad una decisione così rilevante. Probabilmente la speranza era che tutto avvenisse sotto traccia! Quando si è parlato della Variante con la Giunta di centrosinistra la decisione che prendemmo allora, fu di portarla in Consiglio Comunale ma solo per votarne il rinvio (poi approvato) e poter avere così tutto il tempo necessario per condividere le riflessioni sul da farsi con la popolazione. Partecipazione, condivisione, approfondimento, questi erano i cardini basilari per arrivare alla scelta finale. Da qui si doveva ripartire! E invece… Come se non bastasse la Seconda Commissione Consiliare che si è riunita il 18 dicembre, solo 2 giorni prima del consiglio del 20 dicembre 2017, ha votato a maggioranza di portare in consiglio il rinvio della pratica. Con un atto pesante contro le istituzioni cittadine, la maggioranza di destra ha deciso di portare la variante in consiglio il 20 dicembre per l’approvazione. Va ricordato che le Commissioni Consiliari sono commissioni tecniche che coadiuvano il lavoro del Consiglio Comunale con competenza e, quello che è successo, è un forte strappo con le istituzioni cittadine! Il Gruppo Consiliare del Partito Democratico, insieme a tutti i Gruppi Consiliari di Opposizione, ha richiesto un Consiglio Comunale GRANDE sulla Variante Di Ponterio, con specifica richiesta che sia aperto a tutti i Cittadini, Associazioni di Categoria, Operatori del Settore. Ci si aspetta la più ampia informazione sul Consiglio a mezzo stampa, sia cartaceo che web, volantini e attraverso tutti i canali istituzionali, con la possibilità per chiunque, di potersi esprimere e dare il proprio contributo in questa sede, senza alcun tipo di limitazione. Voglio ricordare ai cittadini che prima dell’esecutività di una variante, si apre un periodo per le osservazioni che chiunque può fare e che se recepite, incideranno sul progetto. Il Partito Democratico informerà e sarà aperto alla collaborazione con tutta la cittadinanza.

 

 

Manuel Valentini-Consigliere Comunale e Capogruppo Partito Democratico

L’AVIS Regionale Umbria, nel messaggio di fine anno ha ribadito la problematica relativa alla carenza di sangue nel territorio umbro

 

 Il Presidente Marchini, sottolinea che nell’arco del 2016 la raccolta di sangue è stata di circa 1900 sacche in meno rispetto il 2015, annotandolo come uno dei cali più importanti negli ultimi trenta anni in Umbria.
“Nel 2017 si è registrata una vera e propria emergenza sangue; sono circa 1500 le donazioni in meno rispetto all’anno 2016 e siamo molto lontani dai valori dell’autosufficienza nazionale
Le maggiori perdite di donatori nel territorio umbro si registrano a Spoleto, Umbertide, Città di Castello, Gualdo Tadino, Perugia e Assisi.
Questo calo è avvenuto soprattutto durante il periodo estivo a causa della presenza in Italia della zanzara Chikungunya e di altri virus contagiosi; per motivi di sicurezza infatti molti donatori sono stati dichiarati temporaneamente non idonei. Siamo riusciti con la tecnologia e la pubblicità a raggiungere un numero maggiore di utenti e ad avere così più donatori ma non abbiamo comunque raggiunto i numeri di 3 anni fa, con circa 5.000 donatori in più. Le strutture sanitarie regionali sono sempre a disposizione per collaborare ma é importante portare donatori e conoscere le periodiche necessità dei servizi sanitari per organizzare la programmazione. Capire le esigenze della sanità è utile per indirizzare le chiamate, seguire il donatore e creare fidelizzazione per avere un rapporto efficace e continuativo con chi viene a donare. Abbiamo anche un altro problema che è la diminuzione del personale addetto ma cerchiamo di andare avanti comunque”.
Dall’altro fronte si è registrato un aumento di donatori dichiarati temporaneamente non idonei per motivi di sicurezza nei confronti dei riceventi, ma a fronte di ciò non vi è stato nessun aumento di donazioni da parte di donatori già periodici né tanto meno da donatori nuovi.

