L’Umbria Cuore verde d’Italia conquista la Stiria, Cuore Verde dell’Austria

Commercio e Turismo insieme per la valorizzazione delle eccellenze del territorio ai Mercatini di Natale di Graz

A Graz, nella suggestiva cornice della collina dello Schlossberg,l’Umbria è protagonista per 5 settimane, fino al 23 dicembre 2018,dei Mercatini di Natale Aufsteirern Weihnachtsmarktchecontanoogni anno 200.000 presenze.

 Lo spazioallestitodalconsorzioUmbria &Tastesvuole essere un punto di riferimento per la promozione del territorio regionale dal punto di vista turistico e delle produzioni tipiche certificate e un luogo dove incontrare operatori della domanda, Tour Operator/Agenzie di Viaggio ma anche Ristoranti/Gastronomie e Grande distribuzione, interessati all’offerta della regione Umbria.

La scelta del mercato austriaco e della città di Graz nasce dalla consapevolezza che questa rappresenta in maniera autentica lo stile di vita degli austriaciche hanno un potere d’acquisto superiore alla media europea (l’Austria si colloca al quarto posto in termini di PIL pro capite in standard di potere d’acquisto_DatiEurostat 2015) e si trova nella regione della Stiria, cuore verde dell’Austria, come l’Umbria è il cuore verde d’Italia.

 

Il progetto, finanziato da SviluppumbriaSPA con l’Avviso pubblico per la realizzazione di missioni imprenditoriali all’estero e di incoming in favore delle pmi umbreprogettate da soggetti attuatori, prevede la presenza dell’Umbria sul territorio austriaco in occasione di più manifestazioni o appuntamenti aperti al pubblico per stabilizzare l’immagine della regione per gli orizzonti di breve e medio periodo e incrementare il livello di fiducia nella domanda.

“E’ con grande soddisfazione” dichiara Mauro Agostini, direttore generale di Sviluppumbria “che Sviluppumbria accompagna missioni imprenditoriali all’estero con uno specifico strumento, i voucher, che per la prima volta è stato messo a disposizione anche delle imprese turistiche, in un’ottica di integrazione fra queste e il settore manifatturiero”.

 

INCIDENTI STRADALI, LIEVE CALO IN UMBRIA NEL 2017 MA AUMENTANO LE MORTI

 

Presentato dall’Automobile club Perugia il focus dell’Istat

Una leggera riduzione degli incidenti stradali a cui però non è corrisposta un’altrettanta diminuzione di vittime della strada. In Umbria nel 2017 il numero dei morti dovuti a incidenti è, anzi, aumentato del 37,1 per cento rispetto all’anno precedente. È questo il dato principale, più in controtendenza rispetto alla situazione nazionale, che emerge dal focus dell’Istat ‘Incidenti stradali in Umbria – Anno 2017’ presentato a Perugia martedì 4 dicembre da Sabrina Angiona dell’Ufficio territoriale Istat per l’Emilia-Romagna, la Toscana e l’Umbria. Alla conferenza stampa convocata dall’Automobile club Perugia sono intervenuti il presidente dell’ente Ruggero Campi, Antonio Morra, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Perugia, Urbano Marrese, comandante del Nucleo operativo radiomobile dei Carabinieri di Perugia, Maria Antonietta Vinti, vicequestore di Perugia, Luciano Bacchetta, presidente della Provincia di Perugia, Giuseppe Chianella, assessore alla sicurezza stradale della Regione Umbria, e Cristiana Casaioli, assessore alla mobilità del Comune di Perugia.

Il report dell’Istat parla chiaro: nel 2017 si sono verificati in Umbria 2.361 incidenti stradali che hanno causato la morte di 48 persone e il ferimento di altre 3.258. Rispetto al 2016, diminuiscono quindi sia gli incidenti (-0,9%) che i feriti (-2,4%); il numero di vittime subisce invece un drastico aumento (nel 2016 erano state 35) con una percentuale nettamente superiore al dato nazionale (+2,9%). Il tutto per un costo sociale complessivo che si aggira sui 300 milioni di euro. Nella sola provincia di Perugia, invece, i sinistri registrati sono stati 1.692 con conseguenti 35 decessi e 2.354 feriti.