In Umbria, occorrerebbe che affluissero giornalmente un numero di donatori che va dai 140 ai 150. Mentre i veri numeri arrivano a circa 120 donatori, con delle punte minime di 80 o 90. Si necessita, quindi, di una maggiore sinergia tra AVIS, le Aziende Ospedaliere e Sanitarie e la Regione Umbria per conseguire un’efficiente programma di chiamata dei donatori, fidelizzandoli, per garantire il soddisfacimento dei bisogni e un utile servizio di raccolta che si basi anche sulle nuove realtà socioeconomiche e renda ancora più agevole l’accesso dei donatori volontari, garantendo così uno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Di recente abbiamo diffuso nelle aziende sanitarie un invito alla raccolta di plasma che è possibile anche per chi non può donare il sangue per intero; questo perché molti di quelli che facevano la plasmaferesi ed erano idonei, sono stati reindirizzati alla donazione di sangue completa a causa dell’assenza di sacche”.

 

“Ospedale Media Valle Tevere, Assessore Barberini: nessun depauperamento, ma potenziamento e riorganizzazione servizi.” Lui afferma,ma ci dobbiamo credere ? Mah….

“Non c’è alcuna idea di depauperamento dell’ospedale di Pantalla, anzi la programmazione regionale ha puntato a un suo potenziamento e a una riorganizzazione generale dei servizi sanitari nel territorio della Media Valle del Tevere, per rispondere in maniera più efficace ai bisogni di salute dei cittadini, anche in stretto collegamento con l’Azienda ospedaliera di Perugia”: lo precisa l’assessore regionale alla Salute, alla Coesione e al Welfare, Luca Barberini, in riferimento a quanto affermato dall’Amministrazione comunale di Todi.

   “L’unificazione dei presidi ospedalieri di Todi e Marsciano – spiega Barberini –, sebbene in passato sia stata contrastata da alcune forze politiche che oggi si ergono a paladine della struttura, ha portato solo vantaggi al territorio della Media Valle del Tevere, perché oggi consente di avere un ospedale in linea con gli standard dimensionali e qualitativi imposti da norme nazionali. Inoltre, grazie alla riconversione dei vecchi nosocomi, c’è stato un rafforzamento dei servizi sanitari territoriali, con la realizzazione delle Case della Salute”.

  “Per sgomberare il campo da ogni equivoco sul futuro dell’ospedale di Pantalla – continua l’assessore – va evidenziato che si tratta di un presidio di territorio, valorizzato attraverso forme di collaborazione con la rete ospedaliera regionale, in particolare con l’Azienda ospedaliera di Perugia. In questo contesto, negli ultimi mesi, sono state realizzate attività importanti, a servizio di tutta la regione. In particolare, il reparto di Cardiologia è stato fortemente potenziato, con l’attivazione del Cres (Cardiologia sportiva e riabilitativa), che rappresenta un’eccellenza al livello nazionale. Anche il reparto di Ortopedia è stato rafforzato, con la costituzione della cosiddetta ‘H12 ortopedica’ e l’ampliamento delle attività svolte in collaborazione con l’Azienda ospedaliera di Perugia, con professionisti della stessa che operano anche all’interno del nosocomio di Pantalla, come gli interventi programmati, il servizio di vertebroplastica e la chirurgia piede che partirà a febbraio. Anche l’Otorino e la Chirurgia – prosegue Barberini – sono stati potenziati, rispettivamente con l’introduzione della chirurgia otorinolaringoiatrica e della chirurgia dell’obesità e plastico-ricostruttiva. Inoltre, sempre in ambito chirurgico, è stata aperta la ricovery room per accogliere pazienti chirurgici che devono rimanere sotto stretta e continua sorveglianza. Anche la Medicina generale è stata riorganizzata, con la nomina del nuovo primario. Per quanto riguarda il punto nascita, pur essendo al di sotto di 300 parti l’anno, il servizio continua ad essere garantito”.  

 

Riguardo al Laboratorio analisi dell’ospedale di Pantalla, Barberini precisa che “è in corso una generale riorganizzazione in tutta la regione, che non modifica le modalità di accesso o di prelievo per cittadini e pazienti ricoverati, ma garantisce maggiore efficientamento e qualità del servizio grazie a una più alta specializzazione”.

   “L’obiettivo – conclude l’assessore Barberini – è quello di realizzare in tutta l’Umbria una sanità all’avanguardia, di qualità e in grado di rispondere in maniera efficace ai bisogni dei cittadini. In questo quadro, non c’è alcun rischio per il futuro l’ospedale di Pantalla: a parlare sono i fatti. In ogni caso, come sempre accaduto finora, la Regione è disponibile a forme di confronto per superare eventuali difficoltà, purché ciò avvenga su fatti concreti e non su situazioni strumentali e di opportunismo politico”.

                                  

Approvato il bilancio di previsione per l’anno 2018.

 

Il Consiglio di Amministrazione di Veralli Cortesi nella seduta del 29 dicembre scorso  ha approvato il Bilancio di previsione per l’anno 2018 entro il termine prescritto, riuscendo così ad evitare la gestione provvisoria con l’inizio del nuovo esercizio finanziario  e le relative limitazioni all’operatività dell’Ente.

Le disposizioni sul bilancio economico pluriennale di previsione e sul bilancio preventivo economico annuale, come previsto dalla vigente legge regionale di riordino, si applicano alle IPAB  trasformate in ASP a decorrere dall’anno successivo alla trasformazione e, pertanto per l’anno 2018, nell’attuale fase di transizione,  si è continuato a predisporre ed approvare un bilancio preventivo finanziario.

Il bilancio di previsione deliberato rispetta il principio del pareggio finanziario tra entrate e spese di competenza dell’esercizio medesimo, sia di parte corrente che in conto capitale, su un volume complessivo di quasi  4 milioni di euro. Presenta, inoltre, un perfetto equilibrio di parte corrente (entrate e uscite ordinarie e straordinarie) ed anche un margine di parte ordinaria di segno positivo a seguito dell’inversione di tendenza operata a partire dall’esercizio finanziario 2015.

Per quanto riguarda le entrate, un dato significativo emerge dai proventi  degli  affitti dei terreni agricoli destinati  a seminativo e a colture arboree, pari a circa il 54% delle terre oggi possedute dall’Ente che interessano una superficie complessiva di  1.717 ettari, compresi i boschi (pari a circa il 44%) e gli incolti.

I maggiori proventi iscritti a bilancio derivano dalle nuove politiche di gestione del patrimonio terriero dell’Ente, adeguatamente impostate e fermamente portate avanti nell’interesse superiore dell’Ente a decorrere dall’annata agraria 2015/2016 ed anche dal favorevole riscontro avuto dal mercato e dalla concorrenza. Tali fattori hanno portato  il volume dei proventi medesimi a salire da una media di  ca. 222 mila euro annui del quinquennio 2009-2013  ad una media di ca. 421 mila euro annui nel quinquennio 2014-2018 con una curva in rilevante ascesa a decorrere dall’anno 2016 e che si manterrà su livelli elevati almeno fino alla scadenza dei nuovi contratti di affitto nel 2021 e 2022, e cioè ben oltre la scadenza naturale dell’attuale organo di Governo dell’Ente.

Per quanto riguarda le spese, la voce più importante della spesa corrente è senza dubbio quella stanziata per l’esercizio della Residenza protetta per anziani da 75 posti letto, prevista però su una presenza media  effettiva di 71 ospiti, ed  ammonta a circa 1,9 milioni di euro, compreso il costo dei 10 dipendenti dell’Ente assegnati funzionalmente alla cooperativa sociale che sta gestendo in appalto quinquennale i servizi della struttura fino al giugno 2020, anche in questo caso oltre la scadenza dell’attuale C. di A.