“La causa principale degli incidenti stradali – ha spiegato Campi – è la distrazione al volante, dovuta in primo luogo all’uso scorretto del telefono. Un grave problema che si può risolvere nel breve periodo grazie alla tecnologia, permettendo al telefono di funzionare all’interno dell’automobile solo con il vivavoce e bloccando invece la lettura di messaggi, email e dei social network. La formazione della coscienza delle persone è, invece, un risultato che si consegue nel lungo periodo con campagne di sensibilizzazione e attività di educazione civica che partono dai bambini e che noi sosteniamo anche mettendo a disposizione l’Autodromo dell’Umbria e il suo centro didattico sulla sicurezza stradale”.

Se la distrazione è la prima causa di incidenti, è però l’alta velocità il motivo principale di incidente con vittime nella regione, come fatto notare dal vicequestore Vinti. Il maggior numero di incidenti (1.553, il 65,8% del totale) si è verificato, infatti, sulle strade urbane, provocando 13 morti (27,1%) e 2.044 feriti (62,7%), ma gli incidenti più gravi avvengono invece in quelle extraurbane (4,4 decessi ogni 100 incidenti) e sulle autostrade (3,5 ogni 100). Non trascurabile, tra le cause di sinistro, anche la mancata manutenzione del veicolo come risulta dagli accertamenti effettuati dai carabinieri e illustrati dal tenente Marrese. Tornando ai dati, oltre l’81 per cento degli incidenti ha luogo tra le 8 e le 20 ma l’indice di mortalità raggiunge i valori più elevati nella fascia oraria tra l’1 e le 2 (15 morti ogni 100 incidenti) e tra le 2 e le 3 di notte (12,5), con valori di molto superiori alla media giornaliera (2). A perdere la vita sono per il 41,6 per cento i cosiddetti utenti vulnerabili, bambini, giovani e anziani. Tra le vittime, l’8,3 per cento sono pedoni, una percentuale in forte calo in Umbria (nel 2010 era il 15,2 per cento) a fronte di un aumento a livello nazionale (da 15,1% a 17,8%).

Il contesto pluriennale, anche alla luce degli obiettivi europei di dimezzamento dei morti per incidenti stradali, si conferma positivo con la notevole riduzione, tra il 2001 e il 2017, di incidenti (-43,5%) e relativi morti (-59%) e feriti (-46,1%). Il tasso di mortalità per incidenti è così passato da 14,2 ogni 100mila abitanti del 2001 a 5,4 ogni 100mila abitanti del 2017. Un trend valido anche per il periodo 2010-2017 dove gli incidenti sono calati del 18,9 per cento, i morti del 39,2 per cento e i feriti del 20 per cento. Il tutto frutto in parte “dell’introduzione massiva, per esempio, dell’Abs e di automobili decisamente più votate alla sicurezza”, come ha rilevato il colonnello Morra, e soprattutto “di una maggiore cultura stradale tra gli automobilisti, in un contesto comunque di costante crescita del parco macchine”, come ha sottolineato il vicequestore Vinti portando l’esempio dell’uso sempre maggiore della cintura di sicurezza.

Altro tema affrontato, quello delle infrastrutture. “Il reperimento delle risorse per la viabilità provinciale – ha dichiarato Bacchetta – è un passo in avanti ma non sufficiente a dare tutte le risposte al problema della sicurezza stradale. Anni e anni nei quali la Provincia è stata lasciata in condizione di semi abbandono hanno determinato ripercussioni serie anche in questo campo. I miracoli non si fanno, ma è stato avviato un piano serio e programmaticamente corretto, relativo a tutto il territorio provinciale, all’interno del quale sono state enucleate alcune priorità, e in base a questo ci muoveremo”. “I problemi legati alla mancata manutenzione stradale – ha ricordato Chianella – hanno origine con il decreto 78 del 2010 che tagliò 48 milioni di euro di risorse per l’Umbria destinati a questo comparto. Di recente ho chiesto personalmente al ministro delle infrastrutture e dei trasporti di spostare parte delle risorse proprio alla manutenzione delle strade, anche per dare un impulso all’economia locale”.