Tale spesa, cui  va aggiunta anche la quota interessi, pari a circa 158 mila euro, della rata annuale di ammortamento del consistente mutuo a suo tempo contratto per finanziare la gran parte del costo dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento della Residenza realizzati negli anni 2008-2011, costituisce il 66 per cento (71 per cento, con la quota interessi) del totale delle spese correnti del bilancio annuale dell’Ente che vengono così sostenute, in misura di oltre due terzi, per la produzione ed erogazione dell’importante servizio socio-sanitario a ciclo continuativo h24 in favore di persone non autosufficienti provenienti principalmente dal territorio di Todi.

Le spese per imposte statali (IRES) e comunali (IMU), tasse locali (TASI E TARI) e contributi (Consorzi Tevere Nera e Val di Paglia)  ammontano ad un importo totale di  75.000 euro, di cui ca. 23.000 euro per l’IMU, vale a dire l’imposta patrimoniale comunale per la quale sarebbero auspicabili, in favore degli Enti pubblici di assistenza sociale e socio-sanitaria, aliquote almeno significativamente agevolate da parte dei Comuni sul cui territorio i beni immobili medesimi insistono.

La parte movimento capitali del bilancio di previsione 2018 è costituita, in uscita, dallo stanziamento di oltre 206 mila euro per il rimborso delle quote capitale delle rate annue di ammortamento dei mutui contratti in passato per investimenti ed, in entrata, dalla copertura della spesa stessa mediante previsione di pari risorse finanziarie derivanti da riconversioni di patrimonio non strategico, indispensabili ogni anno per assicurare il necessario pareggio di tale parte di bilancio e, peraltro, difficilmente realizzabili, data la persistente debolezza del mercato immobiliare e la scelta dell’attuale Amministrazione di non cedere beni che producono reddito. Il finanziamento di nuovi investimenti in genere viene iscritto a bilancio nella seconda metà dell’anno dopo aver accertato l’eventuale avanzo di amministrazione sull’esercizio precedente, avendo scelto e deciso, sin dal primo anno di mandato, di non ricorrere ad ulteriore indebitamento dell’Ente.

Il Consiglio di Amministrazione ed il Presidente di Veralli Cortesi, con l’occasione, sono lieti di  augurare un Felice Anno Nuovo agli ospiti della Residenza e ai loro familiari e parenti, agli operatori dell’importante servizio alla persona prodotto ed  erogato, ai volontari che svolgono attività in favore degli anziani ospiti della Residenza, agli affittuari o conduttori del patrimonio immobiliare dell’Ente ed anche agli operatori dell’informazione e ai lettori dei nostri comunicati.

Il Presidente Gentili

STRASIMENO 2018, L’ULTRAMARATONA SULLE RIVE DEL LAGO SI CORRERÀ IL 18 MARZO

 È ufficiale. I podisti che vorranno prendere parte all’ultramaratona ‘Strasimeno’ avranno due settimane in più per preparare la gara, inizialmente fissata per il 4 marzo e ora posticipata a domenica 18 marzo.

“Lo spostamento – fanno sapere dal Comitato organizzatore, composto da Asd Filippide, Dream runners Perugia e Atletica Avis Perugia – si è reso necessario per la concomitanza con le elezioni politiche e conseguente impraticabilità di alcune location e tratti di viabilità prevista, nonché mancanza di condizioni necessarie per garantire standard di sicurezza indispensabili. A breve saranno aggiornate tutte le informazioni del regolamento ufficiale, comprese date di chiusura iscrizioni e cambio quote”. Fermo restando la partenza da e arrivo a Castiglione del Lago, una della novità potrebbe riguardare il percorso della gara regina della 17esima edizione, attualmente di 58 chilometri. È stata inoltrata, infatti, la richiesta di misurazione del percorso alla Fidal Umbria in quanto si vorrebbero utilizzare dei tratti di pista ciclabile che comporterebbero variazioni nel chilometraggio complessivo. “I tratti di pista ciclabile – hanno spiegato gli organizzatori – saranno due, dal chilometro 14,5 nell’abitato di Tuoro sul Trasimeno al chilometro 20 di Passignano e dal chilometro 43, a Sant’Arcangelo, fino a una parte della strada provinciale 304, al chilometro 48”.