 

Iniziativa a Todi con Walter Verini

Nelle scorse settimane è stato costituito a Todi il “Comitato in sostegno della candidatura di Walter Verini” a segretario regionale del Partito Democratico. Proprio in virtù del fondamentale appuntamento delle primarie aperte del 16 dicembre, dove si deciderà per l’appunto chi sarà il prossimo segretario del Partito Democratico dell’Umbria, lo stesso Comitato ha promosso per giovedì 6 dicembre (ore 21:00, Hotel Tuder) un incontro con Walter Verini per far conoscere le ragioni alla base della sua candidatura. La crisi che sta vivendo il Partito Democratico impone scelte coraggiose e radicali. Le guerre per bande, il dividersi tra cordate correntizie invece che confrontarsi sulle idee ed i personalismi esasperati hanno rappresentato l’incubatrice dei pessimi risultati che il Partito Democratico ha ottenuto da un po’ di anni a questa parte in Umbria. La candidatura di Walter Verini, che ha trovato anche la convergenza dei “Democratici per la Rigenerazione del Pd” di Andrea Pensi e Simona Meloni, incarna la discontinuità necessaria a far sì che il Partito Democratico possa ritornare protagonista e riallacciare il filo del dialogo, ormai consunto, con la società umbra. Un partito aperto, che considera il potere un mezzo e non un fine, in grado di costruire un’alleanza progressista e riformista rinnovata, aperta al miglior civismo.

 “Comitato Todi Per Verini”

LA BORSA DI STUDIO FRANCO TODINI VA A CINQUE STUDENTI MERITEVOLI DI TODI

Per loro un assegno di 1.500 euro dalla ‘Fondazione Ing. Franco Todini cavaliere del lavoro’

Da 31 anni accanto ai giovani per incrementare il loro interesse verso il mondo dell’impresa con l’assegnazione di 334 borse di studio, dal 1986 ad oggi. La ‘Fondazione Ing. Franco Todini cavaliere del lavoro’ ha consegnato, lunedì 3 dicembre, la Borsa di studio Franco Todini a cinque studenti meritevoli che nell’anno 2016-2017 hanno frequentato l’ultimo anno e conseguito il diploma di maturità in uno dei 9 istituti di istruzione secondaria superiore di Todi. La cerimonia si è tenuta al ‘Ciuffelli-Einaudi’ e ha visto protagonisti per il liceo ‘Jacopone da Todi’, Vittoro Scanu, Simone Cruciani (indirizzo Classico, 100/100 e lode), Elena Calistroni (Linguistico, 100/100 e lode) e Marta Rubeca (Scienze umane, 100/100) mentre per l’Istituto Ciuffelli-Einaudi è stato premiato Matteo D’Aristotile (agrario, 100/100 e lode). A tutti loro un assegno di 1500 euro ciascuno che rappresenta non solo un premio alla loro bravura ma un incentivo a proseguire negli studi. All’evento hanno partecipato Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, Antonino Ruggiano, sindaco di Todi, Alessandro Montrone, delegato del rettore per l’Università degli studi di Perugia, e Antonella Iunti, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria. Per la Fondazione Ing. Franco Todini ha presenziato Luisa Todini.

“La tradizione delle borse di studio – ha ricordato Todini – rappresenta non solo un modo per mantenere viva la memoria di mio padre, che amava sinceramente i giovani e la sua terra, ma soprattutto un messaggio di fiducia nella generazione dei millennial, che vogliamo sostenere nel loro processo di crescita e approdo sul mercato del lavoro. In una fase storica in cui anche l’Europa sta orientando i suoi investimenti strategici su formazione e innovazione, abbiamo la responsabilità di aiutare i nostri giovani a costruire una società migliore e mi auguro che anche le istituzioni lavorino in questa direzione, a iniziare da un rafforzamento qualitativo dello strumento dell’Alternanza scuola-lavoro”.

“Partecipare alla cerimonia della consegna delle Borse di studio Franco Todini – ha commentato Ruggiano – che vengono per la trentunesima volta consegnate ai migliori studenti della nostra città, è sempre una emozione particolare e una gioia per gli occhi e per il cuore. In tutti questi anni, infatti, grazie allo straordinario contributo del cavalier Franco Todini e della sua famiglia, centinaia e centinaia dei nostri studenti più meritevoli hanno avuto la possibilità di essere aiutati negli studi e di crearsi una professione e un futuro. Oggi la tradizione continua a rinnovarsi, nel segno della continuità e dell’attenzione nei confronti dei giovani, all’insegna del merito e della passione. Grazie di cuore, a nome di tutta la città, alla famiglia Todini”.

La presidente Marini ha colto l’occasione per sottolineare l’importanza dell’istituzione scolastica per la formazione di cittadini consapevoli e partecipi e quindi per l’affermarsi di una società democratica e “qualitativamente migliore”.

AST: BASTA CON GLI ACCORDI AL RIBASSO – RESTITUIRE DIGNITÀ E PROTAGONISMO ALLE LOTTE DEI LAVORATORI

 

A seguito del deludente esito dell’incontro che si è tenuto al MISE il 18 settembre scorso e a ridosso della ripresa della trattativa e del rinnovo del piano industriale, pensiamo sia necessario fare il punto sulla situazione AST e sulle prospettive dello stabilimento ternano.

Che le dichiarazioni contraddittorie del management aziendale riguardo al carattere strategico dell’AST non avrebbero avuto alcun peso sulla stesura del piano industriale 2018 doveva essere ampiamente previsto dai sindacati di settore, che invece hanno passivamente subito e tergiversato attendendo sempre le mosse della multinazionale anziché anticiparle.

Se è vero che lo stabilimento ternano è fondamentale per la Thyssen Krupp, come è stato confermato dall’AD Massimo Burelli, e a fronte di risultati finanziari positivi, con gli utili in crescita di 11 milioni rispetto all’anno scorso, ci si sarebbe aspettati un maggiore spirito di iniziativa da parte di politici e sindacati: una mobilitazione per esigere un piano industriale adeguato a uno stabilimento strategico e maggiori investimenti in sicurezza e riduzione dell’impatto ambientale. Siamo invece di fronte alla decisione di far slittare l’incontro del 29 ottobre da parte dei sindacati dei metalmeccanici, che hanno di fatto sprecato l’occasione di sedersi al tavolo della trattativa in un momento favorevole.

In un contesto in cui il Ministro del lavoro diserta i tavoli di trattativa e i dirigenti dei sindacati delle tute blu hanno cose più importanti da fare, non ci si può stupire dell’esito profondamente negativo della trattativa del 16 novembre, che di fatto ridimensiona investimenti e occupazione: i rappresentanti dei lavoratori e dei cittadini hanno lasciato campo libero al management aziendale, in una trattativa che ha più i connotati di un ricatto e un’imposizione.

Noi comunisti ribadiamo che non è più tempo di lotte di retroguardia, di accordi al ribasso che servono soltanto a procrastinare la prossima vertenza in cui i livelli occupazionali verranno nuovamente messi in discussione, anche in presenza di risultati economici positivi. L’unica vera soluzione è nazionalizzare gli asset industriali strategici, come le acciaierie ternane, sottraendoli così alla logica del massimo profitto, una logica in cui i lavoratori non sono che pedine di una partita giocata sulle loro teste, il cui esito non può che essere a loro sfavorevole.

Partito Comunista – Terni

Processo penale Gesenu, Todi si costituisce parte civile. La soddisfazione della Lega

 