Confermati i traguardi intermedi, il primo al chilometro 10 però e non più al 9,6. Per questo verrà arretrata la linea di partenza a Castiglione del Lago e spostato in avanti il traguardo di Borghetto. Spostamento del traguardo anche a Passignano sul Trasimeno al chilometro 21 per la mezza maratona, arretrato da piazza Aldo Moro a via Gramsci. Gli altri traguardi intermedi copriranno la stessa distanza degli anni passati, di 34 e 42 chilometri. Dal fronte premi, l’edizione 2018 porterà medaglie ricordo per tutti i partecipanti mentre nelle precedenti erano esclusi coloro che terminavano la prova al chilometro 10. Per tutti gli aggiornamenti ‘in corsa’ si può consultare il sito www.strasimeno.it.

“Todi come dinamica dei redditi e della ricchezza negli anni della recessione ha fatto un po’ peggio dell’Umbria”,afferma nell’intervista Giuseppe Castellini,direttore MEDIACOM043

 

Giuseppe Castellini, ex direttore di Giornale dell’Umbria e Nuovo Corriere Nazionale,è da poco alla guida dell’agenzia Mediacom 043, un esperimento di livello. La redazione e il direttore stesso sfornano quasi giornalmente dati regionali, tabelle e spiegazioni su quello che pubblicano i ministeri.Era necessario che anche l’umbria avesse qualcuno che spiegasse ai poveri mortali i flussi economici,statistiche e dati che spesso o erano male interpretati o ,peggio ancora,nascosti.

Todinforma.it ha intervistato allora Giuseppe Castellini per comprendere la reale situazione di Todi e del territorio alla luce delle ultime tabelle sulle dichiarazioni dei redditi presentate tra il 2009 e il 2016. In questo modo crediamo di dare un’informazione più ampia ai nostri lettori e speriamo che gli attuali amministratori percepiscano attentamente il reale stato dell’economia del territorio tuderte.Speriamo….

Dottor Castellini,le tabelle da Lei commentate evidenziano che Todi e il suo territorio hanno ancora grossi problemi. Può sintetizzarli per noi?