Anche il comune di Todi si costituisce parte civile nel processo  penale a carico di Gesenu. Ad esprimere soddisfazione per la decisione presa è la Lega che sul tema dei rifiuti negli ultimi anni ha portato avanti battaglie importanti a tutti i livelli, sia per denunciare le inefficienze che i lati opachi della gestione dei rifiuti in Umbria.  Nel dettaglio la costituzione di parte civile riguarda  il processo incardinato per i reati, anche associativi, inerenti traffico di rifiuti, inquinamento ambientale e truffa aggravata. “Come forza di Governo – si legge nella nota – riteniamo fondamentale chiedere il riconoscimento di ogni eventuale danno procurato all’ente e in primis ai cittadini tuderti che sono quelli che pagano il servizio di gestione di rifiuti. Anche perché a Todi i numeri parlano chiaro: l’installazione di 89 campane nei centri abitati ad alta densità abitativa e di 69 contenitori dedicati per le utenze non domestiche hanno consentito di avviare a recupero di 117 tonnellate di vetro pulito e, a fronte di un progetto ben più ampio, abbiamo raggiunto la percentuale di raccolta differenziata pari al 71,40 % al 31 dicembre 2017 rispetto al 65% richiesto dalla regione contenendo l’aumento dei costi dovuto al trasporto extraregionale. Il Pm Valentina Manuali, nell’ambito dell’inchiesta denominata “spazzatura connection”, ha calcolato in diciotto milioni di euro il profitto illecito accumulato da Gesenu, Gest e Tsa.Secondo l’accusa le aziende in questione avrebbero percepito da alcuni Comuni umbri pagamenti per dei servizi mai effettuati. Ed ora che è stata calcolata una cifra, le parti lese, i Comuni in questo caso, potrebbero decidere di chiedere un risarcimento. In tal senso Todi si è mossa d’intesa con Perugia, i Comuni del Trasimeno, di Corciano, di Marsciano e di Assisi a testimonianza che la dimensione del problema travalica i confini comunali e richiede di essere affrontata in tale ottica

“Aperitivo con la storia” presenta venerdì 7 dicembre alle 17,30 al Caffè della Consolazione il libro “”MACEO CARLONI – Storia e Politica”

L’Associazione Culturale “Cittadini Protagonisti”, in collaborazione con “Gli Amici della Fondazione Spirito-De Felice”, organizza un incontro a TODI Venerdì 7 DICEMBRE alle 17,30 presso la sala del Caffe’ Ristorante La Consolazione.

Verrà presentato dagli autori il libro “MACEO CARLONI – Storia e Politica”.

Continua, dopo le conferenze del prof. Giuseppe Parlato sulla storia e sugli uomini del M.S.I e dopo i seminari e le conferenze sulla 1^ guerra mondiale, l’approfondimento sulle vicende politiche e culturali del ‘900.

Questa volta si parlerà di un operaio ternano, Maceo CARLONI. Mazziniano di formazione, vide negli aspetti più rivoluzionari del sindacalismo fascista uno strumento per migliorare la condizione dei lavoratori. Già nel 1922 fu autorevole esponente del Sindacato fascista dei lavoratori dell’industria, ma si iscrisse al PNF solo nel 1932, stesso anno dell’anarchico e fondatore de “L’Universale” Berto Ricci.

Nonostante che dopo l’8 settembre non avesse aderito al Fascismo Repubblicano ed il suo impegno, durante il ventennio, per il reinserimento degli ex confinati antifascisti nel mercato del lavoro, non gli fu risparmiata una morte violenta.

Fu assassinato, senza un movente, nel maggio del 1944 a pochi metri dalla casa in cui era sfollato dagli uomini della Brigata partigiana “Antonio Gramsci” che riuscirono ad evitare la condanna solo grazie all’amnistia di Togliatti. Poi sessant’anni di oblio.

Francesca Catalucci e il volontariato: “I bambini africani ti rubano il cuore”

 

“Quando ero bambina dicevo: da grande voglio fare il medico e aiutare i bambini neri, quelli con il pancione. Poi sono diventato ingegnere – architetto, ma la seconda parte della frase cerco di metterla in pratica”. A parlare è Francesca Catalucci, 30 anni, giocatrice di pallavolo e volontaria in Malawi per l’associazione perugina ‘Amici del Malawi’. Due anni di seguito ha preso ed è partita – per un mese – per andare in Africa, con l’associazione, ad aiutare i bambini neri.

La voglia di aiutare il prossimo è dentro l’anima di Francesca, che entrambe le volte è tornata cambiata dalle esperienze a contatto con villaggi, mamme, ma anche orfani, bambini che a 15 anni non sanno scrivere il proprio nome e altri che invece riescono a farsi capire parlando in inglese: “Ho potuto coronare il mio sogno del volontariato quando ho iniziato a lavorare e sono diventata indipendente anche economicamente. L’Associazione l’ho scoperta grazie a un’amica che, anni prima, aveva partecipato a una di queste missioni. Mi sono informata e ho capito che era proprio quello che volevo fare, il programma rispecchiava la mia idea di aiuto per gli altri”.

L’Associazione perugina, in Malawi, ha diversi progetti attivi: ha costruito cinque asili e orfanotrofi, un Politecnico e due ospedali. A marzo si vorrebbe aprire il reparto di Malattie infettive. È stato realizzato anche un oratorio all’interno della comunità. “C’è una struttura che ogni anno ospita i volontari, io sono nel gruppo dei più giovani e son partita, entrambi gli anni, a metà settembre per tornare a metà ottobre. È il periodo in cui inizia l’asilo, dunque portiamo indumenti e materiale didattico, oltre a visitare gli asili stessi”.

Il secondo anno, la giocatrice della Tuder Volley (serie C) e una sua amica hanno affrontato anche un’esperienza diversa: “Siamo stati una settimana in un orfanotrofio non gestito dell’Associazione. Ci prendevamo cura dei bambini da 0 a 3 anni, da quando si svegliavano a quando andavano a dormire”. Qui emerge tutta la sensibilità di questa ‘grande’ donna: “I bambini si legano a te in modo smisurata. Devi stare attento a non affezionarti troppo, ma non ci riesci, perché poi loro continuano a cercarti quando si torna in Italia. La signora che ci scrive per aggiornarci quando siamo a casa, ci dice che ci chiamano, ci vogliono”. Non solo: “Quando torni a casa è un massacro. Il pensiero va sempre là, ti restano dentro i sorrisi spontanei, gli occhi dei bambini del Malawi. Ti resta nel cuore la manina che ti danno. Loro si affidano completamente a te, ma quando finisce il mese di volontariato, ti accorgi che è più quello che hai ricevuto di quello che hai dato”.

Impossibile restare in contatto via Skype: “Nei villaggi sperduti non c’è nulla, neanche internet. Quando tornavamo dalle attività giornaliere, tipo ritinteggiare un ospedale, loro ci prendevano letteralmente per mano e facevamo lunghe passeggiate. Non stanno quasi mai con i genitori, a casa restano le mamme mentre gli uomini sono tutti fuori a lavorare, agricoltura o baratto nei mercati. I ragazzini più grandi si prendono cura dei più piccoli. Quando torni a casa, ti accorgi che dai valore a cose che prima consideravi inutili o insignificanti”. Un’altra realtà, quella africana: “Il tempo pare scorrere pianissimo, nessuno si affanna. Non c’è fretta”. Purtroppo non tutti i bambini possono andare a scuola: “La retta annuale è di 1,10 euro in totale, ma alcune famiglie non ce la fanno a pagarla e così i figli non imparano a leggere e a scrivere. Si vede la differenza tra chi è scolarizzato e chi no”.

Nella testa e nell’anima di Francesca c’è la speranza di fare un’esperienza che duri anche più di un mese: “Perché forse l’attività di volontariato è la cosa di cui vado più fiera nella mia vita. La mattina, quando sono in Africa, non vedo l’ora di alzarmi per fare qualcosa. Il lavoro mi permette di prendermi un mese – sono libera professionista – ma sarebbe difficile rubare ancora più tempo per stare di più in missione”. La famiglia ha storto un po’ il naso, ma alla fine ha accettato il desiderio della figlia: “Sa che volevo fare questo fin da quando ero piccola. Loro poi si sono un po’ preoccupati, volevano sapere dove andavo, con chi. Quando però li ho messi di fronte al fatto compiuto, alla preoccupazione (lecita) poco alla volta si è sostituita la loro consapevolezza che stavo facendo una cosa che mi faceva bene. In particolare quando sono tornata e ho raccontato cosa aveva significato per me l’esperienza laggiù”.

Francesca Catalucci convive, al momento non ha figli, ma spiega: “Fortunatamente il mio fidanzato mi ha sempre capito e appoggiato. Ha visto quanto mi sono legata non solo ai bambini, ma pure ad alcune mamme del Malawi. Un aneddoto: tornate al villaggio un anno dopo, le mamme ci hanno riconosciuto e chiamato per nome. Quella con cui ho stretto un rapporto più importante, ha lavato il figlio e poi me l’ha portato subito da tenere in braccio. Ecco, il mio compagno ha vissuto tutto questo e mi appoggia”. La remora è una: “Penso che oggi per me sia più facile andare in Africa perché non ho ancora un figlio o una famiglia. Ecco perché, finché posso, cerco di sfruttare le occasioni. Avendo una famiglia, avrei qualcosa in più a cui pensare”.