“Todi come dinamica dei redditi e della ricchezza negli anni della recessione ha fatto un po’ peggio dell’Umbria, che peraltro ha fatto malissimo. I redditi complessivi Irpef reali, tra le dichiarazioni presentate nel 2009 (anno di imposta 2008) e quelle presentate nel 2016 (anno di imposta 2015), a Todi sono scesi del 5,6%, contro il -5,3% della media regionale. Il che significa, tanto per capirci, che sul Colle tuderte sono scomparsi 13,1 milioni di euro di reddito l’anno. E anche da Todi i giovani se ne vanno, come dimostra il fatto che tra il 2012 e il 2017 il numero dei giovani tra 25 e 40 anni sia sceso del 10%, in linea con la media della provincia di Perugia.
Quello che è peggio è che a Todi la crisi non sembra aver toccato il fondo. È ancora presto per dirlo, ma ci sono due elementi di non poco conto che lo fanno pensare: l’ultimo anno per cui il ministero delle Finanze fornisce i dati del reddito Irpef dei lavoratori autonomi (in gran parte si tratta dei professionisti) e degli imprenditori di ditte individuali dicono che, tra le dichiarazioni presentate al fisco nel 2015 e quelle del 2016, i redditi complessivi di queste due categorie sono scesi del 2,3%, contro il -1,3% della media regionale. Con una nuova caduta concentrata soprattutto sui redditi dei professionisti (-3,7%, contro -1,3% della media regionale), mentre i redditi di ditte individuali sono scesi dell’1,1%, un po’ meno del -1,4% fatto segnare a livello regionale.
Ma c’è soprattutto un punto che fa pensare che la crisi a Todi non abbia terminato di far sentire i suoi effetti: tra le dichiarazioni presentate nel 2013 e quelle del 2016 il reddito medio dell’aggregato professionisti e imprenditori di ditte individuali in Umbria è cresciuto del 4,3%, mentre a Todi il reddito medio è calato del 3,8%. In pratica, il reddito medio di queste due categorie in termini reali è aumentato nel triennio di 942 euro annui in media umbra ed è sceso di 826 euro annui a Todi. Il dato sull’andamento del reddito medio è drammatico per i professionisti: -13,2% a Todi (che significa -4mila 637 euro di reddito medio per professionista), rispetto al -3,1% del dato regionale. Non bene a Todi anche gli imprenditori di ditte individuali: nel triennio il loro reddito medio è salito dell’1,1%, contro il +5,8% della media nazionale Ossia, l’imprenditore di ditta individuale sopravvissuto alla crisi ha un reddito reale che in tre anni è cresciuto di 183 euro annui, mentre in Umbria è aumentato di 965 euro.
Va chiarito che il reddito medio per attività economica è aumentato perché è crollato (in Umbria -3mila 676 nel solo triennio 2013-2016) il numero di professionisti e imprenditori di ditte individuali a causa della recessione, ma nella regione chi è sopravvissuto va meglio, ossia ha un reddito medio più alto.
A Todi invece no. Il numero di professionisti e imprenditori di ditte individuali è sceso meno della media regionale (nel triennio sono scomparsi 88 operatori, con un calo del 9,9% contro il -12,5% della media regionale) e, poiché il reddito medio nel triennio è pesantemente negativo (appunto -3,8% contro +4,3% della media regionale), questo minor calo non deriva da una maggiore robustezza delle attività, ma solo da una sfasatura temporale con la media regionale, come sembra dimostrare il fatto che, tra il 2015 e il 2016, il calo del numero di operatori a Todi è superiore, anche se di poco, alla media regionale. Insomma, l’aspettativa è che sul Colle il ciclo della caduta sia ancora da completarsi, visto che dal complesso dei dati il minor calo del numero di attività di professionisti e imprenditori di ditte individuali non deriva, come detto, da una maggiore robustezza delle attività economiche.
In definitiva, purtroppo a Todi c’è da spettarsi un ulteriore calo o, se la ripresa ripartirà bene in tutta l’Umbria, cosa che per ora non sembra proprio, c’è attendersi per il Colle una ripresa meno forte. Non conviene farsi troppe illusioni e la politica tuderte dovrebbe guardare i dati per parlare ai cittadini con il linguaggio della verità. Meglio una verità amara che bubbole poi smentite dai fatti. Il contraccolpo delle bugie, anche quando sono pietose, è sempre forte”.

2. In un quadro più generale Todi continua a soffrire un decremento produttivo e reddituale notevole. Quali le cause secondo Lei?