Torna a parlare dell’esperienza, anche al telefono si può captare che le brillano gli occhi: “I bambini volevano le fotografie con il telefonino, non sono abituati. Poi magari riconoscevano l’amichetto, ma non loro stessi perché non sono abituati a guardarsi”. Un pick-up rosso dell’Associazione il mezzo per spostarsi la mattina dalla struttura agli asili: “Alcuni erano dietro casa, altri distanti pure 20, 60 o 80 chilometri. Siccome solo la strada principale è asfaltata e le altre sono in terra rossa, ci mettevamo anche 3-4 ore per arrivare. Partivamo prestissimo la mattina”.

Non si può non scivolare sul discorso della cooperante italiana rapita in Kenya: “Il Malawi non è il Kenya, è un Paese tranquillo perché molto povero. Non ci sono rischi di violenza o estremisti. Ma poi, parliamoci chiaro: a oggi non esiste un posto privo di rischi visto il periodo che stiamo vivendo. Purtroppo, c’è chi ha scelto anche questo sequestro per esprimere commenti negativi. È la voglia di trovare il male in ogni cosa, di puntare il dito sempre contro qualcuno. Bisogna per forza giudicare oggi. Non andrebbero presi neanche in considerazione questi commenti per non dare risalto”. Non sa e non esprime pareri sulla volontaria milanese rapita: “Non so se è a scopo di ricatto o per i contrasti interni. All’inizio, in particolare, trapelavano poche notizie e questo credo sia rispettoso nei confronti della famiglia. La speranza è che la rilascino, che venga ritrovata presto. Se io sono più preoccupata? Magari qualche pensiero in più viene, ma poi ragioni e dici: se c’è stato un attentato terroristico in una città, tu decidi di non andarci perché è pericoloso? Sì, ma poi può capitare la stessa cosa pure mentre attraversi la strada a casa tua. Io mi ci ritrovo molto nella vita della ragazza rapita in Kenya, in me è sorta solidarietà perché vedi con altri occhi ciò che hai vissuto anche tu come esperienza”.

Un ultimo discorso sulla pallavolo: “Ci gioco da 21 anni, sono arrivata fino in B1, ma purtroppo sono stata bersagliata dagli infortuni: tre interventi ai legamenti. Poi ho fatto altro, dall’università al lavoro, al volontariato. Nella vita, le priorità cambiano. Ora, da 3-4 anni, sono tra B2 e serie C. Penso che sia l’ultimo anno questo, anche se l’ho detto anche altre volte. Ma forse oggi sono più sicura: partite o allenamenti mi tolgono la possibilità di fare qualcosa in più all’interno di Amici del Malawi, di ricoprire magari un ruolo (me l’hanno già chiesto)”. E un futuro che coniughi l’amore per i bambini e la pallavolo, tipo l’allenatrice delle giovanili? “Non so se sono portata e se mi piacerebbe. Ma nella vita mai dire mai”. Quello che conta è che Francesca in ogni cosa che fa ci mette il cuore. E lo apre anche volentieri. Cosa rara oggi. Ecco perché quei bimbi del villaggio si sono affezionati così a lei.

ECONOMIA, INAUGURATO A PERUGIA IL CENTRALCAR AUTOMOTIVE COMPLEX

A Sant’Andrea delle Fratte la nuova grande struttura del gruppo Centralcar

“Con l’apertura di questa struttura, che abbiamo chiamato Centralcar Automotive Complex – ha commentato il presidente Pedini –, si chiude un progetto iniziato nel 2005 e che prevedeva, appunto, il completamento dell’headquarter di Perugia e il rinnovamento di tutte le nostri sedi, da Terni a Foligno a Città di Castello, nonché l’apertura di un outlet automobilistico a Rieti. Negli anni della crisi economica il 50 per cento delle concessionarie italiane è stata costretta a chiudere, mentre noi, senza scoraggiarci, abbiamo tenuto il colpo e continuato a investire, credendo nel nostro operato, e così a crescere. Solo negli ultimi cinque anni il nostro fatturato e il numero dei dipendenti sono aumentati entrambi del 380 per cento”. Centralcar può così oggi contare tra le sue maestranze settanta dipendenti e può vantare il riconoscimento di ‘Affari & Finanza’, rivista economica del quotidiano La Repubblica, che l’ha annoverata tra le trecento imprese italiane Campioni di crescita, che hanno fatto registrare il maggior aumento di fatturato nel triennio 2013-2016.