“Dai dati vedo un sistema produttivo mediamente troppo piccolo e troppo fragile. E certamente il calo del prezzo delle abitazioni, che a Todi in questi anni è stato decisamente più marcato che altrove come ormai da una decina di anni evidenzia il Bollettino della Borsa immobiliare dell’Umbria, pubblicato dalle Camere di commercio di Perugia e di Terni, fa emergere un deciso calo dell’appeal del Colle. Non conosco però bene tutti i dati sulla struttura economica di Todi e non mi avventuro su sentieri che non conosco. Bisognerebbe analizzare settore per settore, redditi e fatturati e molto altro. Però se fossi il Comune un’indagine del genere la farei fare. Servirebbe a capire meglio la realtà economica del territorio e le sue dinamiche. Spesso si parla per sentito dire, per luoghi comuni, e poi si batte la faccia contro la realtà. Meglio conoscerla bene, la realtà, per capire dove mettere le mani, in quanto tempo, con quali strumenti e valutare se questi strumenti ci sono o bisogna battere strade diverse. Se non si fa questo lavoro preliminare, si va alla cieca e se si è fortunati si attraversa il ponte sul fossato, ma più spesso si perde l’equilibrio e si finisce sotto. Conosco, e non mi riferisco a Todi, decine di sindaci che pensano di conoscere ‘a naso’ la realtà economica dei propri territori e invece hanno la testa piena solo di luoghi comuni. E il più delle volte deragliano.
Avanzo una provocazione. Sento dire che il turismo rappresenta per Todi una gamba fondamentale. Vero, sicuramente. Ma qualcuno sa quanto, su 100 di Pil prodotto nel comune, compete al turismo? E come stanno le cose in termini di addetti diretti e indotti, di consumi diretti e indotti e così via? Non credo che nessuno lo sappia, se non a naso. Ma la ‘nasometria’ spesso tradisce. ‘Conoscere per deliberare’, diceva Einaudi. Conoscere, appunto, perché altrimenti si rischia di finire in mano a coloro che riescono meglio a far credere all’opinione pubblica che il suo interesse è, guarda caso, quello che coincide con il loro.
Il dato di fatto è che Todi, come d’altronde l’Umbria, è entrata già malata nella crisi, perché il declino della regione dai dati emerge evidente dal Duemila e trova le sue radici anche prima. Un organismo gracile resiste meno, è più fragile ed esposto. Il brutto è che di questo declino avanzante di sicuro dal Duemila, ma con segnali che c’erano anche da prima, nessuno se ne è accorto non solo fino alla scoppio della recessione, nel 2009 (in seguito alla crisi dei subprime esplosa alla fine del 2008), ma nemmeno fino al 2012 inoltrato. Durante la fine di quell’anno si è capita la nostra gracilità, taciuta colpevolmente per anni da chi avrebbe dovuto vedere, capire e avvertire. Questa consapevolezza in Umbria non c’è stata, non so a Todi ma ad occhio non mi sembra. In Umbria c’è stato, per opportunismo, carrierismo, conformismo, quello che chiamerei un ‘tradimento dei chierici’. Ci si accontentava del ‘pischè’ della Lorenzetti, dei peana sull’asticella da superare e che invece è stata attraversata passandoci sotto senza che nessuno fiatasse.
Alla fine abbiamo perso tanto terreno rispetto alla media nazionale, per non parlare di un distacco umiliante con la media del Centro-Nord che invece era l’obiettivo da raggiungere. A conti fatti, per restare nello stesso rapporto che avevamo con la media italiana nel 2000, oggi ci mancano 3,5 miliardi di Pil l’anno. Abbiamo un Pil di circa 21 miliardi di euro anni e ne avremmo dovuti avere, per non avanzare ma neppure retrocedere rispetto alla media nazionale, 24,5 miliardi di euro l’anno. In 5 anni, tanto per dare un riferimento, il ‘buco’ è di 17,5 miliardi di euro di Pil. Numeri enormi per le dimensioni economiche dell’Umbria. In questo tsunami, Todi ha pagato un prezzo un po’ più alto perché, sicuramente, entrata più gracile della media umbra nella recessione”.

3. Il crollo delle ditte individuali porta inevitabilmente ad un crollo dell’artigianato e del commercio.

“Questo è evidente. E la crisi ha colpito senza pietà chi viveva solo di mercato interno, mentre ha colpito molto meno, e talvolta non ha colpito affatto, chi invece aveva impostato la sua attività in modo più intelligente, strutturandosi per allargare i mercati e quindi innovando e facendo un salo di mentalità. Molti imprenditori si lamentano e su molte cose hanno certamente ragione, ma quelli umbri ci hanno messo del loro. Innovando poco, sedendosi come se le cose dovessero sempre andare come erano andate. Ma i segnali del mondo nuovo ci sono almeno dalla fine degli anni Novanta. Nell’economia e nell’impresa chi sta fermo retrocede, è inevitabile.
Noi di Mediacom 043 abbiamo pubblicato i dati sui redditi e sull’andamento del numero di attività nel triennio. Ma certo il discorso andrebbe approfondito, anche per capire che margine di robustezza ha, in media, chi è restato in piedi. In altre parole, se è in grado di resistere ancora, e come. Come sarebbe importante capire qualche grado di innovazione e di digitalizzazione sia presente in queste attività. Chi resta fuori dalla digitalizzazione, imprenditorialmente parlando, è ormai un morto vivente e bisogna che ci sia questa consapevolezza, che purtroppo tanti piccoli imprenditori non hanno avuto e, in parte, non hanno. Come pure bisognerebbe capire le dimensioni a Todi dei motori ‘autonomi’ dell’economia (quello che attraggono ricchezza, come il turismo, le aziende che vendono fuori dal territorio, fuori regione e(o che esportano all’estero) e di quelli non ‘autonomi’ (che la ricchezza invece la fanno girare, come ad esempio il commercio e l’edilizia, fungendo da moltiplicatore della base di ricchezza che c’è). Perché un’economia troppo basata sui motori non autonomi cresce meno ed è più fragile di quella con un buon equilibrio tra motori ‘autonomi’ e ‘non autonomi’ dell’economia. Questi due ‘motori’ sono entrambi importanti, ma quando tra i due c’è un eccessivo squilibrio le cose in prospettive sono destinate ad andare meno bene, o male, rispetto come potrebbero andare.
La mia impressione, lo ripeto, è che in base a un’analisi dinamica dei dati la coda della crisi a Todi operi ancora. E che, anche se in Umbria dovesse arrivare la ripresa, c’è il serio rischio che la crescita a Todi sarà più bassa della media”.

“Ladri ancora in azione nella notte”,comunicato di Roberto De Vivo – Todi Civica

 

Oramai, credetemi sulla parola, sono esausto e allo stesso tempo nauseato nel continuare a scrivere e denunciare i continui furti che avvengono, quasi giornalmente, nel nostro territorio e il completo menefreghismo da parte dei nostri attuali amministratori comunali, che nulla dicono e fanno a riguardo.

L’altro ieri notte, nella zona di Pian di Porto, diverse case sono state saccheggiate dai ladri: i cittadini hanno paura di lasciare la propria abitazione incustodita anche per uscire e andare a fare la spesa. A voi vi sembra una cosa normale questa? Ma a cosa serve un primo cittadino se non a difendere il territorio e i cittadini che rappresenta?

Vergogna!

L’Amministrazione Comunale di Todi manifesta grave preoccupazione sul futuro del nostro Ospedale di Pantalla.

 

Da alcuni giorni, infatti, si susseguono voci che danno per imminente la chiusura del laboratorio Analisi.
Ma non solo.
Apprendiamo, dagli organi di stampa, di eventuali iniziative volte al depauperamento del reparto di cardiologia, della probabile chiusura del Reparto di Ostetricia e del trasferimento di alte professionalità mediche verso altri nosocomi regionali.
Al di là del merito di ogni singola operazione, appare evidente come non si possa continuare a decidere della organizzazione sanitaria della nostra Regione, senza il coordinamento con le amministrazioni locali, senza un confronto sulle esigenze dei territori e, per di più, senza un quadro di riferimento complessivo che possa dare il senso di una pianificazione lungimirante ed attenta ai problemi degli utenti.
Siamo sicuri che la Regione non voglia sacrificare le sacrosante esigenze di tutela della salute pubblica davanti all’arido altare di questo o quel risparmio, con il rischio, che si palesa ogni giorno più evidente, che una struttura, come l’ospedale della Media Valle del Tevere, pagata solo pochi anni fa cinquanta milioni di euro di soldi pubblici, possa diventare una cattedrale nel deserto.
La nostra città ha già subito un danno enorme dalla scelta di chiudere l’Ospedale all’interno del centro storico e non merita di perdere ulteriori servizi essenziali per centinaia di famiglie.
La Amministrazione comunale vigilerà affinché ai cittadini tuderti continui ad essere garantita la possibilità di poter fruire dei servizi nell’ospedale cittadino, scongiurando il rischio della perdita di un punto nascita di altissima qualità, della chiusura di servizi essenziali di analisi e di diagnostica, con il rischio dell’ulteriore allungarsi delle liste di attesa.
Siamo certi che la nostra Presidente stia lavorando affinché la sua città non possa subire delle scelte che vadano a detrimento delle esigenze dei tuderti.
Confidiamo in lei, quindi, affinché la Presidente Marini e l’Assessore Regionale Barberini si impegnino a chiarire quale futuro si preveda per il nostro Ospedale, per il bene dei nostri concittadini.
Nelle prossime settimane, in tal senso, chiederemo un incontro con la amministrazione regionale, che possa rassicurare i nostri concittadini.