Il Centralcar Automotive Complex, che ospita anche i nuovi uffici amministrativi del gruppo, si va così ad affiancare alla esistente sede centrale, dove rimane comunque operativo lo showroom Citroen, Kia e Jeep. Principale novità del complesso appena inaugurato, frutto di un investimento complessivo di oltre 3 milioni di euro, è la Carrozzeria Excellence, realizzata in associazione con Elicar Service e Motor Car 2. “È una società fra esperti operatori del settore – ha affermato Ettore Pedini – insieme ai quali abbiamo convenuto la necessità di investire su una carrozzeria inconsueta perché tecnologica e specializzata fino all’inverosimile e dotata di un team di assoluta eccellenza in linea con il brand prescelto. Ma questo non è l’unico aspetto di cui andiamo fieri: nel Centralcar Automotive Complex abbiamo dato priorità ai servizi e al confort sia per i nostri clienti così come per i dipendenti. Inoltre, grande attenzione abbiamo posto anche alla sicurezza, con una struttura in acciaio assolutamente antisismica, e al rispetto dell’ambiente, essendo il complesso totalmente autonomo dal punto di vista energetico”.

Todi, serve un progetto complessivo per la mobilità

Confcommercio pone il problema dei parcheggi e dell’accesso al centro storico, specie nel periodo delle Feste

Il problema della mobilità e dell’accesso al centro storico preoccupa moltissimo gli imprenditori di Todi. Confcommercio chiede pertanto che venga sciolto al più presto il nodo della mobilità e dei parcheggi con un progetto complessivo per la sosta dei residenti e dei turisti, che superi la soluzione intrapresa fino ad ora con il solo parcheggio di Porta Orvietana, servito da un impianto di risalita che dopo due decenni di servizio mostra ormai un inevitabile declino dovuto all’usura quotidiana e allo stress a cui viene sottoposto nei momenti di maggiore afflusso al centro storico.

Anche in questi giorni di fine novembre, si è reso necessario il ricorso al servizio sostitutivo, che in vista delle festività natalizie non appare sufficiente a soddisfare il flusso di persone che arriveranno a Todi, prima e soprattutto dopo Natale. Il percorso pedonale alternativo è inoltre inutilizzabile, a causa della scarsa illuminazione e della pericolosità dovuta al pessimo stato di manutenzione.

Per tutte queste ragioni, in una lettera indirizzata al sindaco del Comune di Todi e al Comandante dei vigili urbani, Confcommercio Todi ha chiesto, come già fatto da altre realtà umbre, che siano resi gratuiti i parcheggi al centro ubicati in Piazza Umberto I, Piazza del Mercato Vecchio e Piazza Garibaldi nei giorni di venerdì e sabato per tutto il mese di dicembre e anche nel primo weekend di gennaio per rendere più appetibile lo shopping natalizio, momento topico dell’anno a livello commerciale.

Contestualmente ha chiesto, in deroga al regolamento ZTL 2009, il traffico aperto nella giornata di lunedì 24 dicembre.

“La paventata installazione di un varco elettronico all’ingresso della città – conclude Confcommercio Todi – in questo quadro di incertezza, risulta ancora più dannosa e inutile, se non affiancata da un nuovo sistema di risalita dal parcheggio di Porta Orvietana.

Il Sindaco, in una riunione tenuta il 30 ottobre scorso, ha parlato di un nuovo sistema di ascensori verticali che potrebbero portare le persone fino alla zona al di sotto del muraglione dei Giardinetti (zona Valle Bassa). Ad oggi, però, non abbiamo notizia di alcun progetto e nemmeno di alcuna valutazione sulla fattibilità dei lavori”.